Giorgia Martina - Petrolio
Foto: Gabriele Fanelli

La scorsa estate il Comune di Francavilla Fontana si è dotato di un Regolamento che disciplina il ruolo dell’Osservatore o Osservatrice del linguaggio e, poco tempo dopo, il Consiglio Comunale ha nominato Giorgia Martina, scegliendola tra una rosa di candidate.

Abbiamo intervistato Giorgia Martina, Osservatrice del linguaggio, per farci raccontare in cosa consiste il suo ruolo e come si comporta la comunità francavillese sui social, soprattutto ora che le piazze virtuali hanno soppiantato quasi completamente quelle fisiche.

Cosa ti ha spinta a candidarti?

Quando ho saputo di questo bando ho inviato la mia disponibilità a ricoprire il ruolo di Osservatrice. Naturalmente non ero la sola a candidarmi, e infatti sono stata scelta tra una rosa di svariate candidature. Lo scorso 29 settembre sono stata eletta nel corso di un Consiglio Comunale. Con questa nuova esperienza ho voluto rimettermi in gioco per poter sperimentare nuovi contesti e perché no? per provare a fare qualcosa di positivo e costruttivo per la comunità di Francavilla Fontana. Ad oggi non esistono regole, indicazioni, documenti operativi che indichino quali attività sono proprie di un Osservatore del linguaggio, quindi in questi primi mesi di attività sto cercando di dare forma e senso a questa figura, per cercare di costruire un percorso che possa essere replicabile anche nei prossimi anni. Naturalmente tutto questo è stato possibile grazie alla condivisione e partecipazione di Sergio Tatarano, Generazione 72021, Margherita Cinefra e Vincenzo Sardiello che ringrazio molto perché mi hanno sempre supportata.

L’Osservatore o Osservatrice del linguaggio è un “organo di garanzia con il compito di fornire indicazioni alla cittadinanza sull’uso rispettoso, consapevole e non ostile degli strumenti di comunicazione.” Concretamente, cosa significa?

Dal mio punto di visto credo che sia finita la fase “fanciullesca” dei social, in cui tutto è possibile e tutto è ammesso. Ora siamo in una nuova fase, quella “adulta”, in cui bisogna iniziare a mettere delle regole e a controllare in modo più sistematico le informazioni e, soprattutto, a stigmatizzare i comportamenti non corretti. I social sono diventati il nostro pane quotidiano, tutti noi li usiamo per gli scopi più diversi e quindi, così come accade in ogni grande comunità (in questo caso, virtuale) bisogna fissare delle regole, una netiquette che sia condivisa da tutta la community. Naturalmente non è un lavoro facile, e soprattutto non esistono ancora regole per un uso corretto e consapevole dei social e della rete. Bisogna sperimentare, provare attraverso incontri e laboratori che coinvolgano tutta la comunità, a partire dai più piccoli.

Al netto delle limitazioni, hai organizzato delle iniziative finora?

Ho partecipato ad un incontro con la Croce Rossa Giovani per presentare questo progetto. Poi ho incontrato le ragazze e i ragazzi del Consiglio Comunale per un’attività laboratoriale durante il Giorno della Memoria, e ho organizzato un live per il Safer Internet Day con la senatrice Elena Ferrara, a cui ho invitato tutte le scuole superiori di Francavilla Fontana. Organizzerò a breve altri momenti di incontro per coinvolgere tutta la comunità, partendo da quelle che sono le esigenze e i bisogni che ho rilevato nelle due indagini che ho fatto, somministrando un questionario a cittadine e cittadini di Francavilla Fontana e, in particolare, alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori.

Cosa dicono i dati raccolti con queste due indagini?

Con riferimento alla prima indagine, la maggior parte degli intervistati risulta più o meno sempre connessa, e sono pochissime le persone che non amano i social. I social più conosciuti (Facebook, Instagram, YouTube, WhatsApp) sono anche quelli più usati, anche se i più apprezzati dal campione di riferimento sono Instagram e WhatsApp. I social vengono utilizzati soprattutto per curiosare nella vita degli altri e per tenersi aggiornati su quello che succede, anche se alla maggior parte degli intervistati non piace mettere in mostra la propria vita privata. Rispetto al ruolo delle Istituzioni, una buona parte degli intervistati ritiene sia utile l’utilizzo dei social come canale di comunicazione.
Con riferimento a entrambe le indagini, invece, emerge che sono in molti ancora a non conoscere il mio ruolo, anche se la maggior parte degli intervistati è d’accordo con la sua creazione e ne riconosce l’importanza. Solo qualcuno ha dichiarato che scrivere commenti ostili è un gioco e che l’hate speech non esiste. Naturalmente parliamo di un piccolissimo campione, dato che sono stati elaborati solo 287 questionari.

Giorgia Martina - Petrolio
Foto: Gabriele Fanelli

Monitori delle pagine o dei gruppi Facebook specifici?

Ho creato la pagina Facebook Osservatorio del linguaggio – Francavilla Fontana e quindi, ovviamente, analizzo i soprattutto i dati statistici di questa pagina. Leggo i post di alcuni componenti dell’Amministrazione e dell’opposizione, ma anche pagine che parlano della città, come Lo Strillone e Canale85. Qualche volta sono gli stessi cittadini ad indicarmi post “particolari”. Credo però che a breve mi sposterò anche su altri social.

Qual è stata la cosa più scioccante che hai letto finora?

Devo dire, purtroppo, che si leggono molti post spiacevoli, in cui si denota una certa spudoratezza e aggressività nel linguaggio. È come se cadessero le barriere inibitorie anche rispetto all’interlocutore – che, nella maggior parte dei casi, è l’Amministrazione. Non c’è stato finora qualcosa di particolarmente scioccante, ma sicuramente gli odiatori seriali avrebbero bisogno di qualche lezione di sintassi, perché sono certa che non è sempre colpa del correttore automatico!

Sei mai stata tentata di intervenire in discussioni pubbliche?

Sì, ma mi blocco perché il mio ruolo è quello di osservare, prendere atto e trovare delle possibili soluzioni per guidare le persone verso comportamenti più corretti, sempre che io ci riesca. Al momento ho troppi pochi elementi per fare delle valutazioni. 

Che impatto pensi abbia l’istituzione di una carica come quella che ricopri nell’ecosistema digitale francavillese?

Spero di poter lasciare qualcosa di buono, soprattutto tra i più giovani: puntiamo tutto su loro, seminiamo ora per raccogliere i frutti nel futuro.
Mi piace ricordare sempre il concetto di Umanesimo Digitale, di cui tanto si parla in questo momento, in cui diventa fondamentale la centralità dell’uomo rispetto alla tecnologia, per dare avvio a una rinascita culturale e morale. L’Umanesimo Digitale riconosce la specificità dell’essere umano e delle sue capacità, servendosi delle tecnologie digitali per accrescerle, e non per limitarle. Non possiamo fermare il progresso tecnologico ma non possiamo esserne succubi.

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