Merlettare ovunque: Ada Musci e l’arte del tombolo

Ada Musci ci racconta della sua avventura alla scoperta del tombolo e di quella volta che si è ritrovata a merlettare nel paese di Babbo Natale.

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Conosco Ada Musci da sempre, ma sono venuta a sapere della sua passione per il tombolo solo a maggio scorso, in occasione dell’iniziativa Cortili Aperti a Francavilla Fontana. In quella circostanza, nel suggestivo atrio di Palazzo Perrino, Ada e le sue allieve esponevano alcuni dei lavori della loro scuola di merletto “Il suono dei fuselli”.

Qualche settimana dopo ho contattato Ada per fissare un’intervista, e lei si è detta disponibile sin dal primo momento, mostrandosi molto entusiasta all’idea di raccontarmi del suo lavoro; mi ha invitata a casa per mostrarmi alcuni dei suoi lavori, senza nascondere una punta di orgoglio: le tende (che ha appeso appositamente perché potessi vederle), le bomboniere per il matrimonio del figlio, e un numero indefinito di centrini – elemento immancabile nella casa di un’appassionata come lei.

Quando hai iniziato a dedicarti al tombolo?

La mia avventura è iniziata nel 1999, in collaborazione con una mia carissima amica. Lei, appassionata di tutte queste forme al femminile, un giorno mi fa: “Quanto vorrei imparare il tombolo!”. Io inizialmente ero perplessa, ma poi ebbi un’idea: “Sai che forse potremmo riuscirci? Ho una cugina, in provincia di Como, che può mandarmi una documentazione sul tombolo.” Questa mia cugina, effettivamente, mi mandò un opuscolo, e la mia amica recuperò il materiale per imparare dalla rivista Mani di fata.

tombolo

Quindi il tombolo è una tecnica diffusa solo nel nord Italia?

No, è anche salentina. La differenza è che dalle parti di Cantù, in Brianza, il tombolo è visto come un’arte al femminile da tramandare (perché non si vuole perdere l’identità di un luogo e di chi ci abita), mentre qui è visto come… “Io ti rubo il mestiere”. Se si aveva la fortuna – dico “aveva” perché adesso la mentalità è cambiata, con Facebook, con i gruppi su Facebook, grazie alle riviste che si sono aggiornate, alle manifestazioni, alle mostre che si fanno… C’era questo discorso: io lo conosco ma lo tengo per me. Anzi, addirittura alcune merlettaie sono decedute e si sono portate dietro questo segreto, perché per loro doveva rimanere un segreto. Non era come, ai tempi miei, il ricamo…

Tu padroneggiavi già il ricamo, prima di dedicarti al tombolo?

No, io amavo tantissimo l’uncinetto, e lo amo tuttora… Infatti in questi giorni sto terminando una coperta iniziata vent’anni fa. Quest’anno mi sono detta: “Basta! Siamo nel 2018, e io la coperta l’ho iniziata nel 1998”. Per questo da maggio ho accantonato un po’ il tombolo. Sai, col caldo le mani sudano. E il tombolo è molto diverso dall’uncinetto: l’uncinetto lo puoi lavare. I nostri lavori, quanto più è possibile tenerli puliti meglio è, perché non li puoi lavare: lavandoli perdono tantissimo! A meno che non venga utilizzato un cotone un po’ più grosso, che non si usura.

Ma torniamo alla tua personale epopea nell’universo del tombolo.

Sì! Questa mia cugina mi invia del materiale, ma né io né la mia amica ci capiamo niente. Qui dice gira… Qui dice volta… E i fuselli… Ma niente! Era proprio OUT! Per noi era qualcosa di impossibile. Qui non si trovava nessuno disposto a spiegarci, e quindi per un po’ ci siamo dimenticate questa faccenda del tombolo. Tempo dopo, invito a casa un’altra amica che dice di aver trovato qualcuno disposto ad insegnarmi il tombolo. Non riuscivo a crederci! Lei aveva già concordato la prima lezione. Io quindi ci sono andata e… ho imparato. Però, ovviamente, tra quello che lei mi ha insegnato – i movimenti dei fuselli – a fare un lavoro vero e proprio, e a incominciare a capire i trucchi, le tecniche, il modo di lavorare, i filati e tutto quanto, bisognava che io andassi assolutamente in una vera scuola.

Dove sei andata per imparare a utilizzare il tombolo?

A Cantù. Mi sono decisa e mia cugina ha preso il contatto di una maestra; ho frequentato un corso per dieci, undici giorni. Si è creato un legame tale con questa maestra che la nostra collaborazione tuttora va avanti. Io sono ancora in contatto con lei: ci scambiamo consigli, idee, disegni. Si può dire che è nata un’amicizia, e sono molto contenta di questo.

merletto

La tua rete di contatti si è ampliata ulteriormente, da allora?

Sì, è nata una rete di contatti che nel 2013 mi ha permesso di pubblicare i lavori della scuola (cioè i miei e quelli delle mie allieve) nell’undicesima Biennale Internazionale del Merletto, che si svolge sempre a Cantù.

Crei i disegni dei merletti da sola?

No. C’è da dire che i disegni sono così complessi… Cioè, chi disegna – lì a Cantù, non come qui in Salento… Ci sono tante tecniche, non è semplice. Ci sono le cosiddette disegnatrici che, ai tempi, hanno fatto una scuola di disegno per le merlettaie. Devono spuntare le cartine: spuntare significa che la merlettaia sa già dove mettere lo spillo.

Tieni dei corsi?

Ho iniziato per caso, non ho mai preso l’iniziativa personalmente: un’altra mia amica mi disse “Perché non insegni?”. Io pensavo di non esserne capace, ma dopo un po’ mi sono lasciata convincere. Nel 2008 facemmo una mostra alla Casaccia, i corsi sono invece iniziati nel 2009. All’inizio mi portai dietro un gruppo numeroso, poi man mano il gruppo si è ridotto: sono rimaste quelle che io chiamo le appassionate, che sono molto attive e dalle quali ricevo molti stimoli. Attualmente sono una decina; tra le altre cose, quest’anno – per il fatto che sono molto spesso in viaggio – non ho potuto partecipare ad un’iniziativa dell’International Lace, che ogni anno, nel mondo, censisce le merlettaie e ne pubblica un mosaico di lavori. Alla scorsa edizione ho partecipato tra molte difficoltà, grazie anche all’aiuto di mia figlia Gaia.
Riguardo al censimento delle merlettaie, lo scorso anno in Italia erano 173; quest’anno ne sono state censite più di duecento. Il tema dell’iniziativa è merlettare in qualunque posto: ogni merlettaia prende il tombolo, il cavalletto, e va a merlettare dove vuole lei. Io, lo scorso anno, ho merlettato a Capo Nord, a Rovaniemi, con la casa di Babbo Natale alle spalle e vestiti pesanti addosso. Avevo con me il tombolo perché qualche giorno prima avevo partecipato ad un’esposizione a Zagarolo, vicino Roma, e lì era obbligatorio portarsi dietro il proprio tombolo per poter lavorare. Viaggiando in camper, avevo a disposizione tutto lo spazio necessario.

Hai un consiglio per chi vuole affacciarsi a questo mondo?

Il merletto è un lavoro terapeutico: quando ti siedi davanti al tombolo, è come se ti annullassi. È una forma di meditazione che ti permette di annullare tutti i pensieri cattivi; tutto quello che ti angoscia svanisce: sei solo tu e il tombolo, e un disegno come unica guida.

tombolo ada musci ritratto

I corsi della scuola “Il suono dei fuselli” sono iniziati e si tengono presso l’oratorio della Basilica Minore del Santo Rosario, il martedì e il giovedì dalle 15:30 alle 18:00. Chiunque abbia interesse può recarsi presso la sede della scuola nei suddetti giorni.

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