ritratto carmelo gioia circolo interno
Foto: Gabriele Fanelli

“Che fine ha fatto Carmelo?” è l’interrogativo che in molti si sono posti quando, qualche anno fa, al posto della storica officina meccanica di Carmelo Gioia in via San Vito è comparso un circolo venatorio, sede locale dell’ANUU (Associazione dei Migratoristi Italiani), che si occupa di studi ornitologici, vigilanza faunistica e attività sportive connesse alla caccia. Il circolo in realtà già esisteva, proprio tra l’officina e i locali di una nota impresa di pompe funebri: ma, dall’esterno, in pochi sembravano essersene accorti.
La peculiarità della vicenda sta nel fatto che quelli che attualmente sono i tesserati dell’associazione orbitavano già assiduamente intorno all’officina. Come a dire che la necessità di aggregazione non ha bisogno di particolari etichette.

Quando mi sono presentata per prendere accordi per l’intervista, e ho proposto a Carmelo di farla subito, mi ha risposto un no secco, motivandolo con la circostanza che quella mattina non si era rasato la barba.
Il giorno dopo mi sono presentata all’orario concordato, ma era in corso una partita a carte: mi è stato chiesto di ripassare nel giro di un’ora, per dar loro il tempo di terminarla (giocavano in quattro, c’erano cinque o sei persone intorno e qualche birra sul tavolo da gioco). Fortunatamente, quando mi sono ripresentata a mezzogiorno la partita era finita, e Carmelo si è lasciato intervistare senza perdere altro tempo.

ingresso circolo ANUU carmelo gioia
Foto: Gabriele Fanelli

Il circolo ha mantenuto alcuni elementi estetici dell’officina, dando una sorta di continuità al vissuto di Carmelo: primo fra tutti il muro piastrellato bianco, che conserva ancora qualche alone grigio fumo segno dell’attività precedente. Il bancone è invece nuovo di zecca, e i frigoriferi pieni rendono perfettamente l’idea di comunità che lega gli habituè. Ci sono diversi tavoli di plastica bianca, disposti senza un ordine preciso, attorno ai quali i soci si riuniscono per giocare a carte, bere una birra o semplicemente chiacchierare; saliti tre gradini, ecco quella che Carmelo ci ha presentato come la “zona fumatori”, dove ci sono due tavoli da biliardo nuovissimi e, in un angolo, il necessario per le pulizie. In sottofondo, un vociare continuo a volumi variabili.

Un leggero imbarazzo iniziale ha subito lasciato il posto ad una inaspettata disinvoltura; Carmelo mi ha fatto segno di accomodarmi ad un tavolino in disparte, di modo che la nostra chiacchierata non interferisse con le attività in corso.

La trasformazione della tua attività da officina meccanica a circolo privato ha sicuramente destato la curiosità di chi ha seguito la vicenda solo dall’esterno. Quali sono, brevemente, le ragioni che ti hanno portato a compiere questa scelta?
Per ragioni, diciamo, di concorrenza [lunga pausa]. Dal momento che, dopo tanti anni… hanno aperto molte altre officine. Insomma, ho dovuto chiudere.

Soprattutto, salta all’occhio che si tratta di attività abbastanza diverse tra loro, sotto molti aspetti. Se dovessi esprimere una valutazione, anche in termini economici, potresti dire che gestire un circolo è più soddisfacente?
Qua giusto per stare, sto. Non ce la faccio, per le spese che ho. Perché qua pago tutto io… Bisogna fare esattamente un’intervista non a questa associazione, ma a tutte le associazioni. Ne stanno tanti che fanno i furbetti: e non pagano la Rai, non pagano la Siae, non pagano la licenza alcolici e superalcolici, e tante altre cose. Mi sono spiegato? Io pago tutto. Ecco perché non ce la faccio. Il locale è mio. Loro pagano il locale, la luce, quello che sia… E tutti ‘sti accessori non li pagano. Mi spiego? E fa tanto… La pulizia la faccio io, pure; anzi, oggi è sporco: no l’agghiu fatto [scoppia a ridere]. Mi sono spiegato? Cioè, tutto qua. E giustamente, non ci siamo. Questa è la prima associazione di Francavilla, come numero di soci… Come tesserati, insomma.

circolo carmelo gioia giocatori carte
Foto: Gabriele Fanelli

Essendo questa la situazione, per quanto tempo ancora pensi di gestire il circolo?
Di stare qua? Fino a quando quello di fianco non mi prende e mi mette in una bara. Perché lo tengo affianco proprio. E mi faci puru lu sconto… [ride fragorosamente] Comunque, io faccio dai cinquanta ai sessanta rinnovi di porto d’armi, e anche rilasci. Infatti giovedì o venerdì devo assolutamente andare in questura. Ed è tutto a norma, ASSOLUTAMENTE. Due bagni tengo, noni uno.

Oltre alle attività strettamente connesse all’associazione, qui principalmente che cosa fate?
Eh, non è che facciamo chissà cosa… Giusto per passare il tempo, insomma.

Concretamente, chi frequenta il circolo?
Gli stessi che sono sempre stati qua, pure prima, nell’officina. A parte che da quando ho il circolo sono anche associati con tessera dell’ANUU, mi sono spiegato? La tessera col timbro dell’associazione, che mi manda il presidente, tutto qua. Con la data di rilascio e tutte le formalità.

Alla luce della situazione attuale, pensi che questo tipo di luoghi di aggregazione, così diffuso in realtà come la nostra, sopravvivrà nel tempo o è destinato a scomparire?
Le persone che stanno qua? Quelle arrivano a mille anni! Sono affezionati, diciamo. Prima stavano affianco, ma era piccolo… Ora penso sia idoneo a raccogliere tutti.

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