Illustrazione: Daniele Donatiello

Quello che incuriosisce subito dell’approccio del francavillese Davide Ligorio all’astrologia è il suo essere estremamente metodico e scrupoloso. Spulciando la pagina Facebook La vetta dell’Olimpo: astrologia di Davide Ligorio, ogni mese troviamo un accuratissimo approfondimento del segno caratterizzante i nati in quel periodo dell’anno, oltre all’oroscopo di tutti i segni dello Zodiaco.
Laureato in filosofia (materia che insegna in un istituto di Napoli, città in cui si è trasferito subito dopo la maturità) e appassionato di psicologia, il lavoro di Davide è peculiare perché influenzato da contaminazioni trasversali, senza però mai prescindere da un’acuta osservazione della realtà. Di seguito, tra qualche provocazione e digressioni filosofiche, una chiacchierata con lui.

Quando nasce la tua passione per l’astrologia? È legata ad un episodio, ad una circostanza particolare?

La mia passione nei confronti dell’astrologia emerge verso i quattordici anni. Ho utilizzato appositamente il termine emerge, poiché considero tale attitudine predisposta dal destino. I primi quattordici anni di vita corrispondono esattamente al mezzo ciclo di Saturno (che impiega ben ventotto anni per ritornare sulla propria posizione al momento della nascita, e quindi per percorrere tutto lo Zodiaco). Saturno è un pianeta notoriamente legato alla crescita, alla maturazione, alla consapevolezza, talvolta nostro malgrado perché i suoi modi sono piuttosto severi. Ebbene, a quattordici anni ebbe inizio il mio primo grande cambiamento, nonché il mio avvicinamento agli studi umanistici e astrologici. Ma anche qui nulla è stato a caso, perché il caso non esiste!

Sei un autodidatta o hai avuto un insegnante?

Sono uno spirito curioso, ho appreso prima con l’esperienza e poi con tanto studio, che ancora continua e che penso mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni – che non ho voluto ovviamente calcolare (sic!). Come insegnanti ho avuto la natura, gli uomini, i libri scritti dai grandi astrologi (il Tetrabiblos di Tolomeo Claudio, le opere di Campanella e di Bruno), e ovviamente le opere dei filosofi tutti. Ma ci sono anche alcuni bravissimi astrologi moderni, i cui studi mi sono sicuramente stati molto utili (Barbault, Discepolo, Morpurgo, Baldini, Capone, per citarne solo alcuni).

Allo studio dei testi hai affiancato un’indagine di tipo esperienziale, per comprovarne la fondatezza?

Sì! Ho prima verificato la veridicità dell’astrologia usando me stesso e i miei conoscenti come cavie, osservando attentamente la loro psicologia, l’andamento della loro vita e della mia in relazione al muoversi degli astri: la parola chiave è stata sicuramente spirito di osservazione. Non lo sapevo, ma usavo il metodo fenomenologico ideato da Husserl, grande filosofo e docente del più noto Heidegger. Intorno ai vent’anni ho iniziato a studiare accuratamente la materia, verificando l’accadere degli eventi da me previsti, e rimanendo di volta in volta sconcertato dal fatto che le cose si potessero prevedere e, allo stesso tempo, rassicurato dal fatto che gli eventi rientrassero tutti all’interno di un meccanismo, una trama. Esisteva una realtà oltre l’apparenza, di cui via via mi rendevo conto, comprendendo che per anni ero stato come dormiente. Bisogna comprendere che la realtà materiale fenomenica non è altro che la chioma di un grande albero, le cui radici affondano in antiche conoscenze, un tempo studiate e osannate, e oggi finite purtroppo nelle ultime pagine dei rotocalchi, magari in qualche articoletto o oroscopo a fine rivista, da leggere durante l’attesa dal parrucchiere.

Quanto c’è di scientifico e quanto di psicologico in questo campo?

So di essere provocatorio, ma viviamo in un secolo buffo, ossimorico. Viviamo nell’epoca della demolizione tanto filosofica quanto scientifica dell’episteme, dell’abbattimento della metafisica. Dopo le scoperte di Heisenberg e le nuove frontiere della fisica quantistica, la scienza non può più essere certa di nulla. Dunque non esiste il vero scientifico, non esiste Dio, non esiste metafisica, eppure si ricade in un atteggiamento ipermetafisico: quante volte sentiamo dire “lo dice la Scienza”, come se fosse un’entità metafisica che si autoregola con le sue leggi, con i suoi ipse dixit. La scienza sembra funzionare, ma poi nel corso della storia puntualmente ogni scoperta smonta le precedenti. La filosofia, al contrario della scienza, non studia l’ente ma si occupa dell’essere, che è ben altra cosa.

Quanto l’astrologia incide sulla vita delle persone, in base alla tua esperienza?

Non è l’influsso degli astri ciò che ci muove, ma gli astri con le loro posizioni geometriche parlano di una qualità dell’energia del momento. Che tipo di energia? La risultante di tutte quelle materiali e immateriali in atto. La lettura degli astri ci consente di comprendere che c’è un rapporto strettissimo tra noi e loro, tra noi e il creato, tra noi e la natura, e per natura intendo l’universo tutto. La previsione degli eventi è possibile perché il tempo non ha solo una quantità, ma anche una qualità!

Cosa intendi con “quantità” e “qualità”?

Intendo dire che l’astrologia non può essere una scienza, la scienza non prevede una qualità delle cose, ma una quantità. Gli astri sono la longa manus di altre forze e movimenti più vasti a noi poco conosciuti. Ma tutto è movimento, energia, vibrazione, ogni singolo momento nel tempo e nello spazio assorbe quando nasce l’energia della sua nascita, quella che era in atto al momento del primo vagito. Ogni cosa nel mondo ha un suo tema natale nel momento della sua creazione (per l’uomo si tratta del concepimento e della nascita), con una sua specifica energia o codice astrologico, il quale riceve gli aspetti che gli astri compiono durante il corso di tutta la sua vita. Per queste ragioni esiste il destino, che non può essere a sua volta casuale.

Ti è mai capitato di essere additato come ciarlatano da qualcuno?

No, a parte qualche leone da tastiera, ma davvero sporadicamente. Questo perché ogni persona con cui ho avuto tempo e modo di poter parlare di astrologia ha dovuto ammettere che qualcosa di vero c’era nelle mie parole! Chi critica l’astrologia è perché non la conosce abbastanza. O perché non ha la capacità di guardare all’essenza delle cose per poter giungere al vero.

Com’è il panorama dell’astrologia in Italia oggi?

Certamente una fase ascendente in Italia si è avuta dagli anni ’70 in poi. Fase calante nei primi anni Duemila, mentre oggi si vive un risveglio sub-culturale. L’astrologia non è più elitaria, come nell’antichità, ma si è sparsa nel sostrato culturale sociale come fenomeno new age. Reagan aveva un astrologo di fiducia, Hitler aveva un astrologo di fiducia. Molti esponenti dell’alta finanza si appoggiano a dei consulenti astrologici. Papi e principi rinascimentali, ricchi borghesi, nobili, industriali, avevano i loro astrologi personali.

Trattandosi di una scienza antichissima, come credi che si evolverà in futuro?

L’astrologia è materia seria, difficile, ostica, appassionante, immensa, che apre altre frontiere di studi, è il tassello mancante della filosofia contemporanea. Io penso che il futuro non potrà fare a meno di approfondire tali tematiche e gli sviluppi non possono che essere rosei. Questo anche per la semplicità con cui oggi alcuni programmi consentono di fare calcoli matematici difficilissimi, che un tempo ogni astrologo faceva a mano e che oggi possono essere ottenute con un click.

Per concludere: perché, secondo te, anche i più scettici leggono l’oroscopo?

Perché in fondo ci credono, ma si vergognano ad ammetterlo pubblicamente. Oppure ricorre di frequente il concetto secondo cui siano vere solo le caratteristiche zodiacali dei segni. In realtà il punto è che l’astrologia rientra in un qualcosa di più grande, che è la sincronicità, studiata anche da Jung. Tutto è perfettamente connesso, eventi e persone. In ogni caso nulla accade a caso e certe volte anche i più scettici devono ammettere che il destino esiste. Ma esiste anche il libero arbitrio? Sì, in minima parte a noi è data la possibilità di scegliere se imparare o meno. Io non ho fatto una scelta, ma ho indagato la realtà con occhi avidi di sapere, con tutto ciò che ne consegue, e ho capito che il caso non esiste. Ho creduto in Dio, poi l’ho rinnegato, poi ho studiato, l’ho ricercato, e infine mi sono dovuto arrendere: nell’universo o negli universi, esiste un Logos, una ragione divina, una mente, e il Tutto è quel Logos, il Logos è Dio e la sua mente è il Tutto. L’astrologia è solo una piccola parte, un linguaggio simbolico, che spiega in modo preciso, categorico, se fatta bene, il proprio percorso esistenziale. Comprendere queste leggi apre delle frontiere inimmaginabili: una fra tutte è l’idea che non siamo soli, che non siamo gettati nel mondo dal nulla e non torneremo al nulla.