Foto: Gabriele Fanelli

Chiara ha 16 anni, frequenta il terzo anno al Liceo Classico Marzolla di Brindisi ed è un’attivista del movimento Fridays for Future. Lo scorso 27 settembre, durante la manifestazione a Brindisi, ha parlato di emergenza climatica davanti a migliaia di studenti provenienti da tutta la provincia. Qualche giorno prima, Greta Thunberg pronunciava un discorso destinato a diventare iconico in apertura del vertice sul clima delle Nazioni Unite: “La speranza viene da noi giovani, come osate? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, eppure sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, le persone stanno morendo, interi ecosistemi stanno crollando”.

Tu sei un’attivista del movimento Fridays for Future: cos’è cambiato dopo la manifestazione mondiale dello scorso 27 settembre?

C’è grande fermento nell’aria: la situazione interna al movimento sta gradualmente cambiando, visto il successo dell’ultima manifestazione. Io al momento non ho un ruolo organizzativo, ma cerco di agire in maniera più autonoma. In situazioni come una manifestazione mi rendo sempre disponibile e cerco di fare la mia parte, anche perché per coinvolgere i ragazzi non basta la propaganda in senso stretto, ma c’è un lavoro diverso da fare: c’è bisogno di qualcuno che vada a parlarci, che spieghi la situazione. Collegandoci a Greta, lei ha avuto tanto successo perché ha fatto molto più di quello che finora hanno fatto gli adulti, nel bene e nel male. 

Come sei entrata a far parte di questo movimento?

Non ho fatto parte del movimento fin dall’inizio. C’è una pagina Instagram che recentemente ha iniziato a pubblicare dei contenuti e questo è un social fondamentale per raggiungere i ragazzi; li ho intercettati in questo modo, mi sono incuriosita e li ho contattati. Ho partecipato a un’assemblea per rendermi conto di cosa si trattasse. Poco dopo c’è stata la manifestazione, ed è stato in quell’occasione che mi sono realmente messa in gioco! 

Ci sono altri movimenti ambientalisti a Brindisi?

Sì! Ho scoperto per puro caso, sempre grazie a Instagram, che dei miei conoscenti si stanno organizzando in maniera autonoma fuori da Fridays for Future per incontrarsi periodicamente con lo scopo di pulire la città. È come per la pulizia delle spiagge: non fai la differenza, ma gesti di questo tipo hanno un grande valore a livello simbolico. Questa cosa mi ha colpito molto, perché vuol dire che la tutela dell’ambiente è un tema trasversale, e l’importante è sensibilizzare il maggior numero di persone possibile. E tutti i movimenti in un certo modo avvicinano alla politica, perché i temi che portano avanti naturalmente attirano i più giovani. Permettono di scoprire il mondo là fuori. 

Secondo te, qual è il punto di forza dell’ambientalismo? Come ti spieghi il suo successo? Quale ruolo svolgono i mezzi di comunicazione rispetto alla diffusione delle idee?

Non ho mai pensato alle ragioni del successo del Fridays for Future, ma forse è perché ho un approccio pragmatico. Credo che sia dovuto alla popolarità che i media hanno fra i ragazzi, e alla visibilità che hanno dato a personaggi come Greta e tanti altri. La curiosità dei singoli ha reso possibile tutto questo, e poi aggregarsi è stato naturale! Secondo me non c’è stata nessuna trasformazione dall’oggi al domani, perché esistevano già singoli o gruppi di persone interessati al tema della tutela dell’ambiente. Che non è né di destra né di sinistra, ma unisce tutti per vari motivi: è per questo che si è radicato relativamente in poco tempo. Ad esempio, io un anno fa ho visto le storie Instagram di una mia amica che vive in Belgio, in cui si vedeva che stava partecipando ad una manifestazione per l’ambiente. Continuando a seguirla ho scoperto Greta e Fridays for Future: non bisogna demonizzare i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione, ma utilizzarli al meglio traendo ciò che di buono contribuiscono a diffondere.

Che cosa potrebbe fare la politica?

In questo Paese molto spesso non si agisce per buona volontà, e non si ha mai un’adesione completa a certi temi: c’è quasi sempre bisogno di un incentivo materiale ad agire in un certo modo. Nel quotidiano, le scelte ecosostenibili sono quelle che costano di più in termini economici: quindi penso che la politica, dall’alto, potrebbe intervenire su queste dinamiche perché, ripeto, è difficile che il singolo agisca per buona volontà.

La scuola è certamente il luogo privilegiato per un’efficace sensibilizzazione. Qual è la situazione nella tua scuola? 

Dobbiamo insistere molto su certe cose, ma stiamo facendo dei passi in avanti. Il nostro rappresentante d’istituto, dopo aver consultato tutti i rappresentanti di classe, ha fatto richiesta per avere dei boccioni d’acqua su ogni piano dell’istituto. Contemporaneamente abbiamo commissionato a un’azienda delle borracce di alluminio con il logo della nostra scuola e abbiamo anche chiesto alla nostra preside dei contenitori per poter fare la raccolta differenziata anche in classe, perché finora ce n’era solo uno per piano. In attesa che venga accolta la nostra richiesta, nella mia classe ci siamo già attrezzati autonomamente. La maggior parte dei ragazzi non fa caso a dove butta i rifiuti, e penso che sia giusto semplificare la vita il più possibile anche agli sbadati.

Com’è la situazione locale rispetto a quella mondiale?  

Nel complesso la questione è sicuramente più avanzata a livello mondiale, soprattutto nel nord Europa, dove questi movimenti hanno una rilevanza maggiore; in Italia, si è fatto un passo in avanti con la Dichiarazione di Emergenza Climatica, scritta dagli studenti di una scuola di Mesagne: questo documento contiene degli impegni precisi a tutela dell’ambiente. C’è ancora tanto lavoro da fare sulla mentalità del singolo, ma posso dire che a Brindisi c’è tanto interesse da parte dei ragazzi rispetto a qualche anno fa.  

La critica che viene mossa ai giovani è che non siete completamente consapevoli di quale futuro ci aspetta, che non conoscete a fondo quello di cui parlate e per cui lottate.

Io penso che sia una critica infondata: il senso di questi movimenti non è quello di dire “fate questo, fate quello”, ma è “fate qualcosa”. Noi chiediamo di fare le scelte giuste a chi è nella posizione di farlo. Sappiamo che il nostro stile di vita cambierà proprio perché lo stiamo già cambiando! Modificare le proprie abitudini gradualmente è un modo per contenere gli effetti negativi e inesorabili di comportamenti del passato. È vero, c’è anche chi dice che siamo ragazzi disinformati: io non ho problemi ad ammettere di non conoscere gli aspetti tecnici e specifici del problema ambientale. Ma sappiamo l’essenziale: bisogna dare voce a chi ne sa più di noi. Tante critiche sono state mosse anche nei confronti di Greta: al di là del suo caso specifico, penso che l’obiettivo fosse quello di portare alla luce alcuni problemi già noti, e mi pare sia stato raggiunto. Rispetto a un anno fa, ho assistito a situazioni impensabili: non credevo ci potesse essere un cambiamento così radicale in così poco tempo. 

Questa ideologia sopravvivrà e si evolverà, o potrebbe prima o poi subire una battuta d’arresto?

A un certo punto saremo tutti costretti ad abbracciare l’ambientalismo, oltre a quello che può dire o fare la politica. Entrando nel merito, questo è un pensiero molto pessimista: il futuro di noi ragazzi sarà difficile. Le nostre guerre non saranno più guerre per il petrolio, ma combatteremo per cose che adesso diamo per scontate, come ad esempio l’acqua. A noi giovani spetta l’arduo compito di fare le scelte giuste, e affronteremo situazioni che vanno ben oltre a quelle che possiamo immaginare. Ma se la mentalità cambia già da adesso ne trarremo beneficio noi, gli adulti di domani.

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