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Foto: Gabriele Fanelli

di Valerio Nisi e Marco Montanaro

Alla fine il problema è stato solo un po’ di vento che ci ha scompigliato i capelli. Almeno qui da noi, a Francavilla. Nessuna scuola è stata chiusa, per lo scontento di quegli studenti (e perché no di qualche docente) che avrebbero voluto allungare di almeno un giorno l’assenza dai banchi di scuola nella settimana ti li muerti. E invece no, il sindaco Antonello Denuzzo ha messo a repentaglio la vita di tutti noi non ordinando la chiusura delle scuole. Un attimo, siamo ironici: teniamo a specificarlo perché di questi tempi potrebbe non essere così comprensibile. Anzi, lo spunto di questo articolo nasce proprio dal casino scoppiato sotto un post sulla bacheca Facebook del profilo personale del sindaco Denuzzo. È domenica sera, la prima buia e lunga domenica di un intero inverno, piove. Il sindaco dice che, ok, l’allerta meteo c’è e bisognerà fare attenzione per le successive 27 ore. Raccomanda prudenza. Ma non è sufficiente.

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Il post del sindaco Denuzzo

Come succede sulle pagine social dei personaggi famosi, il post viene bersagliato da chiunque. Alunni, genitori, ragazzini di 13 anni che hanno creato il profilo su Facebook appena tre ore prima del commento, iniziano a chiedere, meglio pretendere, la chiusura delle scuole. Il tono gentile ma lamentoso dei primi commenti lascia spazio in pochissimo tempo a insulti, minacce, bestemmie. Insomma, il tempo dei social prende il sopravvento, l’elettricità pare sia ancora nelle case dei francavillesi, tutti lì sulle tastiere. Mentre si scrive questo articolo (sono le 14.40 del 29 ottobre 2018), i commenti al post del sindaco Denuzzo sono 983: fino a qualche ora fa erano più di mille, poi evidentemente cancellati. E “quota 1000” era l’obiettivo prefissato da chi, a un certo punto, ha spiegato le forze in campo in un simpatico giochetto finendo per parlare di tutto, dalla partita in corso tra Napoli e Roma, fino alla ricerca di qualcuno con cui giocare online a un videogame per console come Fortnite.

Non dobbiamo neanche dirlo. È ovvio che i commenti in cui il sindaco viene minacciato, insultato, sono incommentabili. E quindi Nous sommes Denuzzò! Probabilmente però, prima di prendersela con insegnanti e genitori vogliamo vedere l’uso che fanno gli adulti di Facebook? Magari gli stessi adulti che oggi mostrano solidarietà al primo cittadino. I primi che abitualmente creano sulle bacheche clima da stadio… oh no, che parola abbiamo tirato fuori! Il clamore sta solo nel fatto che un ragazzino sfidi l’istituzione o nel non accorgersi che non cambia nulla tra queste situazioni e quelle che da mesi si vivono in bacheche virtuali, magari anche di personaggi che rappresenterebbero la stessa istituzione? Non è che poi se metti la faccina con l’occhiolino le parole diventano meno pesanti…

Tra l’altro, decine di profili che hanno commentato quel post sono fake. Profili finti, creati ad hoc per partecipare al tiro al piccione, entità che non sono identità (e sappiate che non è la prima volta che vengono tirate fuori… Con Petrolio monitoriamo la situazione da un bel po’). Qualcuno si è divertito, questo è ovvio. Di sicuro, questi profili sanno come si usa Facebook. Più commenti ci sono, più un post è visualizzato nella home degli utenti, più si invoglia a scrivere e blablabla…

Il giorno dopo la tempesta, la realtà è un turbinio di paradossi e banalità. Adulti che puntano il dito verso ragazzini colpevoli tanto quanto gli stessi adulti che fanno sempre i ragazzini con una tastiera fra le mani. Arriveranno provvedimenti, è giusto che sia così. Deve morire l’idea che si possa dire o fare qualsiasi cosa con un computer o cellulare fra le mani. Ma il problema sociale sollevato dai difensori della moralità facebookiana, riguarda davvero solo ragazzini maleducati e sfrontati? Ci divertiamo tanto a leggere post e commenti, a vedere come Facebook sia utilizzato nel modo più sbagliato possibile, tra leggerezze, svarioni e insulti. Facciamo un salto indietro in campagna elettorale? O vogliamo leggere qualsiasi post inerente la situazione politica del paese? Dove sono i ragazzini, in quel caso?

Di fronte a questo paradosso, allora, è bene sottolineare che la questione è legata a strumenti che sono nuovi per entrambe le “fazioni”, per così dire: in quei commenti al post del sindaco si sono fronteggiate, forse per la prima volta, generazioni molto lontane tra loro per usi e costumi tecnologici quanto per riferimenti culturali, ma per le quali i social sono una novità assoluta. Del resto, quello che succede a Francavilla non è molto differente da quello che succede a livello nazionale e internazionale. Abbiamo presidenti che annunciano guerre (anche solo commerciali) via Twitter e star che chiudono gli account Instagram dopo aver devastato un supermercato. Di questi strumenti, fondamentalmente, ignoriamo il funzionamento tecnico: eppure non possiamo farne a meno.

Lungi da noi demonizzare il mezzo, ovviamente: eppure Petrolio è nato anche un po’ per fare ordine nel racconto pubblico, per staccarlo un po’ dai profili personali. Perché i social possono aiutare a informare, fare rete, condividere contenuti interessanti o anche solo passare qualche ora in spensieratezza o al riparo dalla solitudine. Ma sappiamo anche che questi strumenti sono progettati in un certo modo – un modo tecnico – che ci sfugge: è vero che funzionano più come un videogioco che come la cara vecchia televisione, è vero che creano dipendenza (non è meraviglioso vedere la lucina rossa della notifica che si accende?), ed è vero che per la prima volta nella storia dell’umanità ci permettono di pensarci come personalità pubbliche, delle vere e proprie star che pensano (talvolta si illudono) di potersi rapportare alla pari con sindaci o presidenti del consiglio, mentre nel frattempo cedono informazioni sul proprio conto: informazioni che servono a profilarci come consumatori cui far sapere che è uscito l’ultimo modello di iPhone (a proposito: dopo aver letto questo articolo, è probabile che qualche negozio di telefonia si palesi sul vostro schermo). Tutte cose inimmaginabili fino a dieci anni fa, insomma, a cui eravamo impreparati.

Che fare, allora? A livello politico, se proprio dobbiamo dirlo, è inutile sottolineare che la rincorsa del like facile non si traduce automaticamente in consenso: a ogni like corrisponde  il silenzio di molta altra gente (che magari NON è su Facebook) e il dissenso di altra, che semplicemente preferisce non esprimersi, fare uno screenshot e magari prenderti pure in giro in un gruppo Whatsapp con gli amici. Le ultime elezioni, del resto, hanno visto la sconfitta di Maurizio Bruno, che probabilmente fino a quel momento era stato l’indiscusso influencer della politica digitale francavillese, con dei numeri apparentemente incredibili.

A livello di coesione cittadina, invece, è bene prendere atto che spesso le bisbocce virtuali creano conseguenze nella vita reale, con persone che smettono di salutarsi per via di un certo post o di un certo commento. A volte va anche peggio: ricordate la tentata presa di Castello Imperiali dopo l’aumento della Tari, due anni fa? Quella protesta, condivisibile nei contenuti, aveva avuto toni molto violenti anche dal vivo, dopo essere partita online.

Infine. A livello di racconto pubblico francavillese, che è quello che più interessa noi di Petrolio, c’è semplicemente da registrare un casino inestricabile: rileggendo i commenti sotto il post del sindaco – provate a farlo, se avete fegato – vedrete che si sono mischiate diverse istanze, alcune delle quali anche legittime. Accanto a chi minacciava, trollava o esprimeva la sua inutile opinione sulla gioventù (o sull’anzianità) d’oggi, c’era pure chi non era in grado di leggere il bollettino della protezione civile postato dal sindaco e chiedeva se le scuole sarebbero rimaste aperte, chi faceva notare che non si sente sicuro a scuola, chi voleva semplicemente farsi sentire – quando mai è potuto succedere di poter parlare direttamente col sindaco della tua città? Bene: alla fine della storia, che fine hanno fatto queste istanze, che fine hanno fatto questi temi? Tutto perduto nel pantano seguìto alla tempesta digitale, in attesa della prossima.

NB: Chiuso l’articolo (sono le ore 17 in punto del 29 ottobre 2018) i commenti sotto il post del sindaco sono scesi ancora per arrivare a 582: evidentemente, più di qualcuno deve aver deciso che era opportuno cancellarli.