Foto: Mino Solazzo

L’amichevole estiva ha quel sapore colloso di focaccia coi pomodori fatta da tua suocera: potrà impegnarsi anche tutto il fine settimana, rinunciare anche al mare la domenica mattina per seguire passo passo la lievitazione, uscirà per comprare quelle olive nere che ti piacciono tanto ma tu sei certo che tanto, comunque vada, questa focaccia non saprà mai di niente. Inoltre ‘sta volta ti tocca mangiarla alle cinque di sabato pomeriggio, col sole in piena forma che ti depura e ti asciuga la vita. Un crimine contro l’umanità in piena regola, prima o poi l’ONU interverrà con un decreto contro le partite di pomeriggio a luglio e agosto. Questa volta però non è una amichevole estiva e basta. È la prima partita, più o meno vera, molto meno in realtà, che si gioca allo StadioGgiovanniPaoloSecondo dopo due anni. Non sarà una partita ufficiale, per il brivido della posta in palio tocca passare settimana prossima, ma che bello è ritornare dopo tutto questo tempo, controllare il posto preso con l’abbonamento e scoprire che ogni cosa è ancora al suo posto, che finalmente il pallone torna a rimbalzare nel nostro campo?

La domanda però è: cosa significherà davvero amichevole? Diventare amici, farsi la scampagnata, qui appena sentita la parola “Altamura” è partito il brivido, il bagno nei ricordi di un passato che molti tifosi non hanno ancora dimenticato, un passato fatto di campi polverosi e trasferte a rischio per davvero. Insomma tutta la strada fatta per diventare la gemma del calcio di Bbrindisiepprovincia
Le partite, del resto, sono una questione di prospettiva: tutto dipende da cosa ci si gioca ma soprattutto da che punto le guardi e conviene sceglierselo ora il posto. Abbiamo il dovere di salvare anni e anni di cabala portafortuna e piedi piantati nello stesso angolo della tribuna e per questo conviene farlo adesso perché se davvero dovesse essere una Stagione Imperiale, se davvero siamo chiamati a un destino grandioso che ora non possiamo immaginare allora non ci sarà seggiolino che regga, arriverà il momento della bolgia e dobbiamo farci trovare pronti. Tutti assieme. 

Come da copione - Virtus Francavilla Calcio
Foto: Mino Solazzo

In tribuna le chiacchiere sulla prova costume hanno lasciato spazio, nell’ordine, alla prova postoassedere, alla prova tamburo e alla prova polemica ma le discussioni su numero di abbonamenti e costo dei biglietti vengono prontamente interrotte dai ragazzi azzurrobianchi che entrano in campo, con Mister e assistenti al seguito. Testa alta, gagliardi e tosti e pronti a prendersi l’applauso liberatorio e l’urlo del compagno di seggiolino che riavvolge il filo gridando Siamo tornati a casa! 
Di fronte c’è la Fortis Altamura o il Fortis Altamura, sembra uguale, onesta compagine dell’Eccellenza pugliese, allenata da Fabio Prosperi. Manco il tempo di vedere gli ospiti che si sistemano in campo che la loro posizione nella classifica delle cose interessanti del giorno è già critica: il Presidente sfila a bordo campo nella sua trasformazione Rockstar. Occhiali da sole, t-shirt e jeans nero, sorriso sgargiante, è proprio il chitarrista a cui chiederesti la foto per te e l’autografo per tua moglie. Altro applauso tutto per lui dalla tribuna, mentre attraversa il cancello per sedersi in mezzo ai suoi tifosi.

Nel frattempo ‘sta partita che non ha niente da raccontare si dovrà comunque giocare e quindi fischio d’inizio, braccia conserte e vediamoli un po’ all’opera. Basta il primo quarto d’ora per capire che le due squadre stanno recitando un copione: loro fanno la parte di quelli imballati nel disperato tentativo di subire, incassare e provare ad arginare i nostri, i ragazzacci azzurrobianchi col mobilificio sulle spalle, che corrono, saltano e tirano proprio come una squadra un paio di categorie più avanti. Siamo dei Mike Tyson in mezzo alla scolaresca del terzo circolo, ci sono settantaquattromila telecamere nuove in questo stadio e pare che siano tutte collegate direttamente con la Questura, che può vederti pisciare dietro un muro vicino all’autolavaggio sulla strada di Ceglie. Sono sicuro che anche quelli collegati davanti allo schermo si siano goduti i primi momenti di strapotere fisico, con la paura di dover intervenire in soccorso degli undici in divisa rossa e bianca. Ma ‘sto copione è ancora sospetto, non ce la raccontano giusta: i giocatori in campo prima si picchiano e poi s’abbracciano, anche i pugni di Prosperi alla panchina non sembrano credibili e certo non aiuta il fatto che il buon Fabio sia visibilmente in costume da bagno. È lo scherzone dell’estate, la rappresentazione teatrale di una partita di calcio con 22 interpreti che, con tutta la ragione della galassia, fanno una fatica immensa a trovare motivazioni con quarantotto gradi celsius addosso. 

Dal primo minuto, al centro dell’attacco dei nostri, si muove Vàzquez, rigorosamente con l’accento. Ma come si chiama ‘sto Vàzquez? Ma è con la S o con la Z e soprattutto che soprannome c’avrà? Magari el Mudo? El Tractor? El Tucumano? T’immagini che ci siamo presi il primo argentino del mondo che non ha un soprannome? Lo sapete che spesso per i sudamericani il destino di ‘na stagione intera passa più dal soprannome che dal ruolo o dai compagni? Speriamo di toglierci presto questo dubbio e speriamo pure che si metta mangiare un po’, che va tutto magro e smilzo tipo uno che non si è mai fatto uno Special alla centossessantasette. A centrocampo, tra gli altri, la palla la gestisce quello che sarà il giocatore simpatia della stagione: Giovannino Quechua. Il ragazzo ha un tocco di palla generoso e i carichi di lavoro alla Gregorio Paltrinieri lo hanno trasformato da tenda che si apre in 3 secondi a casermone 8 posti coi picchetti di piombo. Giovannino pressa da solo cinque giocatori contemporaneamente, si inventa un paio di palle gol che i compagni sprecano e ogni tanto parte in break per trenta metri e ara tutto il GgiovanniPaoloSecondo. Ma l’Altamura è squadra all’avanguardia, candidata a vincerla questa Eccellenza pugliese, quindi giocatori vicini e palla nello stretto, rimesse veloci in area di rigore e ripartenza. Mentre mister Prosperi si impegna a gonfiare di botte una panchina innocente, un gruppetto di panchinari si nasconde al suo sguardo scaldandosi in zona Altoforno 3, dietro la porta difesa dal nostro Bryan Costa ed è in questo momento che ci accorgiamo di avere in campo anche un portiere. Costa, col nome di un personaggione di Tekken, sta tipo 15 anni avanti a qualsiasi giocatore del girone C: è da trenta minuti in campo e manco ha visto il colore del pallone e allora, per farsi notare dal cameramen in tribuna stampa, il ragazzo inizia a chiamare la palla ai suoi difensori mentre impostano alti a centrocampo. Lui esce fuori dall’area, la addomestica e la gira dall’altra parte sperando che agli altamurani suoni la sveglia ed è proprio in un loro momento di fiducia che scopriamo che gli altamurani non solo corrono ma tirano pure e tirano anche aggiro sul secondo palo. E dopo un salvataggio plastico e la diagnosi di Tiroide per Mastropietro che ha sparacchiato venti volte cogliendo anche un incrocio, ce ne andiamo al mini intervallo mezzi felici e mezzi boh, tipo sciolti, idrosolubili insomma.

Come da copione - Virtus Francavilla Calcio
Foto: Mino Solazzo

Meglio sbagliare mò e non dopo è la sentenza del più saggio di noi in tribuna e proprio per sbagliare tutti assieme ecco che scopriamo le facce di Calcagno, di Delvino, di Pambianchi e pure di Bovo, che l’hanno già definito il centrocampista più forte del girone C e ancora dobbiamo vederlo. Lui appena entrato in campo ha fatto la conta di queste facce dubbiose che lo squadravano e dopo qualche minuto ha deciso di fare le cose a modo suo: spinti in avanti perché obbligati a farlo, i nostri pressano tutti i portatori di palla, raccattapalle compresi, fino a quando loro non tiltano tipo flipper in area di rigore. Gli altamuranensi, evidentemente nel panico, si tirano la palla addosso in perfetto scaricabarile fino a quando ‘sto barile non si scarica proprio nei pressi di tale Andrea Bovo, che è così forte che non deve nemmeno tirare in porta. La palla lo vede, capisce l’antifona e va in porta da sola. Uno a zero, quasi senza volerlo. Col vantaggio d’ufficio inauguriamo il format annuale “Palombe altissime”: oggi i due concorrenti sono Danny Gigliotti e Leo Nunzella, che si presentano al pubblico con due mongolfiere spedite in zona cimitero.

In tribuna così sfiniti e sfiancati che per rimanere sul pezzo battiamo le mani ad Albertini che si fa trenta metri per recuperare una palla e beato lui che ce la fa con ‘sta calorìa. Siamo al tappeto però, abbiamo le visioni al punto tale che qualcuno farfuglia i nomi di Galdean e Biason e quando la zona pennichella è dietro l’angolo, un non identificato giocatore dell’Altamura, coraggioso però, questo bisogna dirlo, decide di iscriversi da fuori concorso alla gara della palomba svirgolata. Il giovane prende palla sulla treqquarti e scaglia ‘sta palletta mezza e mezza che però parte, si alza ed entra in orbita cose poco interessanti che finiscono fuori dallo stadio. Pure Costa, che ormai in porta s’è annoiato come a una dimostrazione della Folletto, sta già chiedendo il pallone al ragazzino dietro di lui ma ‘sta palla, sempre mezza e mezza, decide che è il momento buono per scendere. E di scendere veloce. Scende ancora e pure al portiere gli scende il dubbio che scenda bene. E scende bene eh, molto bene, viene quasi il dubbio che è gol. Sembra gol ma in realtà è fuori. È un illusione del campo, che mo è più lungo. Scende però eh, sembra dentro e alla fine è gol davvero.
L’Altamura si toglie la soddisfazione del gol alla gioia pallonara di Brindisieprovincia ma se finanche quelli in campo sono così stupiti che non sanno manco chi ha tirato, se ‘sto gol ci disturba al punto che uno di noi grida Ae Mertens, allora anche noi, come da copione insomma, capiamo che questo gol era previsto, fisiologico ecco. Non conta un cazzo insomma.

Come da copione - Virtus Francavilla Calcio
Foto: Mino Solazzo

Finalmente però non si dorme più. Mister Trocini, che ormai si riconosce di più nello striscione della campagna abbonamenti che allo specchio di casa, cerca nelle tasche della panchina e trova lui, l’uomo che vorresti cancellare dalla tua vita, quello che su Facebook l’hai bloccato perché non vuoi sapere più niente ma ti sei fatto il profilo fasullo per spiarlo e vedere dove va in vacanza: Manuel Sarao. 

Sarao ha avuto prima la fortuna di una stagione da undici gol con tanto di promessa di rimanere eppoi, come calcio moderno comanda e insegna, ha cambiato idea a metà estate, come quei contropiedi magistrali che fregano tutta la difesa mandando tutti fuori tempo. Ha chiesto la cessione, la macchia suprema e quindi ora sta così, con quella frase tipo cercheremo la migliore soluzione per il giocatore e per la società che fa sempre rima con maledetto, a chi ti vendiamo ora che il campionato inizia tra un mese? Il suo copione, purtroppo, noi non lo conosciamo nemmeno e l’impressione è che queste strade stiano proprio per dividersi, che va bene undici gol però non si poteva andare avanti così, pieni di dubbi su questa relazione. Bisogna dirlo: uno così è meglio averlo che doverlo comprare o peggio ancora giocarci contro e poi, diciamocelo per intero, in amore si sbaglia e noi nella vita abbiamo sbagliato così tante volte che quasi non ci ricordiamo più la prima e i ricordi hanno lasciato ormai posto alle sensazioni. Ma niente, non era amore vero. Il ragazzo entra in campo e si prende un paio di fischi buttati lì a caso, poi a fine partita rimane a fare le ripetute e si ferma a centrocampo. Si guarda intorno, gli mancherà ‘sto gioiellino anche se faremo finta che la sveltina di oggi non c’è mai stata.
La partita se ne va così e noi dopo il triplice torniamo a sfebbrare a casa. ‘Sta focaccia alla fine non sapeva davvero di niente ma se non altro c’ha aperto lo stomaco per la cena di sabato, con la Coppa Italia e il Novara di PabbloGonzalez che già ci stimolano l’appetito.

Come da copione - Virtus Francavilla Calcio
Foto: Mino Solazzo

Perché siamo piccoli, siamo il paesino sperduto a metà tra Taranto e Brindisi, quello che quando viene Pochesci si sente male. Ma nessuno ha più fame di noi, che non vediamo l’ora di lanciarci giù dalle tribune per gioire coi nostri, che se si potesse scenderemmo in campo con l’oro per tutte ‘ste battaglie perché nessuno ha più voglia di noi di tirare calci in questo girone di ferro. Che sembra un copione già scritto ma chi di copioni ne capisce lo sa che il momento più bello è quando la comparsa si mette a improvvisare. Allora vediamo che succede, facciamo la nostra parte.