basket francavilla festa
Foto: Alex Tomaselli

A Francavilla abbiamo due problemi gravi allo stesso modo: diamo sempre tutto per scontato e non riceviamo mai quello che davvero meritiamo. Sono due bei problemoni, puoi vederli dappertutto e se ti fermi a riflettere ti accorgi che sono veri entrambi. Nello sport, ad esempio, diamo per scontato che a Francavilla ci sia una squadra di basket: anzi, più di una. Del resto qui il basket c’è sempre stato, ogni anno tirano fuori questa storia che non ci sono soldi ma alla fine non c’è bisogno di preoccuparsi. Perché tutta questa attenzione? E poi è vero, diamine se è vero, che non abbiamo mai avuto quello che meritavamo: non abbiamo avuto lo stadio negli anni della Serie C, non abbiamo mai avuto il palazzetto per farci giocare il basket, il futsal, la pallavolo e tutte le altre realtà, non abbiamo avuto i campi da tennis per i tennisti, un pezzo di terra per i rugbisti, una alternativa per chi si guardava intorno alla ricerca della sua passione sportiva. Niente, sempre stati sfortunati, noi francavillesi.

Proprio per questo non posso raccontare dell’atmosfera del palazzetto per una partita importante come quella del Basket Francavilla contro la Pallacanestro Lupa Lecce, capolista del girone. Devo limitarmi a dire che, come fanno i tifosi ogni due domeniche, sono andato alla vecchia palestra della scuola media San Francesco. Stipati in un catino da 50 posti, i tifosi hanno questa piacevole abitudine di arrivare già un’ora prima per prendere posto e scambiare due parole. Uno sguardo alla classifica, uno agli altri risultati, in campo ci sono dei bambini che palleggiano come se fossero al playground in villa (per la cronaca: non c’è nemmeno quello), qualche dirigente si affanna alla ricerca del passaporto di Mike Dison e la signora Lucia mi punta all’ingresso e mi si fa incontro. Scambiamo due parole e lei sa essere molto diretta.

“Finalmente qualcuno che si interessa a noi. È vero che quest’anno non stiamo facendo grandi cose, però un po’ di attenzione non fa mai male. Nessuno capisce quanti sacrifici ci sono dietro questa squadra, quanta passione e quanti soldi servono. Se non lo facciamo noi, se stacchiamo la spina, chi penserà a questi ragazzi? Tutti possiamo dare una mano!”

basket francavilla spalti tifosi
Foto: Alex Tomaselli

Una squadra di basket della Serie C Gold vista da fuori può sembrare un’inezia in confronto a quello che vedi in TV. Però basta avvicinarsi per vedere la macchina imponente e nascosta, che si alimenta della pura passione dei tifosi e di chi ha voglia di fare qualcosa. Voglia di dare una mano, dice giustamente la signora Lucia. Di mettersi a disposizione per provare a cambiare le cose.

“A noi non interessano i soldi, qui non si parla di soldi. Si parla di passione. È l’unica cosa che ci ha spinto a farci avanti, l’amore per questa squadra e questo sport.” Mi ha accolto così Antimo, il giovanissimo dirigente responsabile e addetto stampa. La passione: non quella del Venerdì Santo, dannazione, la passione per uno sport. Quella che ti fa uscire da casa per seguire la squadra, che ti tiene impegnato tutta la settimana, che non ti dà tregua nemmeno mentre sei al lavoro. A volte sembra così difficile da spiegare a quei mammalucchi che ti attaccano la predica sul fatto che i tifosi sono l’ultima ruota del carro nello sport ma come fai a spiegarlo? Come fai a far capire quello che senti dentro a ogni canestro, a ogni tiro in porta, a ogni chilometro che fai per seguire una squadra in trasferta? Stiamo parlando di questo, di fare leva su sé stessi per poter aiutare a costruire qualcosa di grande. A Francavilla tutti possiamo dare una mano, l’ho già detto, ma è proprio questo che hanno deciso di fare Antimo, Alessio, Piero e Giuseppe, Alex e Antonio, Lucia, Luciana e Massimo e tutti quelli che orbitano attorno al Basket Francavilla 1963. Aiutare incondizionatamente.

palla a due basket
Foto: Alex Tomaselli

Manca poco all’inizio della gara, un arbitro piuttosto spocchioso mi autorizza a entrare per seguire la partita a bordocampo e gli sforzi di Antimo iniziano già a portare i primi frutti. Funziona così: muovi un tassello, qualcosa succede. Rimani fermo, tutto si ferma.
Nella palestra rimbomba già la playlist del riscaldamento, Travis Scott e tutte le canzoni motivazionali del caso. I ragazzi hanno bisogno anche di questo, lo staff lo sa e non li ha abbandonati al radiolone anni novanta col disco masterizzato. Trovo il mio posto, a metà tra la panchina del Francavilla e la postazione segnapunti. I giocatori stanno facendo qualche tiro per aprire il dialogo con le proprie mani, vedo Massimo in campo che urla indicazioni ed è scuro in volto. C’è un’aria carica di concentrazione, qualcuno mi dà il cinque e mi guarda con sospetto, ci si gioca molto questa sera ma soprattutto c’è in ballo la possibilità di dimostrare che con la prima o con l’ultima in classifica non si molla mai niente.

I giocatori sono tutti così gentili, mi danno il cinque anche se non mi hanno mai visto prima. Mi sento osservato ma c’è chi sta peggio: Massimo ad esempio è un fascio di nervi tesi e scatta dappertutto come se dovesse togliere la tuta ed entrare in campo. Vedo Antimo che si accomoda dalle mie parti e sull’altro lato del campo Alex, Nikon in mano, è già acquattato come un cecchino. C’è una bella cornice di pubblico e ancora una volta mi accorgo che Francavilla non merita questo posto così freddo e poco accogliente. Un tamburo fa vibrare il parquet e sugli spalti si intravede qualche tifoso ospite. La palla vola, si inizia.

Dalla mia postazione vedo le preziose informazioni di Antimo che volano verso la panchina, con Massimo che gli chiede costantemente il resoconto sui falli dei giocatori in campo. Ljojic si fa prendere un po’ dai contatti con gli avversari e la tifoseria ringhia forte contro le decisioni dell’arbitro. Chissà come si trasmette la passione ai giocatori. L’attaccamento alla maglia, il tanto paventato attaccamento. Il Francavilla è partito bene, Alex è quasi sotto al canestro e dalla sua postazione si gode tutto quello che non si può raccontare del basket: i gomiti sporgenti sotto canestro, la baruffa del rimbalzo e le urla dei tifosi che intimidiscono gli avversari, come se potessero sporcargli il tiro. Faccio ancora fatica a capire il vero ruolo di Antimo, che ha comunicato alla panchina che abbiamo ancora un fallo prima di andare in bonus. Intanto i ragazzi difendono con le unghie e alla prima sirena siamo avanti di dieci. Tutti stiamo facendo qualcosa, stiamo tutti dando una mano a questa squadra.

Ljojic alla fine si accomoda in panca: troppi falli commessi, si rischia di perderlo per la volata finale e il coach lo bastona un po’. Ci pensa Massimo a tirargli su il morale. Dison corre a difendere sul lato corto, recuperiamo una palla e il giovane Mike infila una tripla che fa esplodere il gruppetto di tifosi a piano terra. La signora Lucia è scatenata e sventola la sua sciarpa azzurra per esultare e distrarre gli avversari quando vanno in lunetta. Siamo a +9 all’intervallo lungo, Petrolio porta bene e qui tutto sta assumendo i contorni di una questione di famiglia. Perdere questa partita sarebbe come tornare a casa con un brutto voto o con la macchina incidentata.

La ripresa inizia dura come una raffica di Tyson: la Lupa Lecce si fa sotto e inizia a far valere il peso sotto le plance. Lo statunitense Dison (che tempo fa ha pubblicato una foto del college in cui era impegnato a marcare Devin Booker) sembra tenere acceso il ritmo offensivo aiutato dal solo Serpentino, il cocco di casa, ma in realtà tutti i giocatori, anche quelli che entrano dalla panchina, stanno sforzandosi oltre i loro limiti per difendere il cuscinetto di vantaggio.

tiro libero basket francavilla 1963
Foto: Alex Tomaselli

+13 quando inizia l’ultimo quarto, agli occhi di un principiante potrebbe sembrare finita ma quando vedo anche Antimo, fino a quel momento così composto, perdere la concentrazione ed esultare per due punti, capisco che adesso è il momento di remare ancora più forte, tutti per lo stesso verso. Ci spingiamo fino al +18 e sembra finita: anche i bimbi vicino a me che si occupano di asciugare il parquet quando un giocatore ci si schianta sopra, mollano i cellulari e capiscono che si sta compiendo qualcosa di magico. Ma bisogna dare l’ultimo strappo.

La Lupa torna a farsi sentire, i giri del motore aumentano nel tentativo estremo di rimettere in piedi la partita. Il Basket Francavilla si schianta e dilapida 12 punti di vantaggio, portandosi a soli due possessi pieni di vantaggio. Mancano quattro minuti e trenta, i tifosi sugli spalti iniziano a far davvero rumore. C’è questo tamburo che batte e batte e batte ancora. Loro mettono dentro una tripla, timeout del Francavilla. I secondi sul vecchio tabellone elettrico scorrono lenti.
Ci riportiamo a +5, ottanta sul cronometro. Passaggio sbagliato dai nostri, punto per loro, la manovra si fa confusa. Massimo sembra sul punto di svenire ma a un certo punto lo vedo letteralmente volare davanti a me e franare davanti alla postazione segnapunti. Si è letteralmente sparato come un proiettile per cercare di chiamare un timeout e spezzare il ritmo degli avversari. Manca un centimetro, mi alzo. Guardo Alex che imbraccia la macchina, i ragazzi alla postazione statistiche tesissimi, vedo Massimo in piedi, Antimo che fissa il cronometro, la signora Lucia protesa in avanti per l’ultimo urlo, i tifosi, il coach, i ragazzi in panchina e quasi riesco a guardarmi da fuori. E capisco solo alla fine che da oggi posso fare qualcosa anche io per questa squadra.
Sirena finale.