Foto: Gabriele Fanelli

Ho provato a chiudermi in una stanza completamente al buio, lasciando entrare dalla finestra pochissima luce. È una stanza di casa mia, che conosco alla perfezione. Tutte le mie cose, il mio letto, la sedia della mia scrivania, da oggetti della quotidianità si sono trasformati in ostacoli. Improvvisamente. Non è una camera grande, ci stanno dentro a malapena due letti sotto un armadio che fa da ponte. Una piccola libreria, una finestra e la porta d’ingresso. Vi ho già detto della scrivania, sistemata sotto la finestra, per far entrare la luce. Conto due lividi sulle ginocchia e qualche parola che non vi scrivo per decenza, solo per arrivare all’interruttore. Click. È un esperimento che ho voluto provare dopo la chiacchierata avuta con Toni e Mauro Elia, nuovi proprietari dell’Elia’s Sport Center, la struttura che si trova sulla via per Grottaglie.

Foto: Gabriele Fanelli

I primi nella nostra provincia, e tra i pochissimi nella nostra regione, ad aver creato nel loro centro sportivo un campo per ipovedenti e ciechi. Ecco perché Petrolio ha voluto raggiungere i due fratelli di Cellino San Marco, che a Francavilla hanno semplicemente fatto ritorno. Il calcio per ipovedenti e ciechi è disciplina paralimpica, qualcosa la abbiamo già vista in tv. Ma nel video Toni ci spiega come si gioca in questo campo particolare:

Continuiamo a essere curiosi. Vogliamo fare qualche domanda a questi due fratelli così diversi e così complementari tra loro. Il sito dell’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) non mi ha aiutato a capire quante di queste strutture ci siano nel territorio, ma credo sia una delle pochissime tra Brindisi e Lecce.

Toni: Confermo che sul territorio non esistono questi campi. Lecce ha un centro sportivo, l’Outline che ha un campo per ciechi ma con sponde removibili, per cui non è stato creato per il calcio per i ciechi ma è stato adattato in seguito. Abbiamo voluto creare un campo che possa essere utilizzato allo stesso tempo da una disabilità. Vivendo a Milano ho avuto modo di conoscere questi campi, da noi ancora assenti, quindi abbiamo voluto realizzare questo tipo di campo perché volevamo essere vicini a questo ambiente. Dal punto di vista dell’impegno imprenditoriale realizzare un campo del genere non era poi così gravoso. Sullo stesso campo poi ne abbiamo realizzato un altro che si chiama gabbia, dedicato a chi non possiede disabilità e consente di giocare con le sponde in modo che la palla non esca mai, con porte piccole. Uno sport molto faticoso.

Foto: Gabriele Fanelli

So che farete dei lavori anche per l’inclusione di bambini autistici. Cosa farete di preciso?

Toni: È nato un progetto che sta per essere ultimato, che vede sia il coinvolgimento di ipovedenti e ciechi, ma ampliando le vedute la struttura può essere utilizzata come HUB ospitando tutte le associazioni di volontariato che vorranno unirsi a questo progetto. Quelle associazioni specializzate nella disabilità dei bambini autistici, possono dare un valore aggiunto al progetto e al territorio con la valenza di un nuovo campo da calcetto e da pallavolo in 20 cm d’acqua, un grosso canotto che consente di utilizzare l’acqua come veicolo, come supporto a questa disabilità. Il campo verrà realizzato in primavera.

Le iniziative che faranno parte di DIAMO UN CALCIO ALLA DISABILITÀ?

Toni: Gli eventi sono stati identificati ma non resi pubblici, sia con il Comune che con le associazioni stiamo lavorando per dare un calendario che presumibilmente partirà dalla primavera, tutti all’interno della struttura. Si spera che dal 2019 inizierà una lunga collaborazione con il territorio.

Foto: Gabriele Fanelli

Da quando avete aperto il campo, c’è stata una partita tra ipovedenti e come avete intenzione di richiamare a voi i ragazzi?

Toni: Avevamo in programma una partita dimostrativa non vedenti lo scorso 13 ottobre, ma per problemi di concomitanza con un raduno a Bari, non abbiamo potuto giocarla. Ma parlando con il Presidente provinciale dell’Unione Italiana Ciechi, ci ha garantito di poter iniziare questa collaborazione nella prossima primavera, sia per dare maggiore libertà a giocatori che disputano i campionati, sia per il tempo che possa essere più clemente. Organizzeremo un triangolare con l’impegno della nazionale italiana ciechi e da lì la collaborazione sarà costante.

Faccio una domanda con il rischio di essere invadente. Capita di avvicinarsi a simili temi quando si è toccati in prima persona. È così?

Toni: Tutto è nato dalla disavventura di un mio ex collega calciatore con cui ho giocato in Serie C in Calabria, che purtroppo ha avuto un incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle all’età di 22 anni. Questa cosa mi ha colpito molto. Quando ho deciso di intraprendere la strada dell’imprenditore, buttando oltre l’ostacolo un desiderio, un sogno, che era quello di avere un centro sportivo, ho voluto vedere più in là della punta del naso e mi sono detto “perché non dare una mano a chi ne ha bisogno?”. Non comporta grossi impegni se non morali, allora abbiamo deciso con mio fratello di realizzare tutto questo. Non è una cosa legata al mondo economico, ma solo dare una possibilità a qualcuno che non può averla così facilmente.

Foto: Gabriele Fanelli

Voi non siete nati a Francavilla, ma possiamo dire che siete stati adottati da questa città. Sbaglio?

Toni: Vero, abbiamo un passato qui. Come ho detto prima, da ragazzo ero nel mondo del calcio e, essendo nativo di Cellino San Marco, la zona più vicina per poter giocare era proprio questa. Mi sono ritrovato a giocare in interregionale, un campionato all’epoca molto duro, paragonabile all’attuale serie C. È stata una bella esperienza. Nei due anni che ho giocato a Francavilla (stagioni 1989-1990 e 1990-1991) abbiamo lasciato il segno, raggiungendo la semifinale di Coppa Italia persa poi contro la Pistoiese, se non ricordo male. Ho un bellissimo ricordo, Francavilla mi ha dato tanto.

Mauro: proprio nel 1990 sono venuto qui a Francavilla a fare il carabiniere e ci ha colpito tanto questa città. Ho avuto l’onore di lavorare anche con il grande maresciallo Galeone. Con mio fratello abbiamo voluto fortemente questo investimento, da lì abbiamo ripreso la nostra avventura a Francavilla.

Foto: Gabriele Fanelli

Differenze tra Francavilla e Cellino?

Toni: Cellino e Francavilla sono due realtà completamente diverse, Cellino è un paesino piccolo che non ha un passato sportivo come quello che può avere Francavilla, che ha tutt’ora, una città con tante potenzialità. Qui a Francavilla c’è la caratteristica di pretendere sempre tanto, e questo non è un male se visto in modo attento. Vuol dire aspettarsi qualcosa in più e quindi dare qualcosa in più. Ed è proprio questa la sfida che abbiamo intrapreso con i francavillesi.

C’è qualche aneddoto che vi lega a Francavilla?

Toni: tanti aneddoti personali. Da ragazzino i primi ritiri con la squadra li ho fatti qui. Proprio sulla via di Grottaglie il presidente aveva messo a disposizione una grossa villa nella quale vivevano prevalentemente i ragazzi della Campania, con altri che venivano dalle varie province. Gli episodi che ricordo con soddisfazione sono legati proprio al fatto che vivevamo Francavilla come giocatori che andavano in giro, banalmente, con un borsone, una tuta con su scritto Francavilla Calcio. A 15 anni fa la differenza, per cui questo lo ricordo con molto piacere.

Mauro: io lego i miei ricordi alla vita militare, colleghi che sono diventati grandi amici come il maresciallo Grasso, il maresciallo Memmi… tante persone che mi sono ancora vicine.