Giro d'Italia
Foto: Gabriele Fanelli

Il Giro d’Italia mancava da Francavilla dal 1998, anno d’oro di Marco Pantani, in cui il Pirata fece doppietta portando a casa anche il Tour de France. Da allora, nonostante l’assenza del Giro, poco è cambiato per i francavillesi, che hanno continuato ad amare il ciclismo.

In città tante associazioni e tanti gruppi più o meno organizzati continuano a praticarlo, senza dimenticare tutta quella parte di francavillesi che di recente ha riscoperto il piacere della mobilità su due ruote. E senza dimenticare anche tutto il dibattito sulla chiusura al traffico del centro storico e più in generale sulle iniziative prese dall’attuale Amministrazione Comunale sulla mobilità sostenibile.

Giro d'Italia
Foto: Gabriele Fanelli

Insomma, nell’attesa per il 9 ottobre, giorno in cui il Giro sarebbe tornato in città dopo ventidue anni, si sono mischiati tanti aspetti della vita pubblica e sociale francavillese. Non ultimo anche quello del rifacimento del manto stradale, in particolare su via Di Vagno e via San Francesco, le principali vie cittadine che avrebbero accolto la carovana in rosa.

Abbiamo raccontato il pomeriggio del 9 ottobre con una diretta su Facebook (clicca qui per rivederla) e un’altra su Instagram (qui). Ora quello che vi proponiamo è un breve viaggio fotografico, accompagnato dal coro di voci francavillesi che hanno assistito al passaggio del Giro da Francavilla. Prima di proseguire, fate partire il player audio qui sotto.

Le voci si rincorrono fin dal primo pomeriggio: c’è stata una caduta a Grottaglie. No, la caduta è avvenuta a Francavilla, su via Grottaglie. Com’è e come non è, i francavillesi si fanno trovare puntuali per strada per seguire il Giro. Si sistemano sui marciapiedi, ai lati delle strade, mascherine e telefoni pronti, per osservare e immortalare il gruppo di ciclisti oltre il nastro bianco e rosso.

Foto: Gabriele Fanelli

Quando passano gli elicotteri, le ambulanze e le moto della Polizia a sirene spiegate, e poi i mezzi di supporto tecnico e quelli del merchandising del Giro, allora è chiaro: sta succedendo davvero. Siamo nel 2020 e in giro per il mondo c’è un virus, ma sembra di stare in quella vecchia canzone di Paolo Conte: tutta una città si riversa per strada per incitare gli atleti, in gruppo o in coda, e il ciclismo torna a essere uno sport popolare, che attira una comunità intera.

Foto: Gabriele Fanelli

È una grande festa, e non a caso oggi le scuole sono rimaste chiuse. Per strada ci sono tanti ragazzini, tante famiglie, anziani che in genere devono inventarsi un modo per scampare al tedio pomeridiano più in là, nei pressi di piazza Umberto I. Le voci sul presunto incidente si rincorrono per le strade e poi nei gruppi WhatsApp, c’è chi incolpa l’asfalto francavillese coi rattoppi in bella vista, chi invece si vanta con gli amici di possedere il video della caduta.

Foto: Gabriele Fanelli

Quando poi il gruppo si avvicina sale un po’ di tensione. Senza esagerare, ma si ha davvero la sensazione che il passaggio del Giro crei una sorta di connessione col resto del Paese, o quantomeno con le altre città toccate dalla tappa quotidiana (in questo caso Matera, Brindisi e alcuni comuni nel mezzo, tra cui Taranto). Il passaggio dei ciclisti dura poco, anticipato dall’auto che porta l’insegna d’inizio gara, ma è intenso e vede tutti coinvolti nell’incitamento verso gli sportivi.

Giro d'Italia
Foto: Gabriele Fanelli

E poi c’è lei, la Maglia Rosa. Dal vivo ha sempre il suo fascino, e poco importa che la si guardi filtrata dallo schermo di un telefonino o direttamente coi propri occhi per un attimo appena.

Giro d'Italia
Foto: Gabriele Fanelli

Dopo il passaggio del gruppo di testa si rimane in strada, ad aspettare la coda. Gli ultimi ciclisti arrivano alla spicciolata, qualcuno addirittura in solitudine, richiamando una simpatia spontanea soprattutto da parte di chi non segue questo sport abitualmente.

Giro d'Italia
Foto: Gabriele Fanelli

Non si può fare a meno di incitarli, forse immedesimandosi un po’ in loro, che così indietro sembrano esseri umani normali, alla portata di tutti noi, a differenza dei cyborg di testa.

Giro d'Italia
Foto: Gabriele Fanelli

Nel frattempo la Gazzetta dello Sport conferma che c’è stata una caduta di gruppo a 45 km dal traguardo, dunque prima dell’arrivo a Francavilla. In fondo a via San Francesco però si intravede un po’ di movimento, c’è qualcuno in mezzo alla strada. Forse un altro incidente: meglio andare a controllare.

Foto: Gabriele Fanelli

La verità è che si cerca una scusa per restare ancora un po’ in strada: l’auto con l’insegna di fine corsa ha appena chiuso il passaggio della 103esima edizione del Giro d’Italia da Francavilla Fontana. Allora ci si sporge dal marciapiede per vedere se non ci sia qualche altro ciclista in arrivo, ma tutto sommato ci si accontenterebbe anche di uno di quegli strani e velocissimi scooter a tre ruote della Polizia di Stato.

Più tardi la Gazzetta ci informerà che a Brindisi, a fine tappa, ha vinto Démare, che Almeida ha conservato la maglia rosa e che la Matera-Brindisi è stata “una tappa nervosa, influenzata dal vento e dalla cadute” ma anche, con i suoi 51,234 km/h di media, “la tappa più veloce nella storia del Giro”.

È vero, possiamo confermare che è stata velocissima: tanto che ne vorremmo ancora, anche solo, come scherza qualcuno, perché l’asfalto venga rifatto qui e lì per l’occasione, anche solo per stare insieme, ancora un altro po’, prima di tornare alle nostre vite di ogni giorno.

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