Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana - Foto: Gabriele Fanelli
Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana - Foto: Gabriele Fanelli

A quel francavillese seduto a tavola alle 14:10 circa di lunedì 21 maggio 2018, attento a non scottarsi le labbra con il caffè bollente di fine pasto, con l’aria assonnata nel brusio della cronaca regionale ed il pensiero che rimugina su come districarsi nel guaio dei Sìsìnontipreoccuparestaparlato coerentemente assicurati a ciascun parente-amico-conoscente questuante il voto, mentre dosando la rotazione del polso cerca di azzeccare la giusta inclinazione della tazzina a dispensare una tollerabile misura di liquido bollente da sorbire, a quel francavillese, dicevamo, colto alla sprovvista dalla giornalista tv che annuncia “Andiamo ora a Latiano dove sono stati inaugurati i lavori di bonifica del Canale Reale…”, sarà cascata di botto la tazzina in un Perlamiseria! di bollore e sorpresa.

(Tg Regione Puglia, edizione del 21 maggio 2018, servizio di Sara Grattoggi)

Il Canale Reale, il fiume, il torrente, il rigagnolo d’acqua fetida, verrà bonificato. Le macchine sono già all’opera. Un finanziamento regionale di 400mila euro ha permesso al Consorzio di Bonifica dell’Arneo (commissariato, in crisi di gestione da anni) di appaltare i lavori di pulizia e salvaguardia ambientale, idrogeologica e idraulica del canale, mai dragato e ripulito dai rifiuti – anche di amianto – negli ultimi venti anni.

Una manutenzione straordinaria che per ora interessa la porzione di trenta chilometri fra la sorgente in una lama di Villa Castelli sino a poco più in là delle contrade mesagnesi: terminerà a novembre prossimo e riguarderà anche il tratto che lambisce Francavilla Fontana, agro in cui il corso d’acqua – più che in altri luoghi – diventa un groviglio di sterpaglie e rifiuti. E se avanzeranno risorse da eventuali economie di spesa, i lavori potranno spingersi ulteriormente verso la foce nel parco naturale di Torre Guaceto, sino al completamento del suo corso che copre la distanza di cinquanta chilometri in tutto.

Il progetto coinvolge i Comuni che il Canale Reale attraversa fra curve e slarghi, Villa Castelli, Francavilla Fontana, Oria, Latiano, Mesagne, San Vito dei Normanni, Brindisi e Carovigno. Il Consorzio di bonifica Arneo ha appaltato i lavori e la Regione Puglia ha intercettato le risorse economiche e, sulla carta, si dichiara disponibile a terminare e consolidare il progetto con altri finanziamenti. Proprio la Regione, tramite la professoressa Anna Maria Curcuruto, consigliere del Presidente per l’attuazione dei programmi in tema di sistemi idrici, ha invitato i Comuni interessati a sottoscrivere un Contratto di fiume, un modello di protocollo strategico e operativo per il coordinamento degli interventi di salvaguardia ambientale del corso d’acqua, di rigenerazione degli argini e di mitigazione del rischio idrogeologico.

Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana – Foto: Gabriele Fanelli

L’obiettivo è trasformare il Canale Reale da collettore di reflui depurati a corridoio ecologico, da emergenza ambientale a risorsa del territorio, con un occhio rivolto ad una migliore gestione dello spreco delle acque. È infatti previsto un controllo più serrato sulle acque affinate nei depuratori dislocati lungo il canale e la sensibilizzazione dei contadini limitrofi, anche rispetto a pratiche agricole meno inquinanti.

Nel programma più ampio sarà dato spazio alla collaborazione con altri enti quali Aqp, Anas, Adp Italia Nostra, Autorità di Bacino, Stp Brindisi, Federalberghi Brindisi, il Politecnico di Bari e associazioni locali, come la solerte “Isola che non c’è” di Latiano che in tempi recenti ha incalzato l’opinione pubblica affinché si intervenisse con l’opera di bonifica e valorizzazione. Nel 2010 una iniziativa analoga partì proprio da Francavilla Fontana, la cui Amministrazione comunale convocò ad un tavolo tecnico le altre municipalità coinvolte, condividendo la necessità del recupero del corso d’acqua.

Il futuro Contratto di fiume renderà possibile la presentazione di proposte di tutela e valorizzazione del canale e delle aree annesse, con la costruzione, ad esempio, di percorsi naturalistici e ciclabili lungo gli argini, in un progetto complessivo di riqualificazione del paesaggio in cui pubblici e privati utilizzino quella infrastruttura verde anche per lo sviluppo economico del territorio, rendendolo ancora più attrattivo sul piano turistico.

Ma la vera svolta avverà soltanto con il concreto inserimento delle politiche di rigenerazione del Canale Reale nell’agenda politica degli otto Comuni interessati e all’interno dei relativi Piani urbanistici. E con l’impegno di un maggiore controllo del territorio da parte delle Amministrazioni comunali, affinché il lavoro di pulizia del corso d’acqua e dei suoi argini non duri il solo tempo della stagione calda a venire.

Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana - Foto: Gabriele Fanelli
Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana – Foto: Gabriele Fanelli

Eppure il Canale Reale ha vissuto epoche più lussureggianti. Nel passato fu via di comunicazione dal mare Adriatico verso l’entroterra e fonte di irrigazione per i campi coltivati. Secondo alcuni, sue tracce emergerebbero nell’enciclopedica Historia Naturalis di Plinio il Vecchio: “Poediculorum oppida Rudiae, Gnatia, Barium, amnes Iapyx a Daedali filio rege, a quo et Iapygia Amita, Pactius, Aufidus ex Hirpinis montibus Canusium praefluens” (C. Plini Secundi, Naturalis Historiae, Liber III, 101 ss.). Traducendo: “Città dei Peucezi erano Rudiae, Gnazia, Bari, i loro fiumi erano lo Iapyx, dal nome del figlio di Dedalo, da quale anche Iapigia Amita, il Pactio, l’Aufido che dai monti irpini scorre innazi a Canosa”. Questo, dunque, è il passo in cui Plinio alluderebbe al Canale Reale: non c’è bisogno di essere filologi per comprendere che le località citate sono talmente lontane fra loro che non si è autorizzati a dire che quel Pactius sia proprio il Canale Reale.

Ancora più indietro nel tempo, pare che del Canale Reale si sia occupato anche lo storico e geografo greco Strabone nei suoi appunti di viaggio raccolti nell’opera Geografia. Tanto da far ribattezzare la sorgente in agro di Villa Castelli con il toponimo di “Fonte di Strabone”. E proprio la fonte è un problema: leggendo e rileggendo il secondo e terzo capitolo del VI libro della Geografia, tutto si trova (Brindisi, Oria e via annotando), ma di corsi d’acqua nemmeno l’ombra. Siamo probabilmente di fronte a una suggestiva fake news dei tempi antichi, tramandata con stolida fermezza.

Di chiaro e limpido nella questione restano soltanto le acque pulite che affiorano dalla sorgente e che, nel lungo tratto francavillese, scarichi e reflui intorbidiscono e corrompono. In tempi recenti ne ha parlato l’architetto Roberta Lopalco, nelle vesti di assessore con delega all’Urbanistica e alle Politiche Ambientali della città degli Imperiali: “Il Canale Reale nei decenni passati è stato oggetto, come molti altri corsi d’acqua regionali, di trasformazioni antropiche che ne hanno profondamente alterato le caratteristiche. Sul Canale Reale queste trasformazioni hanno determinato una perdita della sua originaria funzione, divenendo un recettore di acque provenienti dai depuratori, dequalificandolo e contribuendo così alla sua immagine ormai condivisa di ‘fogna’ a cielo aperto. Immagine che pare abbia ‘giustificato’ l’insediamento di altre attività in prossimità dell’alveo, incompatibili con la natura dei luoghi”.

Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana - Foto: Gabriele Fanelli
Il Canale Reale nel tratto di Francavilla Fontana – Foto: Gabriele Fanelli

Francavilla Fontana, città sorta sul mito di una fonte d’acqua, ne rifiuta un torrente, rifiutando in fondo se stessa. Il francavillese non ci bada o forse lo ignora, ma abita anche una città di fiume. Una New Orleans dal blues estenuante che a nord sprofonda soffice in uno stretto Mississipi in decomposizione. Il Canale Reale è un pensiero rimosso con radicale costanza, un rifiuto. Una dimenticanza talmente enorme da permettere alla politica locale degli anni Sessanta di programmare a cuor leggero la lottizzazione dell’area a pochi passi dal corso d’acqua senza considerare i prevedibili rischi idrogeologici che la sua vicinanza avrebbe comportato. “Tale scelta, ne sono convinto, fu fatta per favorire la vendita dei suoli della famiglia Carissimo e inserire, nel redigendo strumento urbanistico, i suoli circostanti quali aree edificabili” annota il militante comunista Angelo Rochira nei suoi appunti pubblicati di recente (pp. 70-71 di Testimonianze di un comunista del Sud di Angelo Rochira, a cura di Pietro Filomeno, Montanaro Editore, 2018)

Ci costruirono persino l’ospedale nuovo, il Camberlingo, e a corredo un depuratore di acque reflue, i cui miasmi fanno il paio con quelli del canale. Se luogo che accoglie sofferenza e malattia dev’essere – avranno pensato i maggiorenti più avveduti di allora –, che il Camberlingo lo sia in tutti i sensi, olfatto incluso. Come in una tragedia greca, la hybris politica e l’umana tracotanza hanno condannato le successive generazioni di francavillesi a pagare il caro prezzo di una punizione pestilenziale.

E poi lì a ridosso del corso d’acqua, il Parapallo, luogo ancora praticato da coppiette in camporella, in barba a zanzare, tafani, faugno e affossamenti strutturali. Qualcuno ci portò il cinema, un drive-in inedito e mai più ripetuto. Altri proposero che il Parapallo, vista canale, diventasse un Parco dell’Amore. Il Canale Reale accoglie tutti i suoi figli lungo il suo corso e ne accoglie i rifiuti: sacchi, copertoni, materiali speciali gettati alla rinfusa da cittadini poco avvezzi sia a differenziare sia a rammentare che la differenza fra il proprio e il pubblico, anche nella pulizia, in fondo non esiste. L’ansa in contrada Caniglia, ripulita più volte sugli argini, è il punto in cui l’idea e la pratica di rifiuto del Canale Reale si dimostra più evidente agli occhi.

Tutto scorre. Francavilla Fontana, città dell’acqua, tornerà forse a riaversi in un Canale Reale pulito e specchiato. Per ora resta il buco nero, la cloaca densa e umida in cui vanno a finire i rumori di fondo della città.