consigliere aggiunto
Foto: Gabriele Fanelli

“An piettu, ccussì!”. Mohammed mi aveva già rapito per la sua bontà e il suo sguardo sincero, ma quando ha pronunciato queste parole in un perfetto dialetto francavillese, condito dalla sua inflessione francese, ha aggiunto l’ultimo tassello sotto la voce simpatia. Mohammed Hadef, questo il suo nome completo, è uno dei due consiglieri stranieri aggiunti al Comune di Francavilla. In un periodo in cui sembra prevalere la disumanità e l’intolleranza nei confronti dell’altro, la decisione di rappresentare anche in consiglio comunale le minoranze presenti nel nostro paese, è un respiro a pieni polmoni. Abbiamo incontrato Mohammed, per conoscere la sua storia, per conoscere meglio l’uomo. È lui a darci appuntamento, rigorosamente in piazza, uno dei suoi posti preferiti. Siamo a nostro agio e l’incontro diventa subito informale. Gli chiedo se possiamo darci del tu e Mohammed mi risponde con una pacca sulla spalla, aggiungendo un rasserenante “ma certo!”.

Noi siamo Petrolio. E tu? Quanti anni hai?

Mi chiamo Mohammed Hadef e sono nato nel 1953, ho 66 anni.

Da quanto tempo sei in Italia?

Sono arrivato qui con mia moglie nel 1992. Per un breve periodo siamo ritornati indietro per poi stabilirci definitivamente in Italia dal 1996. Abitiamo a Francavilla dal 2000, paese dal quale non ci siamo più spostati.

Qual è il tuo Paese d’origine?

Sono nato in Algeria, mentre mia moglie in Marocco. Ho tre figli, una nata in Algeria, uno in Marocco e un altro in Italia, proprio qui a Francavilla.

Cosa fai nella vita?

Da sette anni sto lavorando come mediatore interculturale e mi occupo anche della gestione della moschea di Latiano, dove faccio l’educatore, l’Imam. Quando sono arrivato ho fatto diversi lavori, tra cui il commerciante ambulante.

Perché sei in Italia?

In Algeria nel 1990 c’erano tanti problemi, poi è scoppiata la guerra civile (1991, ndr) e non ce la facevo più. La vita quotidiana era diventata molto pericolosa. Così ho preso la decisione di emigrare all’improvviso, an piettu, ccussì! (sorridiamo divertiti). L’Italia era il Paese più vicino, anche come mentalità mediterranea. Quando sono arrivato sono andato a Napoli, dopo tre mesi mi sono spostato a Foggia e infine con altri amici nordafricani ci siamo avvicinati a Brindisi. Da qui, mi sono trovato a Francavilla per lavoro. All’inizio era una situazione irregolare e ho lavorato per un paio d’anni in una masseria. Poi, una volta regolarizzata la mia situazione con la Questura, ho cambiato mestiere dedicandomi al commercio.

Qual è la cosa più bella che hai vissuto a Francavilla?

La cosa più bella è l’accoglienza. Sono riuscito a fare amicizia in un tempo davvero breve e un giorno dopo l’altro ho cominciato a sentirmi veramente francavillese. La stessa cosa è stata per i miei figli. Per quanto riguarda la lingua non abbiamo avuto molte difficoltà: sia il francese che l’italiano derivano dal latino e per noi è stato semplice impararlo. Poi mia moglie ha studiato lingue e siamo stati agevolati.

Il posto che più ti piace frequentare di Francavilla?

Mi piace il centro, la piazza. Mi fa sentire davvero di vivere una città storica. Di sicuro posso dirti che la cosa che mi ha attirato di più è la cultura, che si vede anche nell’accoglienza dei francavillesi. Ho avuto aiuti incredibili. Anche quando è uscito il decreto per la regolarizzazione degli immigrati irregolari, ho trovato persone molto disponibili che mi hanno aiutato in tutto. Mi hanno aiutato a trovare una casa, un lavoro. Non lo dimenticherò mai. Io poi, ho potuto dar loro in cambio qualche lezione di francese, soprattutto agli amici che dovevano fare esami all’università. In Algeria ho studiato due anni Letteratura Francese e così ho potuto aiutarli. Sono cose che hanno fatto nascere grandi amicizie.

Hai mai subito qualche tipo di discriminazione?

Te lo giuro, neanche un torto, mai. Mai avuto problemi di razzismo, né qui né nelle altre città in cui sono stato.

Cosa ti manca di più dell’Algeria?

C’è un po’ di nostalgia, soprattutto di alcuni amici. Torno in Algeria due-tre volte l’anno, ma dopo poco ho anche nostalgia dell’Italia. Qui i miei figli hanno studiato o stanno studiando. Mia figlia, che adesso vive in Belgio, ha studiato Lingue a Bari, il mio secondo figlio studia Economia Aziendale a Milano e il terzo studia Psicologia a Torino. E queste passioni non sono arrivate dal cielo, c’è qualcosa sotto. Ecco perché dico che, anche per questo, Francavilla è una città culturale.

Sei un Imam. Ci spieghi di cosa ti occupi?

Sono un Imam volontario. Quello che faccio per la comunità musulmana qui, mira sempre all’educazione al giusto comportamento e alla moralità. Punto sempre al rispetto di tutte le religioni, quella cattolica, ebraica, ma anche di chi non crede in Dio. Bisogna rispettare l’essere umano e bisogna sempre dare il giusto esempio del vero immigrato che ha lasciato il suo paese per cambiare in meglio la sua posizione, senza fare del male agli altri.

Ultima domanda. Come mai la decisione di candidarti come consigliere?

Vivo qui da molti anni, conosco le leggi e il carattere degli italiani. È un modo per rappresentare di più l’immigrato in Italia, per farlo conoscere. Ci sono molti immigrati che partecipano alla vita italiana e alla sua economia, che desiderano solo vivere in santa pace. È giusto rappresentarli.

Chiudiamo il nostro incontro con qualche scatto fotografico. Mohammed ha lo sguardo di chi non è abituato ad avere una macchina fotografica puntata in faccia, di chi non è abituato a essere intervistato. C’è un po’ di imbarazzo, ma alla fine sorride, un po’ compiaciuto. In bocca al lupo, Mohammed!