andrea galasso bcc leverano 5
Foto: Gabriele Fanelli

Capiterà più volte di trovarsi davanti a un bivio. La cosa più semplice e così dannatamente difficile in quei momenti sarà scegliere quale strada percorrere. La distanza tra i sogni e i rimpianti spesso può essere molto breve. Esistono due modi di pensare: buttarsi a occhi chiusi o stare lì a riflettere, attendendo. Ma siamo già al secondo bivio a cui siamo arrivati per risolvere il primo. Il classico cane che si morde la coda. Può esserci una terza via? Comodi su due poltrone bianche, tra un palleggio e qualche foto, abbiamo parlato di sogni, rimpianti e traguardi con Andrea Galasso, laterale di volley francavillese da qualche settimana in Serie A2, dopo una stagione a dir poco fantastica con la BCC Leverano.

Vuoi presentarti agli amici di Petrolio?
Sono Andrea Galasso, ho 28 anni e credo di essere qui per il risultato raggiunto quest’anno nello sport che pratico. Ho disputato il campionato di Serie B con il Leverano.

Vediamo se sei preparato: cos’è Petrolio?
Ho scoperto Petrolio da pochissimo, è una realtà cittadina che permette di dare voce a tutte le piccole cose che succedono a Francavillla che, nonostante non sia una metropoli, ha comunque tante storie da raccontare.

palleggio galasso nisi
Foto: Gabriele Fanelli

Bene. Test superato. Veniamo a noi: parlavi dello sport che pratichi, la pallavolo. Con il Leverano avete raggiunto un traguardo incredibile quest’anno, siete in A2. Ci parli di quello che hai vissuto?
Sono emozioni indescrivibili, parliamo di una città che non ha una grandissima storia nella pallavolo e di una società nata appena otto anni fa grazie a un gruppo di amici. Una società che doveva competere con una realtà salentina molto forte, squadre che sono state in A1 e A2 che hanno fatto la storia della pallavolo pugliese. Si sono dovuti rimboccare le maniche in pochi anni, anno dopo anno. Raggiungere il campionato di A2, che ha una visibilità nazionale, è un traguardo storico sentito tantissimo in città, dalla società e dalla squadra. È un risultato di un gruppo meraviglioso, raggiunto con il massimo delle forze. È stato incredibile.

E Leverano? Va bene il vino, va bene la birra. Ma cos’è questa storia della pallavolo? Da dove è cominciata?
La base è l’enorme passione. La società è riuscita a creare una grande realtà passo dopo passo, con molte ambizioni ma senza mettere nessuna pressione addosso a noi giocatori. C’è stata una crescita esponenziale ma graduale. I responsabili sono riusciti a dare gli stimoli giusti. Oltre alla società, una grande mano è arrivata anche dalla Bcc di Leverano, sponsor storico sempre presente anche quest’anno.

Piccolo off topic. Ricordi che abbiamo giocato qualche volta in spiaggia a beach volley? Sinceramente, come me la cavo?
Tuo fratello Ludovico secondo me è più bravo (ride).

È una risposta che fa male, ma provo ad andare avanti. Hai girato un po’ per giocare a pallavolo. Dove sei stato e quale paese ti ha lasciato di più?
Ho disputato campionati un po’ in tutte le province pugliesi, sono stato nel leccese a Squinzano e una prima volta a Leverano, poi a Torricella in provincia di Taranto, poi ancora nel barese a Gioia del Colle e Alberobello, senza dimenticare il settore giovanile a Castellana Grotte. Dai 14 anni in su ho sempre girato. A livello affettivo Leverano mi ha dato molto. La prima volta che ci sono stato ho lasciato lì un sacco di ricordi: si giocava il campionato di B2 per la promozione in B1, quando le due serie erano separate. A metà di quell’anno ho lasciato la squadra per motivi di studio, sono andato in Danimarca per la tesi di laurea. Quando sono rientrato ho giocato i play-off e vissuto la promozione in B1. Ma è stata una vittoria a metà. Ci tenevo molto a tornare.

Sei stato a Castellana. Anche tu sei stato allenato da Vincenzo Fanizza? Petrolio lo ha intervistato un mesetto fa… e Francavilla? Che ruolo ha in questa passione?
Sono nato grazie a Vincenzo Fanizza, tutta la fase giovanile l’ho fatta con lui. Dal punto di vista tecnico un buon 60-70% è tutto merito suo, nella mia crescita. A livello giovanile è il top in Italia. Francavilla ha avuto il ruolo di passaggio iniziale, ci ho giocato fino ai 14 anni. Mi sarebbe piaciuto che a Francavilla si realizzasse qualcosa di positivo anche nella pallavolo. Ci facciamo rispettare nel calcio e nel basket, nella pallavolo è sempre mancato qualcosa per far parlare di noi. Anche se le possibilità ce le abbiamo, ci sono un sacco di giocatori di Francavilla che disputano campionati in Serie C e B. Dispiace che non ci sia stato mai nulla di concreto.

Anche tu sei del partito che manchi una struttura?
Sì, ne sono convinto. Ovviamente non si può avere tutto e subito, nel senso che non basta una struttura per pretendere un campionato di altissimo livello. Però alla fine Leverano è nata proprio così e dal nulla, e piano piano è riuscita a creare qualcosa di importante. Da qualche parte bisogna cominciare e avere una struttura per farlo è ciò che manca in assoluto. Il problema è di fondo: non si può giocare da nessuna parte.

Altri sport?
Pratico anche altri sport, soprattutto d’estate. Mi piace giocare a calcio, ma principalmente a beach volley. Fino a 17 anni ho giocato a livello nazionale. Ho anche perso una finale scudetto contro Lupo, l’attuale giocatore olimpico dell’Italia. Quella partita mi è rimasta in gola: vincevamo 14-12 al tie-break e poi abbiamo perso.

Ahia… deve fare un gran male. Ma, per capire l’importanza del traguardo raggiunto, parla in modo chiaro a un povero patito di calcio: se dovessimo paragonare la Serie A2 a una categoria calcistica, a quale potrebbe avvicinarsi?
A livello economico e di spese l’A2 può equivalere a una Lega Pro, credo. Ma per quanto riguarda la visibilità è come la Serie B, perché è una categoria che ti consente di fare trasferte in tutta Italia.

E si può vivere di sola pallavolo in queste categorie? Non voglio conoscere il tuo conto in banca, ovviamente…
Sì, si può vivere di sola pallavolo a questi livelli. Io ho deciso di fare altro, un altro lavoro. Ho studiato ingegneria elettronica e da quando ho finito cerco di far conciliare le due cose e al momento ci sto riuscendo. Ma volendo sì, si potrebbe vivere di sola pallavolo.

C’è il numero 5 sulla tua maglia. Ha un significato particolare? Sei scaramantico?È assolutamente un numero scaramantico che indosso da oltre 10 anni. Se qualcuno lo ha preso prima di me potrei anche valutare la possibilità di non giocare in quella squadra (sorride, ma è serio). Sono molto legato al 5 per motivi personali.

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Foto: Gabriele Fanelli

Nonostante la curiosità, capiamo che vuoi tenerli per te. Il ruolo che ricopri è il laterale. Ricordati che parli a un profano… ce lo spieghi?
Diciamo che è il ruolo più completo, perché a differenza di altri più specifici fa un po’ di tutto: riceve, attacca e mura.

Praticamente sei un jolly! Io mi sono innamorato perdutamente del calcio quando, da piccolo, ho visto per la prima volta Paolo Maldini. C’è qualche giocatore che ti ha fatto crescere la voglia di giocare?
Sì, Samuele Papi mi è sempre piaciuto come persona e come atleta. Tra l’altro giocava nel mio ruolo, è stato un riferimento tecnico oltre che umano. Credo di essermi ispirato a lui.

E hai qualche sogno nel cassetto?
Ho un rimorso. Se avessi fatto scelte diverse avrei potuto investire di più in questo sport. A volte si pensa un po’ troppo: cosa fare poi a fine carriera? Se fossi stato più incosciente magari le cose sarebbero andate diversamente. Mi sono preoccupato un po’ troppo, ma va bene così.

Ti ho chiesto un sogno e mi hai parlato di rimorsi. Interessante…
(Sorride) In realtà mi sento soddisfatto, ho raggiunto diversi risultati. Adesso vorrei solo ripetermi, sono affamato. Ma non lascerei mai quello che ho.

Si avvicina l’estate. Ci sono dei ragazzini che fanno gli spavaldi in spiaggia con una rete da beach volley. Mi dai una mano?
Assolutamente sì! Sono a disposizione.

*

Andrea ha uno sguardo che ci racconta la sua soddisfazione e la sua felicità, fatta eccezione per lo scambio tra sogni e rimpianti che lascia quel retrogusto dolce e amaro nello stesso sorso. Proprio a ricordarci che il filo tra sogni e rimpianti a volte può essere sottilissimo e molto fragile. L’ingegnere pallavolista però sembra davvero divertito mentre gli scattiamo qualche foto, costringendolo a un palleggio con il sottoscritto dopo l’onta subita sulla questione “è più bravo tuo fratello”. Questa cosa ancora non va giù. Ma ci è piaciuta la convinzione, ci è piaciuta la fame, ci è piaciuta la franchezza. Ci vediamo in spiaggia, ingegne’!

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