Foto: Gabriele Fanelli

Che anno è stato per i francavillesi? Per capirlo, in redazione abbiamo provato a tirare fuori dieci parole (più una) che raccontassero il 2018 dei nostri concittadini. A vederle insieme ci chiediamo se non torneranno utili anche il prossimo anno… Intanto eccole, in rigoroso ordine alfabetico. Buon 2019!

1. Ammuina:

L’articolo 27 del Regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie recita: “All’ordine fare ammuina: tutti chilli che stanno a poppa vann’a prora, tutti chilli che stanno a dritta vann’ a sinistra…” Il 2018 francavillese è stato l’anno dell’ammuina: confusione premeditata, ma inutile. L’ammuina delle folli discussioni di alta teoria politica, nei serrati botta e risposta sui social network; l’ammuina di una campagna elettorale feroce; l’ammuina procurata dal traffico soffocante e grottesco, trattandosi di un paese di medie dimensioni; l’ammuina: un velo di Māyā fatto di toghe. (Francesco Carriere)

2. Bicicletta:

La usi, non la usi: non fa differenza. La bicicletta è diventata un simbolo che rappresenta tante cose, nel bene e nel male. Rappresenta un’amministrazione che, anche se con buoni propositi, non riesce a iaitare le buche con le ruote, sia sulle strade che nei corridoi di Castello Imperiali. Rappresenta una città non abituata a lasciare la macchina nel garage. Rappresenta una città non idonea proprio alla mobilità in bicicletta. Come disse il saggio ti creto casa mea, allora: “A pitala’ so tutti bueni, ma sulu io lu sacciu fa’ cu lu freno tirato”. (Daniele Donatiello)

3. Cambiamento:

Nelle elezioni amministrative del 2018 i francavillesi confermano la recente passione per il cambiamento, mandando a casa una classe politica anch’essa figlia del cambiamento di appena qualche anno prima, ed eleggendo un inedito gruppo dirigente che del “cambiare davvero” ha fatto il suo mantra elettorale. Forse si tratta di una passione figlia della diffusa frustrazione sociale o riflesso di una tendenza politica nazionale, ma di certo il cambiamento di una gattopardesca città della provincia meridionale risulta più facile a enunciarsi che a concretizzarsi, e quel poco che si cambia davvero è spesso oggetto di lamentazione tanto da parte dei nostalgici disinteressati quanto da parte dei bastian contrari per interesse. Perché, come per la vita sentimentale, anche la vita politica è un latuerno che oscilla fra il “Non cambi mai” e il “Non sei più quello di una volta”. (Alessandro Leo)

4. Festa:

“E festa sia!” La festa dei francavillesi è la Madonna della Fontana, ma festa sia pure a Natale. Con questo slogan da settembre il valore della parola festa a Francavilla Fontana è improvvisamente aumentato. In maniera più o meno consapevole, come sempre, la festa religiosa si mescola con la festa civile, la tradizione con la voglia di novità. Sembra che la festa di quest’anno sia riuscita bene. Ma in cosa si stanno trasformando le feste di paese, in cosa la nostra? Si rivolgono ancora al paese o piuttosto ai visitatori? Città come Matera o Alberobello sono esempi di piccole realtà che “ce l’hanno fatta”, ma il rischio parco giochi è sempre dietro l’angolo. Francavilla in quale direzione sta andando? Una cosa è certa: quando la banda è nella cassarmonica, noi di Petrolio siamo sempre lì davanti a sgranocchiare nucedde. (Gabriele Fanelli)

5. Luce:

I francavillesi sono attratti dalle fonti luminose. A Natale, quando la città si riempie di luci, è evidente: guai se mancano gli addobbi! Ma lo stesso si potrebbe dire per l’illuminazione pubblica: in alcuni quartieri, le nuove lampade (a detta dei cittadini piombati nell’ombra in seguito al cambio) fanno ancora discutere. Questioni legate al consumo e all’inquinamento luminoso restano invece sullo sfondo. E dove si discute di luci di Natale (l’anno scorso erano più belle, anzi no…) e illuminazione pubblica? Sugli schermi illuminati dei nostri smartphone, ovviamente: ecco un’altra fonte di luce di cui i francavillesi, nel 2018, non hanno saputo fare a meno. (Marco Montanaro)

6. Munnezza:

Anche quest’anno ne siamo stati pieni; l’abbiamo affrontata svolazzare nelle giornate ventose, l’abbiamo vista preda dei cani pumisi in piena notte, l’abbiamo osservata come protagonista del dibattito elettorale francavillese, ma specialmente l’abbiamo uscita ogni sera, ogni giorno, tranne il sabato sera che la domenica non passano quelli della Monteco, con immenso dispiacere di tutti, dispiacere diverso però dalla rabbia di quando la scopriamo sparpagliata nelle campagne. Oramai ci siamo abituati a due cose, riguardo i rifiuti: la prima è che li accompagneremo ogni sera fuori dalla porta, vestiti di intra casa o con un pigiama inconfessabile, la seconda è che difficilmente saremo soddisfatti di come vengono gestiti. (Antonio di Summa)

7. Palazzetto:

Si, ma lo stadio? E lo stadio? Lo stadio? Il rischio, in questa seconda parte di 2018, è che ci si dimentichi di un’altra parola fondamentale degli ultimi anni: palazzetto. È stata una parola ripetuta da ogni sportivo intervistato da Petrolio, da chiunque non abbia solo il calcio come passione. C’è una lunga schiera di cestisti e pallavolisti che sono nella fase “vorrei ma non posso”, e la colpa sembra essere solo del luogo che manca. Ci sono i talenti, ci sono le associazioni sportive, manca il palazzetto. Quindi, va bene lo stadio. Ma del palazzetto dello sport sappiamo niente? (Valerio Nisi)

8. Skrašatora:

Se sei un giovane di età tra i 18 e i 25 anni, Francavilla rappresenta per te un’autentica skrašatora: ti skraši se ti piace lo sport, perché devi fare una fatica immensa a seguire le tue passioni e le tue squadre del cuore, ti skraši se ti piace la musica o l’arte perché ritagliarsi spazio in questo paese costa una fatica incredibile, ti skraši se ti piace fare serata perché al massimo puoi passare un paio d’ore in un bar, ti skraši anche se ti piace lavorare perché anche lì devi sentirti quasi un privilegiato. Ti skraši sempre a Francavilla, la skrašatura ti lambisce e alla fine ti ci abitui. Magari immagini il tuo futuro e la tua famiglia che si muovono attenti agli spigoli delle vie. Forse scappi. Oppure ti abitui, fai rimarginare la ferita e ti prepari alla prossima skrašatora. Chissà da dove arriverà. (Massimiliano Chirico)

9. Stadio:

A partire dall’insediamento del commissario straordinario, e passando attraverso una campagna elettorale senza esclusione di colpi, i lavori di ultimazione dello stadio sono stati onnipresenti nella discussione quotidiana: tra annunci, smentite, periodiche rivolte dei gruppi ultrà e pettegolezzi di ogni genere e specie, lo Stadio Giovanni Paolo II sarà finalmente pronto alla fine di gennaio del prossimo anno. Ma “Stadio” è anche il nome del gruppo musicale ospite della serata conclusiva della Festa Patronale, quest’anno particolarmente apprezzata dai francavillesi. Il concerto degli Stadio, oltre ad essere stato un successone, si può dire che abbia simbolicamente dato il via ad una stagione di rilancio (anche turistico, perché no?) della città. (Rita Mariateresa Mascia)

10. Viaroma:

Via Roma è ormai Viaroma, tutto attaccato, simbolo di una battaglia che diversi gruppi politici da tempo sperano di poter vincere, quella per la pedonalizzazione del centro storico francavillese. Io, che sono originario di un’altra città, trovo il dibattito sull’argomento alquanto demenziale: non ho mai capito perché una strada così bella, peraltro la principale della Città degli Imperiali, non possa essere ammirata con calma, passeggiando e senza beccarsi continue clacsonate e smog fino a soffocare. Ah, è vero: e poi dove parcheggi? Mi domando come si comportino i francavillesi quando vanno in altre città, se anche altrove pretendano di parcheggiare “dentro” la loro meta di destinazione con una delle loro tre automobili familiari… Domanda aperta, a cui non ho una risposta. Anzi, mi sa che ancora aperta rimarrà l’intera questione anche il prossimo anno, così come la stessa via Roma al traffico. (Rocco Pellaro)

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11. Chissà:

“Chissà, chissà domani / su che cosa metteremo le mani…”. Le parole di Lucio Dalla hanno reso più sopportabile la campagna elettorale di primavera e accompagnato un nuovo cambiamento politico. Di tanto baccano resta la manciata di aspettative che ciascun francavillese porterà nelle proprie tasche attraversando la soglia del nuovo anno: speranze sui prossimi risultati amministrativi, sulle vicende sportive, sui programmi culturali e sulle questioni sociali, quelle più o meno liete, più spesso faticose. Ma sempre con noncurante e privata fiducia che “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”. Chissà.