Giovanna Lopalco

Giovanna Pelo di Cane Lopalco vive a La Coruña, in Spagna, dove lavora come background artist. Ho fatto una passeggiata con lei nel quartiere dove è nata e dove torna ogni volta a Francavilla, la Peschiera, e tra orti urbani autogestiti, gatti e graffiti ambigui, le ho chiesto di spiegarci come sta e cosa fa.

Giovanna, che lavoro fai?

È complicato. Mi guadagno da vivere facendo la background artist, vuol dire che faccio illustrazioni per il cinema d’animazione, e poi faccio altro, come illustrazione, ceramica, animazione. Ho grandi amori che considero lavori, che cerco di portare avanti.

Quando hai iniziato?

Quando avevo 25 anni, la mia famiglia ha accettato difficilmente questa carriera. Prima studiavo scienze della comunicazione e non mi sono mai laureata, poi ho fatto il test di ingresso al centro sperimentale di cinematografia a Torino, dopo tre anni ho fatto uno stage in uno studio di Torino che si chiamava Lanterna Magica e questa è stata la mia prima esperienza lavorativa nel cinema. Ho provato ad iniziare a fare la regista con una residenza ad Angoulême, non è andata bene ma ho proseguito con un progetto in Lussemburgo, da lì mi sono trasferita in Spagna, dove abito tutt’ora.

Hai un bellissimo maglioncino, dove lo hai trovato?

Lo ha cucito mia madre e l’ho disegnato io; molte delle cose di lana che indosso nascono così, è una tradizione.Giovanna Lopalco

Hai vinto un premio qualche mese fa, quale premio e cosa comporta?

È un premio a produzione per registi indipendenti o produzioni spagnole che si chiama “Premio Animario”, vuol dire che ricevi una somma per portare a termine un cortometraggio di animazione. La produzione è durata in tutto un anno, ma durante quest’anno ho fatto anche altri lavori, mentre la parte di scrittura è venuta prima del premio.
Per me è molto importante finire questo progetto perché avevo interrotto degli altri cortometraggi in passato, ho bisogno di “sbloccarmi”. Sento, grazie a questo risultato, di stare crescendo.

Parlaci del corto.

Il nome inizialmente era Mother, poi lo abbiamo cambiato in Season. Dura sette minuti e cinquanta secondi, è una metafora del rapporto che abbiamo con il corpo, con la morte. È un racconto onirico, una parabola ecologica, che parla di una malattia, una elaborazione metaforica ispirata al primo cancro che ha avuto mio padre che, per ironia della sorte, è morto mentre io finivo il corto. Se si ammala la natura, si ammala il corpo, si tratta di una sorta di visione panteista, universale. Quello che mi interessava era parlare di questa mia esperienza, forse esorcizzare una grande paura che avevo e che si è concretizzata proprio mentre ci lavoravo. È stato molto catartico, c’è un pezzo di mio padre in questo progetto.

Il tuo lavoro è legato al posto in cui abiti?

No, non lo è. 

Qual è il tuo rapporto con Francavilla?

È bello ritornarci. Penso sia un po’ una nevrosi quello dell’andare via e poi sentirne la mancanza. Penso che sia stata la vita a decidere per me e portarmi via. Mi piace tornarci perché ora ho una visione diversa, e osservo tutto con occhi nuovi, dai colori, alle persone, quasi come fosse lo sguardo di un turista. Tutto è nuovo, nonostante sia casa mia.
Mi sento egoista, perché non sento di restituire nulla a questa città.

 

Ci sono posti dove pensi che, abitandoci, riusciresti a lavorare meglio?

No, questo è un lavoro fatto di contatti e fino a quando sono freelance tutto è molto relativo: io ho trovato questo equilibrio, per ora mi sta bene, potrei anche tornare se lo volessi.
Mi sento povera ma felice.

Qual è il progetto di cui vai più fiera?

Psiconautas los niños olvidados” di Alberto Vazquez, una piccola produzione che però ha portato avanti un lungometraggio molto coraggioso, perché ha una regia accattivante, una storia diversa e ha tutto quello che a me piace; il regista è una persona che ha le idee chiare ed è un artista, è bello lavorare con persone così.Giovanna Lopalco

Ci stiamo facendo grandi. Cosa consiglieresti a chi inizia a lavorare nell’ambito artistico?

Di essere serio, di non perdere tempo, di essere umile e di non avere paura perché sbagliare è bello, ecco: consiglio di sbagliare.

Pensi di essere in un punto specifico del tuo percorso professionale?

No, mi stanco delle cose e voglio impararne di nuove, ho bisogno di stimoli e penso sia tutto molto fluido. Ho bisogno di scoprire, non mi sento arrivata da nessuna parte, ma so che ho bisogno di arrivare a fine mese.

Dicci una cosa che ti manca di Francavilla.

Il gelato, e le mozzarelle.

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Giovanna ha realizzato anche l’illustrazione per le magliette speciali di Petrolio. Le trovi qui.