Zarac invade lo skate park
Foto: Gabriele Fanelli

Non è ancora tramontato il sole sul quartiere San Lorenzo, ma nonostante il caldo qualcuno è già in giro. Si tratta perlopiù di piccoli gruppi di ragazzi: qualcuno è in bici, altri sono seduti qua e là, e parlano tra loro. Quasi nessuno ha il cellulare in mano.
I sette rintocchi della campana della chiesa risuonano nel silenzio che avvolge il quartiere, che sembra sul punto di risvegliarsi da un momento all’altro.

Aspetto Luca, Fabrizio ed Edgar di Zarac per farmi raccontare della Street Jam del prossimo 27 luglio, giunta ormai alla terza edizione. La piazzetta si popola man mano che il sole tramonta, e da lontano vedo arrivare il carretto delle granite.

Zarac invade lo skate park
Foto: Gabriele Fanelli

Partiamo dall’inizio: cos’è Zarac?

[Luca] Zarac è un acronimo e sta per Zona ad Alto Rischio Artistico e Culturale. Siamo attivi da circa quindici anni, anche se in maniera abbastanza silenziosa. Ci siamo mossi sempre a livello informale, senza creare eventi ufficiali: semplicemente scendiamo in strada e facciamo quello che ci piace: street art, danza, skate a tal proposito, da qualche anno esiste una bellissima comunità di skater provenienti da tutto il circondario. La nostra prima apparizione pubblica risale al 2009, con un’iniziativa organizzata nel parcheggio accanto allo stadio comunale.
[Fabrizio] Poi abbiamo fatto dei murales all’asilo sul viale, a quello su via Quinto Ennio e al primo asilo su via Cesare Battisti (che poi è stato coperto quando è stato ristrutturato). Allo Skate Park, invece, da due anni organizziamo la Street Jam, e quella di quest’anno sarà la terza edizione. L’edizione passata ha avuto un successo inaspettato: hanno partecipato la Cat Crew, la Bass Crew, artisti da Taranto, Sava, Manduria, Lecce.

In questi anni siete riusciti a creare una solida rete di contatti?

[Fabrizio] Abbiamo creato nel tempo una comunità informale, sì, ma Zarac non può essere racchiusa sotto un’unica denominazione. I ragazzi che amano vivere nella sottocultura, senza porsi obiettivi a lungo termine, che fanno ciò che vogliono nel luogo dove vivono ogni giorno, soprattutto nelle periferie, sono parte di Zarac. Ad esempio, vorremmo tanto lo stabile dello Skate Park per farne un luogo di frontiera, dove poter incidere sulle problematiche esistenti.

Zarac invade lo skate park
Foto: Gabriele Fanelli

In cosa consisterà la Street Jam vol. 3 del prossimo 27 luglio?

[Fabrizio] Dipingeremo 67 metri di muro il muro che è di fronte allo Skate Park, e anche il gabbiotto (altri venti metri circa), che sarà a cura della Cat Crew di Pierfrancesco Itta. Per l’occasione verrà gente da tutto il circondario, per un totale di più di venti writer (Mesagne, Grottaglie e dintorni). Ci saranno anche una quarantina di skater da Taranto, Bari, Monopoli, Lecce e Brindisi. Altri esporranno i propri lavori, e saranno realizzate per l’occasione delle installazioni artistiche vere e proprie.

Vi aspettate una grande affluenza?

[Luca] L’anno scorso c’è stata molta gente, ma noi puntiamo al doppio delle presenze come minimo! Durante l’organizzazione della Street Jam Vol. 2 c’è stato qualche intoppo burocratico, ma per fortuna siamo riusciti lo stesso a fare l’evento. Quest’anno è stato diverso, grazie anche al patrocinio del Comune, perché la jam fa parte del cartellone degli eventi estivi.

Zarac invade lo skate park
Foto: Gabriele Fanelli

Quali altre attività vi piacerebbe fare allo Skate Park?

[Luca] Zarac è un’associazione di volontariato aperta a tutti. Abbiamo tantissime idee in cantiere: doposcuola, lezioni di danza e di chitarra, cineforum per i ragazzi solo per fare alcuni esempi. Vorremmo anche metterci in contatto con dei professionisti per dare vita a corsi di qualsiasi tipo, prediligendo attività sullo sviluppo dei sensi, legate alla manualità. Pensiamo sia l’unico modo per provare a riqualificare il quartiere: chi vive qui vede solo un deserto, lo sporco agli angoli delle strade, e a parte la chiesa e l’oratorio (che non funziona) non c’è niente. È necessario un posto dove ricrearsi, vedere cose nuove. Molta gente non si spinge fino alla piazza di sera, ma esce qua. Non è una questione di distanza fisica, semplicemente chi vive qui ha abitudini diverse. È questa la “piazza” del quartiere.
Ci piacerebbe anche ristrutturare un minimo l’immobile, per sfruttare al meglio tutto lo spazio disponibile.

Inizialmente il progetto della struttura prevedeva l’apertura di attività commerciali, poi è stata stipulata una convenzione con l’associazione della Polizia di Stato.

[Luca] È vero, all’inizio si pensava a qualcosa tipo un chiosco. Dopo la scadenza della convenzione con la Polizia di Stato (che si può dire che non sia mai partita), alcuni parlavano di un distaccamento dell’ufficio giudiziario minorile, per trasmettere agli abitanti del quartiere un segnale di legalità e di sicurezza. 

Zarac invade lo skate park
Foto: Gabriele Fanelli

Finora com’è stata percepita dagli abitanti del quartiere la vostra presenza, dato che avete organizzato più di un evento proprio qui?

[Luca] È tutto nella norma, anche perché la maggior parte di noi ci abita. Ci si conosce, le famiglie sono ben disposte nei nostri confronti, c’è rispetto reciproco. 

In che modo la gente vive il quartiere?

[Luca] Pensiamo in maniera tutto sommato normale: col tempo si sono adattati al posto in cui vivono, nel bene ma anche nel male. Ad esempio, un bambino che nasce qui non gioca a nascondino, ma “a monetine”, cioè a soldi. I bambini che vivono qui vedono questo: non c’è alternativa. Ma non vogliamo esasperare la situazione: vorremmo solo intervenire su alcune abitudini recuperando il senso dello stare insieme in maniera civile, agire su quelle sfaccettature che alla lunga possono migliorare la città. 

Al momento lo Skate Park e la piazza in cui si trova non hanno un nome. Voi avete qualche idea?

[Luca] Sinceramente non ci abbiamo mai pensato! Forse non sentiamo questo luogo veramente nostro, non ancora.
[Fabrizio] Su due piedi mi viene in mente solo che ci vorrebbe una bella fontana!  

Zarac invade lo skate park
Foto: Gabriele Fanelli

Terminata l’intervista arriva Eddie, che ci mostra alcune opere incompiute e abbandonate del vecchio progetto di riqualificazione del quartiere, di cui lo Skate Park era l’elemento trainante. Sembra molto a suo agio tra le persone: alcuni bambini lo chiamano per mostrargli delle cose, altri lo salutano calorosamente. Salta agli occhi il legame autentico di questi ragazzi con il quartiere e i suoi abitanti.
Insieme andiamo a vedere cosa è rimasto degli orti urbani previsti dal progetto originario: la vegetazione ha preso il sopravvento su tutto, senza contare la presenza di cumuli di rifiuti in alcuni punti. Anche le altre aree verdi versano più o meno nelle stesse condizioni, e purtroppo questa è la normalità per chi abita qui.

A partire dallo Skate Park e da chi lo vive quotidianamente, il quartiere potrebbe davvero vivere quella trasformazione auspicata ormai da molto tempo. Una trasformazione che renderebbe un contesto storicamente non semplice in una risorsa per tutta la città.