Foto: Gabriele Fanelli

Sembra tutto come sempre. La vetrina illuminata con gli ultimi album in uscita, Anastasia dietro al computer della postazione al centro del negozio, Domenico ai piatti. C’è musica di sottofondo, come sempre. Se non avessi saputo che quello sarebbe stato il mio ultimo ingresso a Centro Dischi, non mi sarei accorto di niente. Dopo 28 anni Centro Dischi ha chiuso bottega. Gli ultimi, pazzeschi e incredibili mesi tormentati dal Covid-19, hanno spezzato le gambe all’unico negozio di musica della città.

Sembra tutto come sempre. Almeno a un primo, distratto, sguardo. Poi cambia tutto. Ho difficoltà a incrociare gli occhi lucidi di Anastasia, gonfi di lacrime che vorrebbero uscire ma che restano dignitosamente lì, dietro agli occhiali. C’è qualche scatolone ben nascosto, pieno di album e ricordi trentennali. Uno sguardo rapido agli scaffali dei CD, scaffali in cui negli anni ho trovato autentiche chicche, e poi alla parete dei vinili. In questo mio girovagare per Centro Dischi, dando il tempo alla canzone in sottofondo con movimenti della testa e con l’indice e il medio della mano destra a battere sulla gamba, si avvicina Domenico. È tardi per un caffè, ma il suo solito sorriso fa da contrappeso agli occhi di Anastasia e un po’ mi solleva il morale.

Foto: Gabriele Fanelli

Sembra tutto come sempre. Ci avviciniamo alla sua console, non perché vuole farmi ascoltare qualcosa (lo farà comunque come tante volte ha fatto in questi anni), ma per avere un po’ di spazio per la nostra intervista nel momento in cui in negozio entrano clienti per gli ultimi acquisti.

Chi scrive è stato un cliente affezionato di Centro Dischi. Che poi io detesto la parola cliente. Sono stato trattato da amico a cui si dà una mano a dare fuoco a una passione. È stato il negozio in cui mandavo parenti e amici a farmi un buon regalo ogni volta che non avevano idea di cosa regalarmi. Era meraviglioso quando non avevano idea di cosa regalarmi. Scrivo questo perché, e non esagero, buttare giù queste righe per me non è stata cosa semplice. Ma devo stare a margine e far parlare Domenico. Il suo sorriso mi rincuora e decide di farsi una chiacchierata con me.

Foto: Gabriele Fanelli

Che è successo?

È successo che il Covid ci ha distrutto. Tra concerti che non si fanno più e la vendita della musica che è andata a scemare, fatta eccezione per il ritorno del vinile che comunque resta un prodotto di nicchia, la situazione è andata sempre peggio. Quindi era inutile andare avanti arrampicandosi sugli specchi. Dispiace tanto, perché dopo tanti anni di attività nel mondo della musica, per me è un pezzo di storia che se ne va. Non so per gli altri, ma per me è così.

Ma la digitalizzazione della musica aveva già iniziato questo processo?

Per quanto riguarda il digitale, il discorso resta relativo. Chi è amante del disco fisico, continua a comprarlo e ha continuato a farlo negli anni. C’era già stata sicuramente una flessione comunque, ma è stato il Covid a distruggerci.

Cosa si sarebbe potuto fare di più per aiutare un titolare d’azienda ed evitare di arrivare a questo?

L’aiuto da parte dello Stato non l’ho visto, siamo stati abbandonati. Per non parlare delle banche. Purtroppo quando ti viene negato più di qualche aiuto non puoi continuare, non ha senso farlo. Prima del Covid riuscivamo ad andare avanti, tra vendita, concerti, eventi, discoteche. Adesso è tutto bloccato, impossibile aspettare il 2021, ammesso che la questione si riprenderà nel 2021.

Se un francavillese vuole un album adesso come fa?

Stiamo intraprendendo una nuova avventura, quella del web e della vendita online. Il mio numero e quello di mia moglie ce l’hanno tutti, per qualsiasi cosa siamo a disposizione. Credo che per la fine di ottobre sarà pronto il sito, quindi tutto ciò che è in negozio si troverà online. Se va, è un bene, se no pazienza. Sul web bisogna sgomitare di più ma può essere un buon canale.

Al di là di questo ultimo anno, avere un negozio di musica paga?

Ni, perché significa partire con un grosso investimento. Quando ho aperto il negozio nel 1992, era un altro concetto. Si viveva nel mondo della musica, era un mondo molto ampio rispetto a oggi. Adesso per avere un negozio come questo, oltre ad avere le conoscenze, devi avere tutto ciò che possono richiedere. Ed è impossibile, l’investimento sarebbe altissimo. Il problema è che oggi l’investimento non è sulla musica, ma sull’artista. Sbuca l’artista X e farà il firma copie per vendere 100 album, invece prima si vendevano migliaia di copie da sole. Non era un discorso virtuale, oggi invece i numeri si fanno sui download. Di riflesso, dietro l’azienda che distribuisce c’è un mondo che si è bloccato. Dalla stampa delle copertine, ai cartonati, alla pubblicità… adesso c’è solo l’artista che fa il firma copie nei grossi store. Vendi X copie, ma noi realmente cosa ci guadagniamo?

Che musica ascolta il francavillese?

Devo dire che è un gusto molto ampio, dalla Dance al Pop, al Rock, al Jazz. Non c’è nessun genere prevalente. Le generazioni si sono evolute. Quando ho aperto il negozio il mio cliente era il ragazzino che ascoltava musica Dance, Funky. Poi col tempo hanno iniziato ad ascoltare il Rock indipendente italiano, oppure l’House che arrivava dall’America o dall’Inghilterra. Francavilla e dintorni hanno sempre risposto bene ai cambiamenti musicali. Gli anni passano e la situazione musicale si evolve su riff già esistenti. Spesso è tutto un ritorno al passato. L’evoluzione è stata nella volontà di far suonare i brani in altri modi.

E i concerti? La gente ha ancora piacere ad andare ai concerti? Fatta eccezione per questo periodo…

Certo! La gente segue i propri idoli, si muove per andare a vedere i concerti. Ma anche l’evento da discoteca. Se c’è il concerto di un artista che mi piace, compro anche l’album.

Nel mio tempo libero ascolto tanta musica. Chi invece vive di musica come te, cosa fa nel suo tempo libero?

Ascolto tanta musica. Mi piace studiare i brani, giocare con vari ri-editing nel mio studio di casa, mi diverto a unire suoni diversi per creare cose che restano solo e soltanto per me.

E cosa ascolti?

Non ho un genere preferito, però sono un amante degli anni ’80. Mi piace ascoltare tutto ciò che mi prende a pelle, sia nella musica che nelle parole.

Quando avete preso la decisione?

Sinceramente durante il lockdown avevo capito che non ci sarebbe stata più trippa per gatti. Con la chiusura di ogni tipo di evento e concerto non vedevo davvero il motivo per riaprire. Tutti avevano fretta e io mi dicevo: aprire per cosa? Dobbiamo aprire per chi?

Pensi sarà una decisione definitiva?

Mai dire mai nella vita. Io sono una persona ottimista di natura, chissà cosa può accadere domani…

In bocca al lupo, amici…

SOSTIENI PETROLIO!

Petrolio Magazine è fatto con dedizione, su base volontaria, dai soci dell’associazione Petrolio Hub. Non è un progetto a scopo di lucro, ma se ti piace il nostro lavoro e vuoi che continui, ti chiediamo di sostenerci con una donazione. Grande o piccola, ci farà decisamente felici: è bello sapere che quello che fai è importante per qualcuno. Grazie!