anna cannalire rifugio speranza
Foto: Gabriele Fanelli

Sono una volontaria del canile comunale, il Rifugio Speranza, da poco più di due anni. Una delle prime persone che ho conosciuto è stata Anna Cannalire, la presidente della sezione locale della Lega Nazionale per la Difesa del Cane (la più longeva associazione animalista in Italia), che gestisce il canile. A Francavilla la conoscono praticamente tutti: è un punto di riferimento per l’intera comunità, in special modo quando si tratta di adozioni o di emergenze legate a cani o gatti. 

“Io penso che nella vita ognuno dovrebbe avere una missione: prima qui, sulla terra, perché non sappiamo cosa ci aspetta nell’aldilà”, mi dice prima di cominciare con le domande. “Di cosa hanno bisogno le persone in difficoltà, ma anche i cani? Di una carezza, di una parola di conforto, di un po’ di calore umano.”   

Quando nasce la tua passione per gli animali?

Io sono nata tra gli animali: la mia mamma era una gattara, e si prendeva cura dei numerosi gatti che stanziavano nel giardino della scuola elementare su viale Lilla, e di quelli che stavano nella villa comunale: sono cresciuta con il suo esempio, ma a volte penso di averlo proprio nel DNA.

Cos’è successo poi?

La mia vita ha avuto una svolta quando ho conosciuto Delia Colazzo, anche lei volontaria animalista: molti anni prima della costruzione del Rifugio, mise a disposizione un terreno di sua proprietà per accogliere i cani bisognosi di cure immediate (i cani incidentati, le cagne che stavano per partorire). Purtroppo però, la gente che passava da lì pensava che quella fosse una “discarica per cani”, e quindi nel giro di dieci giorni ci siamo ritrovate con circa cinquanta cani. La situazione era insostenibile: Delia decise quindi di far costruire dei box nella sua proprietà sulla via per Manduria, e trasferimmo quei cani lì.

Come nasce invece il Rifugio Speranza?

Una volta che Delia si è trasferita nella proprietà dove aveva fatto costruire i box, si è resa conto che i cani non potevano stare lì. Allora ha deciso di acquistare un terreno, in contrada Caniglie, e lo ha donato al Comune con il vincolo di realizzarci un canile-rifugio per cani randagi. All’epoca facevo già parte della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, di cui mio cognato era consigliere a livello nazionale. Successivamente, ci siamo “staccati” e abbiamo creato la sezione di Francavilla Fontana, iscritta all’Albo Regionale delle associazioni ONLUS.

Che ruolo ha avuto l’amministrazione locale?

Il Comune ha messo a disposizione le risorse economiche necessarie per la costruzione del Rifugio, che abbiamo chiamato Speranza, perché “Speranza” era il cognome del marito di Delia Colazzo e perché volevamo lanciare un messaggio positivo nei confronti delle creature che entravano nel rifugio: quello di trovare una famiglia. Ma la nostra vera speranza è quella di poter, un giorno, chiudere il canile, come è successo a Vieste con il progetto di Francesca Toto “Zero cani in canile”.

Qual è la situazione a livello provinciale?

Recentemente abbiamo creato un coordinamento, il Cobri.Ass., con ENPA, OIPA, ENPANA, Amici di Diwi, Quattro Zampe nel Cuore, raccogliendo così tutte le associazioni animaliste della provincia di Brindisi, per portare avanti insieme campagne di sensibilizzazione in tutti quei posti (come ad esempio Villa Castelli e Ceglie) dove la situazione è a dir poco drammatica: le cagne non vengono sterilizzate e continuano a partorire, e i pochi volontari che ci sono non ce la fanno più.

Qual è lo stato attuale del canile?

Durante l’ultimo controllo effettuato dall’ASL è emerso che è necessario mettere a norma il Rifugio. La struttura non può ospitare più di ottanta cani, e adesso ce ne sono novantotto. C’è l’urgenza di riunirci con gli amministratori: noi avevamo già fatto richiesta per l’ampliamento e l’adeguamento del Rifugio, così come l’ASL aveva disposto, però è stata portata a termine solo una tranche del progetto originario. Il progetto poi è scaduto, il geometra responsabile ha chiesto una proroga, che ci è stata accordata ma solo per sei mesi: in questo tempo dovremmo completare gli ultimi dieci box a stabulazione fissa.

Cosa mi dici invece dei numerosi cani che vivono liberi sul territorio francavillese?

Abbiamo censito tutti i cani presenti a Francavilla e nell’agro circostante, e sono tutti seguiti da numerose volontarie e volontari. Non sono pulitissimi perché, naturalmente, vivono in campagna, ma ci tengo a rassicurare i cittadini sul fatto che monitoriamo costantemente il loro stato di salute. Se individuiamo un cane malato, lo portiamo tempestivamente dal veterinario perché gli vengano fornite tutte le cure del caso; una volta guarito, viene rimesso in libertà. Noi volontarie e volontari, che maciniamo chilometri ogni giorno per andare a prenderci cura di questi cani che vivono liberi, vorremmo che fossero tutti in un posto: ma se questo posto è il canile, il discorso cambia. I canili, anche quelli a cinque stelle, sono l’anticamera del cimitero dei cani. Noi preferiamo che i cani vivano liberi, accuditi dai volontari, e non in canile, perché una volta rinchiusi diventano invisibili.

La re-immissione sul territorio è il primo passo per sconfiggere il randagismo. L’integrazione dei randagi nel tessuto cittadino (e ancora più nelle campagne) dovrebbe essere uno degli obiettivi principali.

Sicuramente! La cosa che notiamo, come volontari, è che fortunatamente c’è sempre più gente sensibile al problema del randagismo: tante persone portano cibo ai randagi, per esempio. E c’è anche molta più tolleranza. In città di cani di quartiere ce ne sono sette o otto, più o meno tutti nelle zone periferiche: c’era Ciccio, la mascotte di Francavilla, che poi è stato adottato; c’era un cane abbandonato che fortunatamente una signora ha deciso di togliere dalla strada, e sta cercando di integrarlo con altri cani nella sua casa in campagna; ce ne sono un paio in zona Peschiera, che da anni sono seguiti da alcune volontarie che abitano in zona. C’è Willy, che gravita intorno alla caserma dei Carabinieri. I cani sono veramente pochi nel paese!

Foto: Gabriele Fanelli

Sarebbe opportuno anche “sistematizzare” le modalità di intervento nelle situazioni di emergenza, perché sono quasi sempre i volontari a mobilitarsi.

Assolutamente sì! Quelle poche volte che abbiamo avuto contatti con gli amministratori (su nostra iniziativa, ovviamente), abbiamo chiesto di mettere nel bilancio dei fondi per stipulare una convenzione con le cliniche veterinarie di Francavilla, dato che il canile sanitario non è ancora attivo. Se per esempio c’è un’emergenza e deve essere soccorso un cane incidentato, è possibile che dobbiamo intervenire sempre noi volontari, con i nostri fondi? Il mondo del volontariato deve avere un ruolo di affiancamento rispetto all’operato della politica, ma la verità è che da qualche anno noi ci siamo sostituiti a loro. Sì, ci sono state parole, promesse, ma di fatto non è cambiato nulla.

È di qualche tempo fa la notizia che verrà inaugurato in tempi brevi il canile sanitario, nonostante l’emergenza in corso e tutte le difficoltà che ne derivano.

Il punto è che prima di attivarlo bisognerebbe stabilire le regole per il suo funzionamento. Ad esempio, dove vanno i cani accalappiati dopo la quarantena? Nel Rifugio no: c’è un verbale dell’ASL che dice che vieta tassativamente l’ingresso di altri cani se le strutture non vengono regolarizzate. Prima di far funzionare il canile sanitario bisogna capire dove vanno a finire i cani dopo la quarantena. Stipuliamo una polizza assicurativa e li rimettiamo sul territorio, dopo aver sterilizzato le femmine e castrato i maschi, con regolare microchip intestato al Sindaco? È stato fatto ad Ostuni, e lo fanno da tanti anni a Mesagne, dove hanno iniziato assicurando una ventina di cani all’interno di un progetto pilota. Il progetto ha funzionato ed è stato ben accolto dai cittadini (che hanno re-imparato ad affezionarsi ai cani di quartiere), e tuttora continua.  

Come incide l’apertura del canile sanitario sul fenomeno del randagismo?

Il canile sanitario, con tutto il rispetto, non risolve il problema del randagismo. Non è possibile accalappiare tutti i cani che vivono liberi, ma soprattutto non sarebbe giusto. Si arriverebbe alla situazione paradossale di dover costruire un altro canile, per poterli accogliere tutti. Per legge, ogni cane deve avere a disposizione un tot di metri cubi: non è che dove ce ne sono tre ce ne possono stare quattro o cinque! La responsabilità dei cani ricade sul consiglio direttivo della nostra associazione, e nello specifico sulla presidente, cioè su di me.

Lo scorso anno sono stati adottati più di cento cani, che è un numero molto elevato per una città come Francavilla. Ma evidentemente non basta: quali altre azioni positive possono essere messe in campo per incentivare le adozioni? Ad esempio, a Maruggio chi adotta un cane non paga le spese veterinarie. 

C’è tanta gente di buon cuore e che ama veramente gli animali, che effettivamente non può permettersi di sostenere le spese veterinarie soprattutto se parliamo di interventi chirurgici e terapie specifiche. Se ci fossero delle convenzioni con tutte le cliniche veterinarie di Francavilla all’interno di un progetto unico, sai quanta gente in più adotterebbe? Bisogna ragionare in un’ottica di efficacia nel lungo periodo: toglieremmo tanti cani dalla strada e dal Rifugio, e nel giro di qualche anno abbatteremmo già i costi di mantenimento. Si tratta di investire subito per risparmiare in futuro, agendo in tre direzioni: sterilizzare le cagne, microchippare i cani e prevedere sconti per le spese veterinarie. La nostra associazione riceve dei rimborsi spesa ogni tot, non c’è una spesa fissa per ogni cane (come succede in tanti altri canili). Noi anticipiamo tutti i pagamenti, rendicontando le fatture alla fine di ogni mese, ma con un budget massimo che non possiamo sforare. Nel 2018 abbiamo risparmiato circa 5000 euro rispetto alla somma massima che avevamo a disposizione, nel 2019 circa 4000 euro. Ogni cane che riusciamo a dare in adozione è certamente una spesa in meno per le tasche dei cittadini! È per questo che vorremmo davvero portare avanti il progetto “Zero cani in canile”. A Vieste, ad esempio, Francesca Toto e la sua equipe sono riusciti a dare tanti cani in adozione perché è previsto uno sconto sulla TARI per chi adotta. Ma bisogna sempre stare attenti a chi dare i cani: il lavoro dei volontari diventerebbe quindi quello di monitorare la situazione. A conti fatti, il Rifugio ospita un centinaio di cani e i francavillesi sono 36000, e tanti di loro hanno una casa in campagna: basterebbe che una minima percentuale adottasse uno o due cani. Non ci siamo mai seduti a tavolino con gli amministratori e non abbiamo mai parlato di numeri: manca completamente la volontà di investire nel futuro, per ottenere un risparmio notevole. Con quello che risparmieremmo svuotando il canile, potremmo fare non una, ma ben due feste patronali (magari con i fuochi d’artificio che non spaventano gli animali!). E tutti i francavillesi sarebbero più contenti. 

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