Foto: Gabriele Fanelli

La ricordo ancora. Ricordo ancora una discussione assurda su Dagoberto, attaccante brasiliano che all’epoca dei fatti militava nell’Atletico Paranaense. Aveva fatto tipo un super gol e, come spesso capita quando si discute di giovani calciatori sudamericani, si gridava già al fenomeno. Io e Paolo Tardio eravamo davvero convinti, interessati alle sorti di questo ragazzo. Ma qualcuno ci fece notare che i nomi Dagoberto e Atletico Paranaense facevano ridere. Non ero per niente d’accordo. A pensarci oggi effettivamente, immagino Dagoberto giocare nell’Atletico Paranaense nel campionato di Paperopoli e vincere la coppa del paper-mondo. Ci sta, se ci pensate, ci sta tutto. Tutto questo solo per dire che è stato bello incontrare dopo tanto tempo Paolo, a parlare di sport con una passione mai mutata. Forse, per certi versi, cresciuta.

Era da tempo che non ci vedevamo, è vero. Ma in questi anni ho seguito il suo lavoro. Per amicizia, certo. E per curiosità: per un po’ di tempo, e in settori differenti, con Paolo abbiamo condiviso lo stesso lavoro. L’idea di intervistarlo però è nata negli ultimi mesi, quando sui suoi profili social comunicava cambiamenti riguardanti proprio la sua vita lavorativa. Insomma, se in pochi mesi lavori a Tokyo 2020 per il Coni e poi per la Lega Serie A, la cosa diventa automatica. Tanto quanto un caffè su Viale Lilla.

Fammi capire: sei proprio in Serie A? Di cosa ti occupi?

Eh già, mi occupo della supervisione del canale Youtube, il canale più importante al momento per la Lega Serie A, quello dove carichiamo gli highlights. Contestualizzo: la Lega Serie A fa i bandi di assegnazione dei diritti, e viene normata anche l’attività social che possono fare sia i broadcaster che i club e la Lega stessa. Youtube è stata considerata la piattaforma ideale per caricare gli highlights, l’importante è che vengano rispettati gli embarghi di chi possiede i diritti. L’embargo per l’estero è di 60 minuti, quindi gli highlights possono essere pubblicati dopo un’ora dalla fine dell’evento. Dopo 3 ore posso caricarli in Italia.

Perché è il canale più importante per la Lega Serie A?

Per i numeri che abbiamo, 7,7 milioni di iscritti circa. Generiamo tra i 13 e i 16 milioni di views per match round a giornata. Ecco perché è uno dei canali più importanti per la Lega. Questo ovviamente prevede un certo numero di contenuti che devono essere caricati. Per le partite pubblichiamo a weekend 30 video, 10 in inglese, 10 in italiano e 10 in arabo perché in questo momento la Lega ha deciso di pubblicare nell’area del MENA (Medioriente e nord Africa) 5 partite gratis su Youtube. Streammiamo 5 partite gratuite in quei territori (geobloccate e speakerate in arabo). L’attività principale è questa, ogni giorno è un contenuto. Questo implica seguire le partite…

Può anche essere il lavoro più invidiato al mondo per gli appassionati…

Sì, assolutamente. Però a un certo punto può essere stancante, cioè guardi 10 partite a settimana. Le settimane con il turno infrasettimanale sono densissime, cosa che mette abbastanza sotto stress la macchina.

Quanti siete a fare questo lavoro?

Nel settore digital siamo 5, con ruoli diversificati. Io ho il compito di gestione e supervisione video di Youtube, che ovviamente vengono pubblicati anche su altre piattaforme social. Poi ci sono i colleghi che si occupano di seguire le agenzie estere, chi il rapporto con i club. Tanta carne al fuoco.

Sei arrivato ad agosto. Prima hai lavorato per il Coni…

Si, ho lavorato un mese per seguire le Olimpiadi. Tanto inaspettato quanto bello: sono stati scelti 12 professionisti in tutta Italia che hanno creato una squadra che doveva andare ad accompagnare il team ufficiale del Coni. Eravamo di stanza a Milano, due gruppi che lavoravano per 8 ore ciascuno, in modo tale da dare quanto più supporto a Tokyo. Lo storytelling post medaglia lo abbiamo fatto noi, per esempio. Tre settimane non stop, nelle Olimpiadi che hanno segnato la storia dell’Italia e devo dire che per chi è appassionato di sport, poterlo raccontare da dentro ha un significato diverso, perché ti senti parte di una squadra.

Qualcosa di particolare da ricordare di quei giorni?

Ci sono tanti episodi. Ti racconto questo: poco prima della medaglia della 4×100 avevamo superato il record assoluto di medaglie e avevamo preparato il post del Coni con su scritto il numero delle medaglie. E da lì a poco c’era la 4×100, che nessuno di noi aveva pensato di poter vincere. Speravamo di finire sul podio ma mai avremmo pensato di vincerla. Cinque minuti prima della partenza prepariamo questa grafica e la pubblichiamo. Poi vinciamo la medaglia e dovevamo preparare un’altra grafica e un altro post, non potevamo fare lo stesso di prima cambiando il numero delle medaglie. Quindi abbiamo crociato il numero precedente e inserito il numero nuovo. Abbiamo raccontato l’evento in modo più simpatico, raggiungendo anche chi è più giovane. È stata un’estate piena.

A giugno invece hai finito con l’Allianz Powervolley Milano, 3 anni in cui hai alzato qualche trofeo.

Sì, diciamo che mi trovo ad avere la fortuna di raccontare i primi trofei dei club nella pallavolo. Il 24 marzo abbiamo sollevato il primo trofeo della storia del club, un trofeo europeo, il terzo per importanza: la Coppa Challenge.

Il tuo lavoro per Powervolley?

Era diverso, ero capo della comunicazione, facevo tutto da solo. La pallavolo è un po’ diversa, ha bisogno di comunicarsi da sola. Non è come ogni notizia che avviene nel calcio. Anche se fai un grandissimo risultato, hai bisogno di raccontarlo tu. Le società di volley sono più avanti, non come struttura ma come idea, cioè quella di essere una media company. In 3 anni ho scritto 500 comunicati, che sono veri e propri articoli di giornale. Quindi gestivo sia la parte classica che la parte digital. Non sono i numeri del calcio, ma devi farti le grafiche, i video e montarli… Una cosa che ti stimola a essere multitasking. Ero un all in one, e oggi me la porto dietro a livello di conoscenze. È stata un’esperienza bellissima. A Milano non esistono giornali locali, i competitor a livello sportivo sono in ogni dove. In tre anni abbiamo fatto passi da gigante. Rischio di apparire un po’ arrogante dicendo che ho tracciato le linee guida nella comunicazione del volley negli ultimi 6 anni. Perché prima ero a Perugia, nel 2018 ho lasciato vincendo Coppa Italia, Scudetto e Supercoppa (anche lì i primi titoli in assoluto) gestendo anche una figura come Ivan Zaytsev che attraeva pubblico. Il mio compito è stato far diventare tifoso della squadra chi seguiva lo Zaytsev di turno. Abbiamo fatto un bellissimo lavoro, in un mondo che si approcciava da poco a un nuovo modo di comunicare digital, farlo da solo sui canali social essendo media company in autonomia.

Ma come hai iniziato?

Sul campo. Quando mi sono trasferito a Perugia per motivi di studio, ho iniziato a lavorare subito in Associazioni di Promozioni Sociale (oratori) e mi occupavo di comunicazione, grafica, video. Poi ho iniziato a collaborare con l’Ufficio Stampa della Diocesi, vice portavoce del Cardinal Bassetti, attuale presidente della CEI. E poi per Umbria Radio, radio regionale con cui ho preso il tesserino da giornalista, ho iniziato a occuparmi di sport. Curavo i progetti, come partner ufficiale, del Perugia Calcio e della Sir Volley, praticamente i due sport più importanti a Perugia. Conducevo però anche programmi di musica, i GR, e poi con la radio abbiamo creato un portale di news con cui abbiamo iniziato a martellare sui social. Insomma tutto è partito da qui, da quando ho cominciato a utilizzare i social per lavoro. L’occasione più grande ce l’ho avuta quando con il Perugia calcio abbiamo creato una pagina gestita per conto di Umbria Radio, ma come fosse una pagina ufficiale del Perugia. E poi da lì si è arrivati alla pallavolo.

Ho visto su un tuo profilo social foto con Totti, Shevchenko e Candela…

Sì, sono gli Ambassador della Lega Serie A. È un progetto del marketing, giocatori che hanno lasciato un segno nello sport. Girano per rappresentare la Lega. A Candela ho detto che mi ha fatto vincere un sacco di Fantacalcio (ride).

Con chi hai avuto l’incontro più bello?

Da quando sono in Lega ho visto solo questi tre. In generale, per la mia fede calcistica, quando ho incontrato Javier Zanetti è stata un’esperienza unica. Gli ho detto che il giorno più bello della mia vita è stato il 22 maggio 2010 (vittoria della Champions League dell’Inter n.d.r.) e lui mi fa “tranquillo, me lo dicono tutti”. Presentava il suo libro. Una persona fantastica, che ha lasciato un grande segno nello sport ma che comunque è una persona molto attenta con la sua Fondazione Pupi.

Ma non ti annoi mai?

L’aspetto negativo è che non stacchi mai. Quello che accade devi comunicarlo in tempo reale. Faccio un esempio: se 20 anni fa lo scambio Guarín-Vucinic fosse avvenuto in tempi non social, lo scambio alla fine si sarebbe fatto. Perché quando si pubblicò la notizia su Twitter che Vucinic era a Milano per fare le visite mediche, ci fu la ribellione dei tifosi dell’Inter e non se ne fece più nulla. Senza social, il giorno dopo avremmo letto su La Gazzetta dello Sport dello scambio avvenuto. Questo vuol dire che non puoi staccare mai. È l’unico aspetto negativo che vedo, quello di essere sempre iperconnesso.

Ma non tanto da farti dire basta?

No, perché finché mi emoziono non raschierò mai il fondo del barile delle energie. Ogni tanto capita di fare delle giornate lavorative infinite…

Io non so se ce la farei, nonostante l’enorme passione…

Ogni tanto ti penso. Non so se ricordi, anni fa ormai, eravamo a casa tua, Mondiali 2006 e Inzaghi segna contro la Repubblica Ceca, il gol in cui Barone sta ancora correndo in attesa della palla (sorride). Va a esultare sotto la bandierina, in un modo particolare e tu dici: “questo modo di esultare mi ricorda qualcosa”. E io dalla cucina ti dico “sì, il gol di Inzaghi contro il Celtic in Champions”. Ricordo anche che scarpe avevano determinati giocatori. Ho ricordato questo episodio con un collega proprio qualche tempo fa, perché mi è successa una cosa simile. Sono quelle cose che non sai perché ricordi, ma quando fai questi collegamenti capisci che è passione e divertimento.

Eravamo un tantino matti, concordo (forse lo siamo ancora). Commenti sui social, li gestisci tu? Ti è capitato di dover gestire situazioni pesanti sui social?

C’è un’agenzia che lavora con noi che li gestisce, ci sono parole già bloccate che non possono essere scritte. Col calcio è molto facile che accada, la passione è molto forte e a volte poco moderata. Devi armarti di pazienza, capire la situazione ed eventualmente bloccare dove c’è da bloccare ed eliminare dove c’è da eliminare. Però questo sta alla situazione del momento. Di base, le negatività non devono esserci. Le emozioni negative devono fare parte dello sport, ma l’offesa non fa più parte di questo mondo. Quando si scavalca il confine, abbiamo delle direttive per agire.

Questi lavori che hai svolto dal centro al nord Italia, saranno mai replicabili alle stesse condizioni dalle nostre parti?

È una cosa che mi sto chiedendo, non da poco tempo. Non lo so, ti rispondo così. Non credo sia solo un problema di tecnologia o di infrastrutture. Credo sia questione di percezione dell’importanza di una cosa. Chi lavora nei social spesso viene preso in giro. E nelle battute comuni, che chi lavora nei social non voleva fare nulla nella vita, ritrovi quello che molti pensano. Ci vuole coraggio da queste parti, le risorse, ma non economiche. Le società devono scommettere sulle persone. Qui ci sono tantissime persone valide, bisogna investire su di loro, nella loro formazione. Qui c’è gente che in un altro posto d’Italia farebbe grandi cose! Bisogna cambiare la mentalità, anche a livello di apprezzamento delle cose e delle professioni. Io ho avuto culo e una gran faccia di culo. Poi magari sono bravo, però ho avuto tanta fortuna. Forse, fossi rimasto qui, la Lega Serie A non mi avrebbe mai chiamato.

Da quanto tempo manchi da Francavilla?

Da 11 anni.

Sento un’inflessione poco francavillese. È l’abitudine a sentir parlare in modo diverso o è un modo per nascondere il meridionale che c’è in te?

No no dai, oggi qualcuno continua simpaticamente a chiamarmi terrone, qualche amico però. A Perugia, avendo lavorato in una radio regionale e ufficiale del Perugia Calcio, un po’ l’inflessione doveva sparire. Lì ho vissuto tre anni con perugini doc e allora un pochino l’influenza l’ho subita. Non credo di aver preso inflessione milanese, provo a essere neutro. Magari qualcosa cambia, ma per me non è mai stato per difesa. Anzi, sempre orgoglioso delle mie origini.

SOSTIENI PETROLIO!

Petrolio Magazine è fatto con dedizione, su base volontaria, dai soci dell’associazione Petrolio Hub. Non è un progetto a scopo di lucro, ma se ti piace il nostro lavoro e vuoi che continui, ti chiediamo di sostenerci con una donazione. Grande o piccola, ci farà decisamente felici: è bello sapere che quello che fai è importante per qualcuno. Grazie!