Foto: Gabriele Fanelli

84 centimetri. Quando siamo arrivati al campo comunale di Grottaglie, abbiamo chiesto a Davide Capobianco di fare qualche salto per l’obiettivo della Nikon di Gabriele. Quando ho visto quegli ostacoli ho subito chiesto all’allenatore di Davide, il Prof. Antonio Catalano, quanto fossero alti. 84 centimetri. Se 26 gradini da salire per arrivare a casa ti sembrano un’infinità, l’idea di saltare 84 centimetri con stile (senza dire cose tipo “Oplà” o fare mosse da Olio Cuore) è decisamente un’impresa titanica. Ecco perché a quegli ostacoli non mi ci sono avvicinato più di tanto. Avevo quasi paura. Vedere saltare Davide però, la prima, la seconda, la terza e la quarta volta, quello sì che è stato emozionante.

Foto: Gabriele Fanelli

Emozionante quanto vedere il video della vittoria a Rieti dello scorso settembre, con cui Davide Capobianco da Francavilla Fontana, si è regalato l’oro nel campionato nazionale Under 18 sui 400 metri a ostacoli. È stato il Prof. Catalano a farmi vedere l’impresa di Davide, raccontandomi metro dopo metro dove il suo allievo ha vinto. Quindi vi prego, mettete play al video qui sotto (Fonte: Atletica Italiana Tv) e godetevi la gara, con un occhio particolare all’ultima curva.

Al campo di Grottaglie c’è anche Ottavio Andriani, che non ha bisogno di presentazioni anche se vale la pena ricordare la sua partecipazione alla Maratona di Pechino 2008. Avevo 23 anni e ricordo di aver visto quelle Olimpiadi steso per terra, con il colpo della strega che mi fregò mezza estate. A 23 anni. Mah… comunque, non devo divagare. Ottavio e il Prof. Catalano lavorano insieme, in un’armonia che è tangibile in ogni momento. C’è complicità, oltre che un gran sapere. Il clima è disteso e i compagni di Davide cercano in tutti i modo di metterlo in imbarazzo, tra i sorrisi di tutti. Siamo sicuri che sarà un bel pomeriggio.

Foto: Gabriele Fanelli – Da sinistra: Antonio Catalano, Davide Capobianco e Ottavio Andriani

Davide, presentati alle amiche e amici di Petrolio.

Sono Davide Capobianco, ho 17 anni e corro i 400 metri con ostacoli.

Arriviamo subito al dunque: campione italiano Under 18, specialità 400 metri a ostacoli. Banale, ma devo chiedertelo: cosa hai provato?

Tanta soddisfazione, adesso è quasi difficile spiegarlo con precisione ma tanta gioia ed entusiasmo. Non ero proprio il favorito prima della gara e non me lo aspettavo. Ma è successo e sono felicissimo.

Ma quando sta accadendo una cosa del genere, te ne rendi conto?

Quando corro sono concentrato e cerco solo di spingere dal primo all’ultimo metro, poi quello che succede succede.

E dopo quella benedetta ultima curva, ti sei reso conto di quello che stava accadendo?

Diciamo che dopo quella curva ci ho creduto di più, anche perché vedevo i miei avversari vicini. Ho cercato di spingere al massimo in quegli ultimi metri e alla fine ce l’ho fatta.

Quando e come hai cominciato a dedicarti a questa disciplina?

Ho iniziato tramite i giochi studenteschi durante le scuole medie, facevo proprio ostacoli. Dopo aver vinto la mia prima gara provinciale, mio padre si mise in contatto con Ottavio e il Prof. Catalano e da lì ho iniziato ad allenarmi a Grottaglie. Praticamente ho iniziato quattro anni fa.

Foto: Gabriele Fanelli

Sei stato premiato da Fabrizio Mori, campione del mondo a Siviglia nel 1999, e il tuo direttore tecnico Ferrara ti ha paragonato a lui dopo la gara…

Essere premiato da una leggenda come lui è stato un grande onore. Per quanto riguarda le parole di Ferrara, cosa devo dire (sorride), sono state parole molto emozionanti, molto belle. Di sicuro sono uno stimolo in più per andare più forte.

Quante volte ti alleni a settimana?

Dalle 5 alle 6 volte a settimana (E qui sia il tecnico Catalano che Andriani un po’ ci scherzano su).

Come mai a Grottaglie?

A Francavilla non c’è un impianto con pista di atletica, è questo il motivo. Ma per me non è un problema, qui mi trovo benissimo, sto bene con i compagni e con tutto ciò che mi circonda. Venire ad allenarmi qui non rappresenta un peso, anzi…

ANDRIANI: Grottaglie è stata insignita come Città Europea dello Sport 2020. Oggi avremmo dovuto pestare una pista nuova, ma il Covid-19 ha rallentato tutto lo sviluppo del progetto. I lavori però sono stati solo rinviati, perché l’Amministrazione ha confermato il suo interesse. Saranno dei lavori importanti, che non riguarderanno solamente la pista, ma tutta la struttura.

CATALANO: Assolutamente! Sono stati già trovati i finanziamenti, stiamo solo aspettando la gara d’appalto per la ditta che si aggiudicherà i lavori. Sarà sistemato tutto l’impianto. Speriamo per la prossima stagione di fare gare di un certo livello in diverse discipline.

Ho la fortuna di essere con Ottavio Andriani e il Prof. Catalano, quindi qualche domanda è d’obbligo. Per cosa vi state allenando?

CATALANO: Siamo in fermo biologico, stiamo recuperando un po’ di energie e stiamo facendo un bilancio dell’annata appena trascorsa. Bilancio ovviamente molto positivo. Al di là della sua vittoria, sono le prospettive che si vedono a essere un buon segnale. Nonostante una frattura che Davide ha subito a gennaio e che lo ha tenuto fermo e il Covid poi, quindi 4 mesi di fermo, il tempo che ha fatto a Rieti (53”,36) ci dice le prospettive a cui andiamo incontro. Con qualche allenamento in più, ci aspettiamo una bella annata. Con il cambio di categoria si alzeranno anche gli ostacoli e inizierà davvero a saltare le altezze di Mori…

In che cosa consistono gli allenamenti di un ragazzo che fa questa disciplina?

CATALANO: Gli ostacoli sono ovviamente il pane quotidiano, non possono mai mancare nel menù. In base al periodo di allenamento poi, se siamo più o meno vicini alle gare, gli allenamenti saranno più o meno intensi. Nel periodo in cui ci avviciniamo alle gare aumentano gli ostacoli. Per chi invece si approccia alla disciplina, l’ostacolo diventa solo un mezzo allenante, come quelli di altre discipline. Può sembrare un minestrone, ma col tempo si andranno a scegliere i vari ingredienti, per continuare questa metafora culinaria (ride).

Il percorso di crescita di Davide cosa prevede?

OTTAVIO: entrerà a far parte di una cerchia d’elite a livello nazionale, è stato già attenzionato da alcuni responsabili nazionali. A breve sarà chiamato a Grosseto a far parte di un raduno. Questo gli darà una prospettiva reale. In atletica è intorno ai 20 anni che si inizia a fare sul serio. Con Davide, e concedimi l’espressione, sentivamo sempre puzza di freno a mano tirato, e il suo salto di qualità lo ha fatto quando ha cominciato a credere davvero in sé stesso. Era ciò che più gli serviva, aveva bisogno di risultati e autostima. Ho avuto la fortuna di essere a Rieti quando ha vinto, ed è stato emblematico quello che è accaduto. Gli occhi di Davide non riuscivano a vedere quello che sarebbe successo. Io gli ho prospettato che era su una rampa di lancio, per noi era già tutto scritto. Con il professore gli dicevamo le stesse identiche cose, senza che ci confrontassimo. Avevamo assistito al suo avvicinamento alla gara, avevamo le indicazioni che ci suggerivano che da lì a poco sarebbe successo qualcosa. Ci siamo parlati prima della gara, era sereno. E questo è fondamentale, nonostante la tensione che è giusto ci sia. Non era il favorito, ma è stato bravo a rilassarsi e a gestirsi.

Foto: Gabriele Fanelli

Francavilla negli ultimi 25 anni ha avuto delle figure come te, Giacomo Leone, per citarne due su tutti, che hanno avuto un ruolo importante nell’atletica della nostra nazione. È una mia impressione o comunque l’attenzione verso queste discipline non è quello che in realtà meriterebbero?

Oltre me e Giacomo, c’era Mimmo Caliandro, c’era mio fratello (Antonio n.d.r.), ma poi ci sono stati tanti tecnici e atleti che hanno portato lustro alla città degli Imperiali, come il Prof. Mino Taurisano, che ha portato ragazzi a vincere nel triplo e nel lancio del peso. Anche il Prof. Piero Sternativo, uno dei primi ad allenare Mimmo Caliandro, e poi il Prof. Piero Incalza, il nostro padre putativo che non ha bisogno di presentazioni. Senza fare polemica, lo spessore di chi ci governa dovrebbe essere così alto da capire che quando chiedevamo un impianto di atletica leggera non lo chiedevamo per noi, ma per le generazioni future. Perché non si vivesse una storia al passato. L’Amministrazione attuale sembra essere più vicina a queste tematiche, infatti fra pochi giorni sarà inaugurata una piccola pista nella scuola di via Vittorio Veneto (III Istituto Comprensivo). È poco, ma intanto è un inizio. E poi atleti come Davide costringeranno gli amministratori a porsi delle domande, è inevitabile. Giacomo Leone, attuale Presidente Regionale della Fidal, ha inaugurato una nuova idea, cioè quella di risistemare i campi scuola di atletica leggera. Abbiamo inaugurato una nuova pista a Molfetta che ha potenzialità enormi, tanto che l’anno prossimo ci saranno i campionati nazionali, e poi ha preso contatto con le amministrazioni di Brindisi e Lecce. A Taranto nel 2026 ci saranno i giochi del Mediterraneo. Se ci guardiamo in faccia con serietà potremo scrivere davvero pagine importanti. Anche perché, nonostante tutto, i risultati stanno arrivando, pensiamo cosa potremmo fare se ci fossero impianti degni di questo nome.

Voglio fare un’ultima domanda a Davide e poi lasciarlo finalmente al suo allenamento. Mi piace vedere la grinta della giovinezza, mi piace ancor di più scoprire i colori che hanno i sogni di questi ragazzi di provincia. Vado. Se chiudi gli occhi e ti pensi fra 15 anni, cosa vedi?

Innanzitutto voglio fare bene gli allenamenti, che sembra una cosa scontata ma non lo è affatto. Anzi, è tutto. Il mio sogno nel cassetto resta la maglia azzurra, sarebbe davvero il massimo.

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