Stadio Virtus Francavilla
Foto: Gabriele Fanelli

Abbiamo aspettato questo stadio per così tanto tempo che eravamo ufficialmente autorizzati a pensare che ce lo stessero rifacendo da zero, tutto nuovo. Magari più grande, più colorato, non proprio una roba tipo lo Stadium ma una cosa simile alle bomboniere che si vedono nella provincia della Serie A o nei primi turni preliminari dell’Europa League. Invece no, niente di tutto questo. Lo StadioGgiovanniPaoloSecondo a ‘sto giro è sempre uguale.

È sempre lo stesso stadio che se arrivi da via Francesco Crispi, quella dritto a dritto al monumento, oppure se sei sulla via dei pompieri, manco lo vedi perchè c’è davanti l’ex pretura, con gli uffici del Giudice di Pace che sta ancora al sicuro chiuso lì dentro, a diventare sempre più grande e con la barba sempre più bianca. Personaggio mitologico, il Giudice di Pace: è rimasto a Francavilla per molti anni a garantire la pace, appunto, ma soprattutto il prosperare dell’economia e poi, da perfetto highlander, è stato l’ultimo a uscire da quel casermone che copre alla vista uno degli ingressi dello stadio. Anche se arrivi da Villa Castelli è molto probabile non accorgersi che un campo da calcio ce l’abbiamo anche noi: i colori della tribunetta coperta sono gli stessi delle case intorno e se non fosse per qualche piccolo cartello tipo “Settore Ospiti” o per alcune scritte sui muri che sono poi messaggi d’amore per i cittadini di Siracusa, città storicamente gemellata con la più vicina Erchie, quasi penseresti che uno stadio a Francavilla non c’è. Eppure qualche segnale più evidente si può intravedere, tipo questo portone biancoazzurro in bella vista sul lato della strada. Una specie di Stargate che nessuno ha mai avuto il coraggio di attraversare. Invece no, di nuovo. Il GgiovanniPaoloSecondo, tutto attaccato e detto sempre un po’ di fretta, che, poverino, potevano dargli un nome più corto, adesso è di nuovo vivo e lotta e soffre insieme a noi. 

Stadio Virtus Francavilla
Foto: Gabriele Fanelli

Ora dovrebbe lottare ancora meglio, con queste quattro torri in ferro gigantesche importate direttamente da Mordor, che nella storiella raccontata ai più serviranno per illuminarlo. Ma tutti noi, quelli ben informati che non si fanno fregare, sappiamo con assoluta certezza che in verità le ultime due giunte comunali si sono dovute arrendere alla lobby delle casalinghe della zona stadio, torchiate ormai da anni di palloni volanti sui balconi e allenatori che nel pieno pomeriggio sbraitano improbabili dettami. Donne costrette a svezzare figli e figlie condannati dall’essere nati lì vicino e quindi innamorati del pallone, mamme obbligate ogni due domeniche a raggiungere la macchina parcheggiata chissà dove. Si sono incazzate così tanto che hanno preteso ‘sti torrioni enormi che vivi di una potenza kylowattiana d’altri tempi saranno in grado di asciugare in 4 minuti netti il bucato, seccare i pomodori sulla lamia e abbronzare i bambini anche alle dieci di sera senza bisogno di portarli a Campomarino. Se saliamo in Serie B magari qualcuno proverà anche l’Arrampicata, salendo le vertiginose scale che servirebbero per andare a sostituire i fari, solo per appenderci una maglietta o una sciarpa.

Giallo e marrone da un lato, blu e grigio dall’altro. È proprio il tipico stadio di provincia, dove la gente o quelli col Daspo o i tifosi ospiti quando le trasferte sono vietate possono trovare rifugio sui balconi lì vicino e guardare comunque la partita.

Come il più banale e distratto dei tifosi, il mio bentornato a questo stadio è arrivato di giovedì, in un anonimo giovedì da allenamento dei giovanissimi. Prima di entrare ho riflettuto un po’ sulla targhetta coi nomi degli abbonati del primo anno di Lega Pro, che a leggerla ti accorgi che conosci praticamente tutti e lo senti proprio questo odore di calcio di provincia, lo tiri su col naso da tutte quelle persone con lo stesso cognome, tipo intere famiglie di papà e prole che si sono abbonati per la giusta causa. Attaccati ai nomi c’è anche ‘sta targhetta incredibile con la frase di Giovanni Paolo II che parla di sport e cose simili e poi, come farebbe ogni Eminenza abituata a recitare le messe in latino, dice “doping”, che stona un sacco con tutto il resto.

Stadio Virtus Francavilla
Foto: Gabriele Fanelli

Poi sono entrato e quei pochi ma incredibili ricordi che avevo hanno fatto capolino tutti insieme. Nell’ordine:
– Torneo con la parrocchia del Carmine dove ho fatto panchina per 3 partite consecutive, alla quarta ricevo l’ordine di scaldarmi ma sento una fitta alla pancia. Il mister la chiama emozione e mi fa sedere, la mattina dopo il medico la chiama appendicite e mi opera.
– Prima volta allo stadio, rilancio sbagliato di Leo Di Punzio che mi centra in piena faccia mentre sono seduto in tribuna coperta, facendomi volare il Nokia 7610 a bordo campo, con tanto di guardiano che non vuole farmi entrare per prenderlo (vorrebbe lanciarmelo).
– Partite leggendarie 11 vs 11 organizzate qualche anno fa, dove sembravamo i più belli di Francavilla al punto tale da poter prenotare, grazie a un amico, il campo per una volta a settimana. Incredibile gol a porta vuota sbagliato da Mino, ben impresso nei ricordi.
– Ultras che mi chiedono sempre di cantare e mi invitano a cambiare settore se non voglio farlo, ma vaglielo a spiegare che non ho un euro in più nemmeno per la birra a fine primo tempo.
– Indimenticata offesa di un tifoso che si rivolge a Marian Galdean chiamandolo prima “spagnolo” e poi “argentino”. Galdean, lo sapeva pure il sintetico, è nato a Bucarest.

Stadio Virtus Francavilla
Foto: Gabriele Fanelli

Alla fine non l’hanno fatto da zero, il GgiovanniPaoloSecondo, ecco la mia amara scoperta. Hanno spostato qualcosa, messo su 4 torri infernali, installato un canale per far defluire l’acqua, altre cose impercettibili e apparentemente inutili ma comunque indispensabili per renderlo “da Serie C”. L’hanno finito però e finalmente si ritorna a giocare a casa ma soprattutto, finalmente ancora di più, il classico papà francavillese può andare il pomeriggio a guardare gli allenamenti del figlio per farsi girare le palle a velocità Hind-D e a parlare male del più classico bambinodifuoripaese. Che poi l’utilità di stare sempre appollaiati sugli spalti a guardare i figli fumandosi tutto il pacco di Merit, aspettare che escano dalla doccia per sfibrarli coi consigli da calciatori falliti o con le storie su quanto costi pagare la scuola calcio sono tutte cose il cui valore rimane dubbio. Dagli spalti si vede ancora la grande H blu dell’Ospedale e ogni volta sogno che i tifosi facciano una coreografia imponente, con una freccia enorme che lo indica e battute tipo VI RICOVERIAMO.

Lo stadio e le tribune sembrano sempre uguali: è sopravvissuto anche quell’accrocchio di tubi e fasce di ferro che si chiama Poltronissime ma dovrebbe essere Is Arenas, data la chiara ispirazione celliniana della struttura. Non sembra vero ma è ancora in piedi e al botteghino costa tipo un bel po’ di più sedersi lì. Leggenda vuole che ci sia una tipa che ti indica il seggiolino e un’altra che ti fa il caffè ma non ho mai provato di persona quindi non posso assicurare. 

I bambini sgambettano, coi loro tagli di capelli pieni di sfumature e senghe che salutano l’infanzia. In mezzo a loro c’è questo allenatore con l’accento palesemente veneto che prova a motivarli, a fargli venire la voglia di correre e di toccare il pallone, usando frasi tipo “le braccia sono le vostre ali, le ali di un aquilone che servono a dare equilibrio”. Vicino a lui si muovono gli assistenti e c’è pure mister Silvio, che grande mister Silvio, chissà se ricorda che una volta l’ho abbracciato piangendo a mare. I ragazzi hanno maglie diverse perché arrivano da Lecce e provincia, da Bari e provincia, da Catania, dalla Calabria e da Napoli. I genitori si sciroppano ore e ore di macchina per farli provinare, per fargli fare qualche tiro in porta e per sperare che i figli possano giocare le Nazionali. Ecco perché i francavillesi non giocano. Non perché alla dirigenza stanno sulle palle ma perché arrivano così tanti ragazzi da altri paesi che, per statistica, è normale che su un numero così grande sia facile trovare ragazzi più forti dei francavillesi.

Stadio Virtus Francavilla
Foto: Gabriele Fanelli

Però quanto è bello questo manto erboso così lucido e sintetico? Abbiamo cresciuto i giocatori francavillesi più forti di sempre sulle pietre e la breccia e adesso che c’è il sintetico come al Sassuolo e gli spogliatoi belli come i campi normali, i bambini francavillesi hanno deciso di non giocare più a pallone e magari hanno pensato bene, questi maledetti, di studiare di più o dedicarsi ad altri sport. Maledetti due volte.

Che poi, a pensarci bene, oggi se non sei nella Virtus Francavilla probabilmente puoi solo sognare di giocare in questo posto e io al povero Presidente lo capisco pure, con così tante squadre da gestire e un solo campo, col rischio che qualcuno non ne abbia cura e si metta a fare casini che poi la domenica, quando arrivano gli ispettori, devi pagare tu. Cioè è comprensibile, lo ammetto, dopo aver aspettato così tanto è normale che c’hai un po’ di paura. Però non è giusto, bisogna dirlo. Se questo stadio è lo stadio comunale della città di Francavilla Fontana magari sarebbe carino farlo usare anche agli altri oppure lui, il Presidente, ora che ha venduto pure Folorolorlorolunsho al Napoli per una cifra a tanti zeri, un campetto a undici fuori paese poteva pure costruirlo. Sono due spicci, manco te li senti. Una bella combo Comune-Magrì, con la concessione del terreno e uno sforzo per fare un campo di gioco regolamentare con una tribunetta normale, pure piccolina. Magari tra un paio d’anni ci sono di nuovo tre-quattro o cinque scuole calcio, magari qualcuno sulla scia della leggenda della Virtus decide di partire da zero, da una terza categoria e così si torna a respirare ancora di più calcio e i ragazzi di Francavilla possono continuare a rimanere qui, almeno quelli a cui piace il pallone, senza fare come gli universitari, i baristi e gli aspiranti metalmeccanici che se ne sono andati. Un po’ per uno e questo GgiovanniPaoloSecondo lo lasciamo solo per la Serie C e la Virtus, promesso.

I bambini fanno il cooling break e ne rimane uno solo in campo, il quarto portiere arrivato in ritardissimo. Saluta i compagni che riposano e si mette a fare qualche esercizio mentre il sole se lo cucina per bene. C’è un ragazzone enorme che fa un giro di campo: è il nuovo portiere, che ha firmato in mattinata e tra qualche giorno se ne va in ritiro a San Giovanni Rotondo. Che roba, nel mondo c’è ancora gente che arriva a Francavilla perché ci vede un’opportunità, un passo da compiere per diventare qualcuno. Questa città non finirà mai di stupire.