maestro damiano itta
Foto: Gabriele Fanelli

“Quanti anni hai?”
“Sono nato nel 1930. Fatti tu il conto!”

Damiano Itta, nonostante l’età, è una forza della natura. Ci accoglie nella sua bottega (ormai inattiva da undici anni), quasi completamente vuota. C’è ancora qualche bicicletta, qualche ferro del mestiere appeso al muro o per terra. È tutto ricoperto di polvere, i muri sono scrostati. Dal piccolo ortale una luce calda si diffonde tra le stanze. Ci sistemiamo seduti a un tavolino basso, di quelli da campeggio. Sopra ci sono un paio di spessi occhiali da vista e un mazzo di carte napoletane.

Meshtru Damiano non sente molto ma parla tantissimo, e quando resta a corto di argomenti ricomincia da capo. Ci dice che ha iniziato a lavorare da piccolissimo come riparatore di biciclette, diventando un imprenditore affermato nel giro di pochi anni. In più di mezzo secolo di attività ha venduto migliaia di biciclette a generazioni e generazioni di francavillesi, ma anche giocattoli, motorini e articoli sportivi. “Quando uno mi copiava, io cambiavo!”, dice per giustificare la sua intraprendenza, non senza una nota di compiacimento.

“La bicicletta era un capitale” è una frase che ricorre spesso durante la nostra chiacchierata: la usavano i contadini e i commercianti per muoversi in città ma anche per andare in campagna, con l’ausilio di carrelli per trasportare la merce. Ed è per questo che non potevamo non chiedergli se, secondo lui, è possibile tornare ad utilizzarla come mezzo di spostamento principale. “Francavilla è tutta pianura!” risponde, aggiungendo che l’unico problema è che le strade sono strette e che sarebbe tutto più semplice se fossero chiuse al traffico.

Damiano racconta tutte le sue vicissitudini con l’aria di chi la sa lunga e con grande lucidità, nonostante l’età avanzata. Senza considerare che le sue idee sulla mobilità, seppur mutuate da un passato lontano, sono più moderne e attuali che mai.

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