Cesare Teofilato fu insegnante, politico, scrittore, storico, archeologo, filosofo, bibliotecario ed esperto di numismatica. Troppe cose, forse, per un uomo solo. Anche il suo aspetto fisico, per com’è stato tramandato da ritratti e foto d’epoca, racconta almeno due persone molto diverse: aitante, con pizzetto, baffi all’insù e bombetta da giovane docente anarchico e socialista; capelli bianchissimi, occhiali tondi e un inseparabile basco in età avanzata, quando si era ormai rivelato un pragmatico uomo al servizio delle nascenti istituzioni democratiche.

Ci fu però un aspetto che caratterizzò tutta la ricerca politica e umana di Teofilato: l’educazione alla libertà come emancipazione da ogni imposizione, da qualsiasi stato paternalista, da qualsiasi chiesa. E ci fu almeno un atto concreto che determinò l’intera esistenza di Teofilato: il rifiuto, netto e intransigente, di insegnare nella scuola fascista disegnata dalla riforma Gentile. Un rifiuto che lo condannò due volte al carcere e poi all’esilio, domestico ma non meno doloroso, nel suo villino di campagna in via Ceglie.

Troppe cose per un uomo solo, si diceva, di sicuro troppe per una piccola città di provincia, per di più meridionale, come Francavilla Fontana, che non a caso anche dopo la morte avrebbe ricordato Teofilato sporadicamente, forse non sempre volentieri. Ma andiamo con ordine.

I dolori del giovane Teofilato

Cesare Teofilato nacque a Francavilla il 28 gennaio del 1881 da una famiglia aristocratica, che dopo diversi lutti – padre, madre e un fratello di Cesare – si trovò in condizioni economiche piuttosto precarie. Teofilato dovette quindi lasciare Napoli, dove studiava, per tornare nella città natia come maestro elementare.

A Francavilla si fece subito conoscere come anarchico e socialista, e soprattutto ateo e anticlericale, arringando i compaesani per l’inerzia e l’ignavia a fronte di una situazione di profondo sfruttamento, soprattutto giovanile e bracciantile, in cui pochissimi ricchi controllavano le masse più povere del Paese attraverso il ricatto del lavoro.

Nel frattempo Teofilato portava avanti la sua corrispondenza con esponenti politici e intellettuali italiani, molti dei quali classificati come sovversivi dalle leggi speciali promulgate dal governo Crispi nel 1894. Le autorità iniziarono allora a interessarsi anche al giovane maestro francavillese, senza tuttavia ritenerlo particolarmente pericoloso: a parer loro Teofilato si limitava a scrivere, più che organizzare attività eversive, nonostante una denuncia per manifestazione non autorizzata nel 1906, quando con l’amico Luigi Andriani si era messo a gridare “Viva il libero pensiero! Viva il socialismo!” per le strade di Francavilla.

Così Teofilato, sempre ispirato dal pensiero di Giulio Cesare Vanini e Giordano Bruno, poté continuare a pubblicare i suoi articoli su giornali italiani e stranieri, insistendo sull’importanza di un’istruzione libera da ogni dogma, politico e religioso, in un Paese altrettanto libero da ogni forma di sottomissione alla chiesa.

Nel 1908 fu vittima di un controverso episodio di violenza a Villa Castelli, dove era stato assegnato come insegnante. Qui ebbe una relazione con una ragazza, che – forse perché gelosa o abbandonata senza troppe spiegazioni – tentò poi di accoltellarlo. In seguito Teofilato insegnò a Sava, dove conobbe la prima moglie, Ermelinda Caraccio, sposata ovviamente con rito civile.

Lasciò temporaneamente la cattedra dal 1915 al 1918 per prendere parte alla Prima Guerra Mondiale, peraltro dichiarandosi favorevole all’intervento italiano. Sulla sua esperienza di guerra, così come sulla vicenda del tentato accoltellamento a Villa Castelli, sappiamo poco, anzi nulla.

Uomini delle terre brune

Dopo la guerra arrivò il fascismo. Da anarco-socialista libertario, educatore e intellettuale laico qual era, Cesare Teofilato aveva già criticato pubblicamente il regime e in particolare la riforma della scuola voluta dal filosofo Giovanni Gentile, ministro dell’Istruzione di Mussolini. “La più fascista delle riforme”, come la definì proprio il Duce, fu oggetto di un convegno internazionale tenutosi a Lecce nel 1923, cui Teofilato prese parte come relatore. In quest’occasione conobbe il politico e scrittore Tommaso Fiore, con il quale avrebbe stretto amicizia e dato avvio a una lunghissima corrispondenza.

In coerenza con le sue posizioni apertamente critiche, Teofilato rassegnò le dimissioni da insegnante: non poteva sopportare l’idea di giurare fedeltà al Partito Fascista come previsto dalla riforma, né accettare l’imposizione dell’obbligo di insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica.

Proprio Tommaso Fiore provò a far desistere l’amico da questa decisione, che di fatto privava Teofilato dell’unico mezzo di sostentamento di cui disponeva. Come Benedetto Croce, inoltre, Tommaso Fiore riteneva si dovesse continuare a insegnare i valori libertari e antifascisti dall’interno del sistema scolastico (se non altro per non lasciare la strada spianata ai docenti fascisti).

Ma Teofilato fu inflessibile, e dopo un primo periodo di autoreclusione nel villino di via Ceglie fu prima arrestato nel 1926 e poi effettivamente confinato in campagna, dove in assenza di luce e acqua potabile visse di quello che raccoglieva dalla terra e del latte che mungeva dalle sue capre.

Foto dal volume “Cesare Teofilato” di Alberico Balestra e Franco Calò.

Tesori proibiti e serpenti ancestrali

Agli inizi del 1900, a nemmeno vent’anni, Teofilato aveva già partecipato a un importantissimo scavo archeologico, quello che sotto la guida di Paolo Emilio Stasi aveva portato alla scoperta di Grotta Romanelli a Castro, in Salento, e che avrebbe rivoluzionato l’archeologia italiana testimoniando l’esistenza del Paleolitico Superiore nella preistoria del nostro Paese, fino ad allora negata nei principali ambienti accademici.

Così, negli anni dell’esilio, Teofilato si dedicò da brillante autodidatta alla scoperta del territorio. Da un lato fu come camuffarsi da storico locale per tentare di sfuggire alle attenzioni del fascismo; da un altro Teofilato si convinse davvero che solo andando a fondo nel passato millenario di Francavilla gli sarebbe stato possibile venire a capo del carattere e dell’identità locale.

Altrettanto convintamente sostenne la tesi delle origini normanne e non angioine di Francavilla, per poi fare una serie di scoperte sulla preistoria della città e del territorio limitrofo. Tra queste anche quelle relative alle specchie, fino ad allora ritenute inutili ammassi di pietre che spesso i contadini distruggevano, secondo superstizione, in cerca di tesori proibiti custoditi da serpenti ancestrali.

Proprio coinvolgendo i contadini, invece, Teofilato riuscì a studiare questi complessi megalitici, datandoli all’epoca messapica e ipotizzando per primo la loro funzione funeraria e difensiva legata a un sistema di mura che di fatto dava forma ad antichi villaggi e agglomerati urbani. In breve Teofilato diventò un’autorità in materia, pubblicando articoli di storia e archeologia su numerose riviste, anche fasciste.

Foto dal volume “Vite spezzate. Costantino Gargaro, storia di un’ingiustizia di Stato” di Alessandro Rodia

Un profeta disarmato

Ma il camuffamento da inoffensivo intellettuale di provincia non fu sufficiente, dato che le sue corrispondenze con altri antifascisti, inclusa quella con Fiore, non si erano mai fermate. Se Teofilato sfuggì al confino vero e proprio fu solo per l’interessamento diretto di qualche personalità fascista di Francavilla che pure lo stimava; e per anni fu comunque trattato come sorvegliato speciale tanto dai carabinieri, con cui spesso divideva il pranzo, che dalle squadracce fasciste locali.

“La sua pericolosità” verbalizzava in quegli anni uno zelante commissario di polizia, “è insita nel suo notevole grado di intelligenza e di cultura nella considerevole profondità del suo pensiero, nella profonda convinzione della verità delle sue idee, alle quali è attaccato tenacemente. Se ora non esplica alcuna attività concreta è perché si trova nell’impossibilità di farlo, e da uomo scaltro e intelligente vede tutti i pericoli derivanti da un suo risveglio e quindi l’inutilità di qualsiasi mossa; ma è certo che, ove ne vedesse l’opportunità, egli riprenderebbe il suo posto nella lotta aperta ed accanita contro il Regime”.

Una sera, alcuni uomini si stavano dirigendo urlando e cantando al villino. Erano fascisti, forse ubriachi; Teofilato fiutò il pericolo: disse alla moglie Ermelinda di mettersi al sicuro e prese il fucile, lo stesso con cui andava a caccia senza mai sparare (ad eccezione di una volta, quando ferì un piccolo uccello e lo portò a casa per curarlo). Sulla porta attese che gli uomini si avvicinassero all’ingresso della villa, dopodiché mostrò l’arma, tremando e sospirando. Fu sufficiente a far cambiare idea ai malintenzionati, che per quella volta se ne tornarono da dov’erano venuti.

Teofilato, insieme alla moglie, raccontò l’accaduto all’amico Tommaso Fiore, ma sminuendo l’evento, quasi si trattasse di ordinaria amministrazione, ricordando che ben altre attenzioni erano state dedicate in città, con taniche di benzina, al fratello Luigi, socialista e ultimo sindaco democratico di Francavilla prima dell’avvento del fascismo.

L’eremo, Villa Teofilato, olio su tela di Michele Pascali. Tratto da “La biblioteca ideale di Cesare Teofilato, atti del convegno di Francavilla Fontana 2011-12”

Uomini delle terre rosse

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale Teofilato fu richiamato in servizio a Brindisi, ma date le sue idee politiche fu di nuovo arrestato nel luglio del 1943. Questa volta la detenzione, condivisa nel carcere di Bari con Tommaso Fiore e altri importanti antifascisti pugliesi, durò solo qualche giorno, fino alla caduta del regime. Tornato a Francavilla, in autunno Teofilato prese la tessera del Partito Socialista, ne divenne presto il leader e fu nominato segretario del locale Comitato di Liberazione Nazionale.

La sede del CLN era nel suo studio nel villino su via Ceglie, la stessa stanza in cui Teofilato per anni aveva scritto e riordinato le sue poesie. I suoi componimenti, abbastanza tradizionali e forse giustamente ignorati dalla maggior parte della critica e dell’editoria italiana dell’epoca, rivelavano uno spirito combattivo, vivo, forse un po’ troppo innamorato di certe soluzioni stilistiche di stampo romantico. Ma mostravano anche un uomo fragile e inquieto, non privo di una personale quanto laica forma di spiritualità, che si interrogava continuamente sulla vita e sulla morte, per dirla con Lucrezio “sull’immensità formicolante dell’universo”, sull’agitarsi in “luoghi opposti dei nostri atomi, della nostra palpitante materia universale”, per citare invece lo stesso Teofilato.

Questo spirito poetico non fu tuttavia d’impedimento quando, sul finire della guerra, a Teofilato fu chiesto di mettersi al servizio della nascente democrazia italiana. Il Ministero della Pubblica Istruzione lo individuò come responsabile per l’epurazione dei fascisti dalle scuole elementari delle province di Brindisi, Taranto e Lecce; in quel ruolo scoprì come molti uomini del regime fossero ancora al loro posto in tutte le istituzioni, a tutti i livelli.

In seguito, dal 1944 al 1946, anno della prematura morte della moglie Ermelinda, Teofilato ricoprì la carica di sindaco di Francavilla: era l’uomo giusto, al di sopra di ogni sospetto e stimato da tutte le parti politiche democratiche. Da primo cittadino dovette affrontare il periodo più nero e violento vissuto dalla città in tutto il ’900: le condizioni di povertà delle classi contadine, ossia della maggioranza dei francavillesi, erano persino peggiorate sotto il fascismo, disordini e rivendicazioni erano all’ordine del giorno e, tanto per cambiare, molti fascisti erano ancora a piede libero, protetti dalle autorità.

Proprio il permanere dell’atteggiamento e delle squadre fasciste in città portò, a detta di Teofilato, all’assassinio di Francesco e Salvatore Chionna. In diverse occasioni i due fratelli fascisti avevano provocato la cittadinanza, arrivando poi a uccidere i giovani militanti comunisti Cosimo Pesce e Cosimo Carrieri. Sappiamo come andarono le cose, coi cadaveri dei Chionna bruciati in piazza Umberto I: un episodio che avrebbe segnato a lungo, e forse segna ancora oggi, la storia politica di Francavilla.

Ritorno alle origini

Mentre la città sprofondava in un clima di paura e angoscia, Teofilato si diede da fare con alcune riforme, iniziando la costruzione di edifici scolastici, case popolari, completando la rete stradale e quella fognaria, ultimando il cimitero e bonificando il Canale Reale, le cui condizioni di abbandono avevano determinato numerose epidemie (fra cui quella malarica che aveva colpito Francavilla all’inizio degli anni ’40).

Ma il suo impegno non fu sufficiente: non solo Teofilato non riuscì a essere eletto per la Costituente, ma nelle prime elezioni democratiche del 1946 a Francavilla si impose il Fronte dell’Uomo Qualunque, movimento antipolitico fondato a Roma dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini che si poneva in polemica, al motto di “Non ci rompete più le scatole”, grossomodo con tutti i partiti protagonisti della Resistenza.

Anni dopo, terminato il suo mandato da consigliere comunale e l’incarico di direttore della Biblioteca Nazionale di Bari, Cesare Teofilato tornò alla sua vita di studioso. Continuò a fare ricerca in ambito locale, a scrivere, a tentare di mettere a punto un pensiero libertario e sociale, laico e pragmatico, improntato alla giustizia e all’emancipazione dall’individuo da ogni dogma, anche quello socialista e comunista, confrontandosi soprattutto con l’amico Tommaso Fiore.

Sermone autografo di Cesare Teofilato, da carte di casa Teofilato, oggi riportato in epigrafe nell’aula consiliare di Castello Imperiali. Immagine tratta da “La biblioteca ideale di Cesare Teofilato, atti del convegno di Francavilla Fontana 2011-12”

Cesare Teofilato e noi

Teofilato pagò per tutta la vita la scelta di essersi opposto nettamente al regime fascista fino a danneggiare sé stesso e la propria famiglia. Fu reintegrato come insegnante molto tardi, nel 1944, senza mai essere richiamato effettivamente a lavorare, e solo a partire dal 1950 riuscì a riscuotere una pensione per gli anni di insegnamento a Sava. Poco prima della morte, avvenuta a ottant’anni il 28 dicembre del 1961, Teofilato fu finalmente riconosciuto come perseguitato politico dallo Stato italiano, mentre la certificazione dell’indennizzo fu ricevuta nel 1964 dalla seconda moglie e ormai vedova Raffaella Palumbo (che da Teofilato aveva avuto tre figli).

Oggi a Cesare Teofilato sono intitolati il Museo Archeologico di Francavilla Fontana e una via cittadina, mentre un’epigrafe posta sulla facciata della casa in cui nacque in via Carducci ne ricorda la figura. C’è poi un’altra epigrafe nell’aula consiliare, a Castello Imperiali, secondo me molto problematica. È quella che riporta le parole del Teofilato storico e archeologo su quanto sia importante conoscere la storia millenaria della propria città. Parole che hanno forse avuto l’involontario demerito di portare noi francavillesi a confinare Teofilato – per una seconda volta, stavolta senza il suo consenso – nell’ambito della ricerca storica locale, dove pure gli dobbiamo tantissimo. Ma la sua figura, come abbiamo visto, andò ben oltre quella rassicurante dell’intellettuale di provincia, per giunta meridionale: fu politica e come tale apprezzata in tutta Italia e all’estero.

Teofilato, si diceva all’inizio, fu molte cose, forse troppe per una vita sola e per una piccola città come la nostra, ma di fronte all’ipotesi di abbracciare anche solo formalmente il fascismo tutte quelle vite – gli atomi che ne componevano l’esistenza materiale, per citare ancora sia Lucrezio che Teofilato stesso – si cristallizzarono in un rifiuto intransigente verso ogni compromesso.

Ricordando la radicalità di quella scelta, nel 1991 il preside Vincenzo Garganese scrisse: “Non so quanti di noi, oggi, sarebbero disposti ad avere il coraggio delle proprie idee che egli ebbe, a sopportare persecuzioni e calunnie, a lasciare addirittura il proprio lavoro, per Teofilato unica fonte di sussistenza, per non tradire sé stessi, per continuare a rispettarsi come uomini e come cittadini”.

È questo il Teofilato che forse ricordiamo meno volentieri, quello che con il suo “no” rinunciò soprattutto a tutto ciò che rappresentava la sua vera vocazione, ovvero l’insegnamento, la pedagogia, l’educazione laica dei giovani.

Ed è questo lo scandalo di Cesare Teofilato che ancora oggi può scuotere una comunità (e un Paese) in cui il Dopoguerra e il ‘900 hanno significato per molti un semplice cambio d’abito (da ricchi latifondisti monarchici a fascisti, poi democristiani e persino socialisti e comunisti), in cui la mediazione e il compromesso equivalgono spesso allo svuotamento di ogni contenuto politico in favore della conservazione di sé stessi e della propria “famiglia” ben oltre ogni interesse collettivo.

 


Riferimenti:

-“Cesare Teofilato”, Alberico Balestra e Franco Calò (con prefazione di Vincenzo Garganese), 1991
-“La biblioteca ideale di Cesare Teofilato. Atti del convegno di Francavilla Fontana 2011-12”, Artebaria Edizioni, 2013
-Catalogo della mostra “I sovversivi (1900-1943)” a cura di ANPI Brindisi e Archivio di Stato di Brindisi
-“Vite spezzate. Costantino Gargaro, storia di un’ingiustizia di Stato”, Alessandro Rodia, Locorotondo Editore, 2013
-La voce dedicata a Cesare Teofilato su Treccani.it

Si ringrazia Sandro Rodia per la disponibilità nel reperimento dei testi e come sempre per il confronto su questi temi.

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