Vincenzo Fanizza
Foto: Gabriele Fanelli

Sarà il silenzio in cui rimbombano le voci. Sarà quell’inconfondibile odore di gomma. Saranno i fischi striduli delle scarpe da tennis quasi a ogni passo. Non so, ma una palestra vuota ha sempre esercitato su di me un fascino particolare, in alcuni casi addirittura mistico. Chiudere gli occhi per un momento, immaginare la gloria, il silenzio che si trasforma in frastuono. Non è forse un attimo che abbiamo vissuto tutti quando, da piccoli, giocavamo a fare i campioni?

Forse è proprio per quell’attimo che alcuni di noi hanno dedicato un’intera vita a dare sfogo a una parolina tanto semplice quanto forte: passione. Al di là che un pallone si debba calciare, che si debba mettere in un canestro, che debba superare quella rete. Al di là di ogni sport. È grazie a quella passione se i silenzi si trasformano in frastuono.

Ci abbiamo provato. Abbiamo aperto le porte di una palestra vuota e fatto rimbombare le nostre voci. La passione l’ha portata Vincenzo Fanizza. Avremmo voluto anche fare qualche palleggio a rete, ma per questa volta ci siamo limitati a conoscere il personaggio. Francavillese doc con la pallavolo nel sangue, Fanizza è il tecnico della squadra maschile della Materdomini.it di Castellana Grotte che milita nel campionato di A2. Ma dallo scorso novembre il suo ruolo si è sdoppiato, da quando la Federvolley ha suonato alla sua porta per consegnargli le chiavi dello spogliatoio della nazionale maschile pre-juniores.

Vincenzo Fanizza ritratto
Foto: Gabriele Fanelli

Per cominciare, ci tolga una curiosità: Vincenzo, mister, coach… come preferisce?
Vincenzo. La maggior parte degli atleti mi chiama Vincenzo, anche se possono chiamarmi come vogliono. Quello che conta è il rispetto delle parti.

Siamo nella palestra della scuola di Viale Abbadessa. Che effetto le fa entrare nei luoghi che hanno contribuito alla sua crescita?
Tanti ricordi, emozioni. Ricordo tutti i momenti, gli anni in cui ho giocato, in cui ho iniziato a fare l’allenatore. Ho fatto qualche partita anche in questa palestra, così come in tante altre palestre di Francavilla: quella del Liceo Classico, della Virgilio, della scuola Aldo Moro. Le ho girate tutte.

Come è cambiata la sua vita nell’ultimo anno? Cosa è successo?
Come in tutti gli sport, man mano che vai avanti riesci a ottenere anche risultati importanti e puoi essere preso sempre più in considerazione. Alleno da un bel po’ di anni a Castellana, ho a che fare anche con atleti che hanno esordito in Serie A. Ce ne sono diversi. La Federazione ha visto che un allenatore inizia a vincere ogni anno, i suoi atleti giocano in nazionale, nell’ultimo anno sette giocatori dalla juniores alla pre-juniores hanno giocato titolari in nazionale. La Federazione ha visto questo e ha voluto premiarmi.

Ci racconta come si svolge una sua giornata tipo?
Negli ultimi 4 anni ho fatto il primo allenatore in Serie A… La mattina preparo le partite per la domenica, quando vengono scoutizzati i singoli giocatori. Quest’anno invece, oltre ad avere l’incarico come allenatore pre-juniores sono responsabile dell’area sud dei processi selettivi. Quasi ogni settimana quindi vado fuori regione. Continuo a essere l’allenatore della Materdomini, quindi ogni pomeriggio mi reco a Castellana Grotte per gli allenamenti”.

Qual è la differenza principale nell’allenare i due gruppi differenti?
Nella Materdomini ci sono atleti che cresco da diversi anni, c’è una programmazione fatta con loro di anno in anno. Fissiamo obiettivi che cerchiamo di raggiungere, migliorando partita dopo partita. In nazionale ho un ruolo da selezionatore, in breve tempo devo mettere su una squadra che deve dare garanzie subito.

È stato il primo allenatore a portare in Puglia le Kinderiadi, dopo 33 edizioni. Dopo 15 anni di vuoto ha riportato lo Scudetto nel Sud Italia conquistato proprio con i giovani del Castellana. Tempo fa ha rifiutato l’appellativo di “Mago”. Però qualcosa ci lascia capire che, soprattutto con i giovani, ci sa fare. Non cerchiamo segreti, ma come si può entrare nella testa dei ragazzi in modo così efficace?
I ragazzi si affidano totalmente a me, credo di avere un appeal importante nei loro confronti. Ci vuole tanta umiltà, e quando i ragazzi vedono da parte mia impegno e caparbietà, probabilmente riescono a trovare le giuste motivazioni per lavorare tanto. Se vai avanti e vedi che c’è un allenatore che raggiunge risultati importanti è ancora più semplice affidarti a lui. Poi… bisognerebbe chiedere anche a loro, se lo dico solo io potrei sembrare un po’ presuntuoso (sorride). All’inizio mi faccio quasi odiare per quanto li faccio lavorare, poi però quando finiscono la trafila delle giovanili a 19 anni e continuano a chiamarmi per avere consigli, allora capisco che ho fatto qualcosa di importante. Mi aiutano a mantenermi giovane.

Parquet
Foto: Gabriele Fanelli

La stiamo conoscendo. È una persona pacata, serena. Questa tranquillità è una qualità che la aiuta con i giovani?
La calma è fondamentale. Trattare male i ragazzi non serve a nulla. Bisogna far capire loro cosa va bene e cosa no, è importante saper utilizzare bastone e carota. Anche se io non utilizzo molto il bastone. Credo molto in questo sport, prima di far diventare i ragazzi o i miei figli grandi atleti, voglio che vivano in un ambiente sano, socialmente importante.

Qual è la difficoltà più grande che incontra nel suo lavoro?
Non incontro molte difficoltà adesso. All’inizio, quando ho cominciato ad allenare, avevo difficoltà a far capire che quando si prende un impegno bisogna mantenerlo fino alla fine. Non è semplice. Capita di dover scegliere in giovane età se giocare una finale o fare una gita con la scuola. Io devo essere bravo, con i genitori, ad accompagnarli in queste scelte.

Lavora a contatto con i ragazzi da molto tempo e ha potuto confrontarsi con diverse generazioni. Cosa è cambiato nella gestione dei gruppi da quando ha iniziato ad allenare fino a oggi?
Non solo fra i ragazzi cambia qualcosa. Cambia anche a livello personale. Cambiano ad esempio le metodologie che seguivi da giovane, perché ti confronti con tecnici di spessore. Bisogna sempre imparare. Per far crescere i ragazzi in un certo modo, devi prima confrontarti con te stesso. Tanti anni fa non usavo spesso i filmati per preparare le gare. Oggi ho capito che per stare al passo è necessario farlo. I ragazzi di oggi in confronto a quelli di qualche anno fa hanno a disposizione sempre tanta tecnologia e ovviamente i social. Prima era un po’ più semplice che un ragazzo venisse in palestra nel tempo libero, oggi è un po’ più complesso a causa di diverse distrazioni. Ma è nostro compito far capire loro che è importante riuscire a fare entrambe le cose. Bisogna parlare.

Qual è l’aspetto che più le piace del suo lavoro?
È una passione. Ho avuto la fortuna che la mia passione si sia trasformata in lavoro, cosa che non succede a tutti. È questa la parte che più mi piace del mio lavoro. Senza, non si potrebbe andare avanti.

In un Paese altamente calciofilo, cosa che si rispecchia anche a livello locale, come si è avvicinato il ragazzino Vincenzo alla pallavolo?
Tanti anni fa ho fatto karate, basket… poi mio fratello, mio cugino e tanti altri amici che giocavano a pallavolo mi hanno attirato a loro, e da lì è partito tutto. Spesso capita che il gruppo con cui esci, gli amici di sempre, ti facciano fare una scelta. Poi ho trovato un bravissimo allenatore, che oggi non c’è più, Natalino Denuccio che è stato bravo a farmi appassionare a questo sport. Da quel momento non l’ho lasciato più. Si è creato un legame che è stato impossibile abbandonare. Dopo il servizio militare la mia scelta è diventata una professione e ho preso il tesserino da allenatore. Il mio primo presidente è stato Giampiero Moretto. Collaboravo con un altro allenatore che allenava la squadra femminile, Giovanni Corvino. Io invece avevo in mano la maschile e a 19 anni mi sono trovato a fare l’allenatore e il giocatore. Doppio ruolo che ho rivestito fino a 26 anni.

Palestra volley sedia
Foto: Gabriele Fanelli

C’è qualcosa che Francavilla possa fare per migliorare il movimento Pallavolo a livello locale?
Senza fare polemica, a Francavilla manca solo una struttura. Ci sono 2-3 società che hanno buoni numeri a livello giovanile. Abbiamo diversi imprenditori, ex giocatori, che credono in questo sport. Penso che nel momento in cui dovesse esserci la struttura, non ci vorrà molto a mettere su una squadra importante che possa durare nel tempo.

Ultima domanda, forse banale, ma d’obbligo. Il giocatore che più l’ha appassionata e il tecnico da cui ha imparato di più?
Il giocatore non te lo dirò mai, perché sono convinto che in questo sport gli ottimi risultati si raggiungono con ottimi gruppi. Puoi avere talenti, ma se non hai atleti che ti permettano di emergere non otterrai nulla. Come allenatori, ce ne sono tantissimi con cui mi confronto e da cui continuo ad apprendere e a imparare, come Fefè De Giorgi. Ma il primo in assoluto è Julio Velasco. Bisogna sempre avere quell’umiltà di mettersi in discussione per ottenere buoni risultati.

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Dal giorno in cui abbiamo intervistato Vincenzo Fanizza sono passate un paio di settimane. Il Mago (spero ci consentirà di utilizzare questo appellativo almeno per questa volta) nel frattempo ha messo nella bacheca sua e della Materdominivolley.it un altro trofeo. Per la prima volta in 27 anni la squadra di Castellana Grotte si è aggiudicata la Del Monte® Junior League, il Trofeo Massimo Serenelli dedicato ai ragazzi under 19 della pallavolo maschile, battendo in finale la Cucine Lube Civitanova. Ancora una volta il lavoro del nostro Vincenzo ha portato i suoi ragazzi fino alla fine. Come gli capita da qualche tempo a questa parte, la sua passione è stata ripagata, con umiltà e impegno.

Sono queste le parole che sentiamo rimbombare in una palestra in cui siamo appena in tre persone. È un sabato mattina di un’assolata giornata primaverile. Vincenzo, è lui che ha voluto lo chiamassimo così, ha un pallone in mano e indossa fiero la maglia della sua nazionale. Guarda oltre la rete, è l’istinto che lo guida ancor prima delle indicazioni di Gabriele, il nostro fotografo. Qualche scatto, un po’ di flash abbagliante. La porta si chiude, ritorna il silenzio. Con una consapevolezza diversa: sognare è possibile anche da queste parti. Con gli stessi occhi che avevamo chiuso da ragazzini, a immaginare il frastuono…

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