Al primo impatto mi era sembrato schivo, un po’ brusco. Un lupo solitario. Eravamo a metà anni ’90 e in effetti il Cinema Teatro Italia non se la passava granché bene. Ero convinto che a Guido non importasse poi tanto, ma riuscii comunque a convincerlo: e così me lo fece visitare. Il cinema era chiuso, impolverato, in odore di abbattimento. Non so se riuscite a capire, oggi, cos’era Francavilla senza cinema. Io lo capii nel corso di quel sopralluogo, che alla fine si rivelò tutt’altro che freddo e veloce come avevo immaginato. Fu accurato e nostalgico, invece. Il distacco di Guido era una corazza: lo difendeva dall’ipotesi che il cinema potesse chiudere per sempre, cosa che lo avrebbe ferito a morte. Da allora non ci sono più cascato. Ogni volta che sono tornato in quella sala, soprattutto nel periodo dei lavori di adeguamento, sentivo l’orgoglio di Guido. Con gli occhi sorridenti annunciava i titoli in arrivo, l’acquisto di un proiettore più moderno, il programma delle nuove stagioni teatrali. Il sogno di suo padre Sandro Salerno continuava a vivere. “Ce l’abbiamo fatta”, ecco cosa dicevano quegli occhi chiari e un po’ tristi da lupo solitario. L’ultima volta che sono venuto al cinema ero stanco per un lungo viaggio e a essere sinceri il film in proiezione non era il massimo. Luisa, la mia compagna, aveva insistito per andare a vederlo. Devo dire che ho dormito benissimo, durante la proiezione. Quand’è finita però mi sono goduto lo spettacolo più bello e più vero: la soddisfazione di Guido quando mi ha detto che il Cinema Teatro Italia avrebbe proiettato Un’avventura, il film girato a Francavilla quest’estate. Sarò sempre grato a Luisa per aver insistito nell’andare a vedere quel film che mi ha fatto dormire: perché mi ha permesso di abbracciare per l’ultima volta quel lupo affettuoso che da domenica mancherà tantissimo, a tutti.
Alessandro Contessa
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