Juventus Zaccaria posa
Foto: Gabriele Fanelli

Esiste una teoria secondo la quale ognuno di noi può raggiungere qualsiasi persona nel mondo con una catena di relazioni non andando oltre cinque intermediari. Mi spiego meglio: attraverso cinque persone, potrei arrivare al Presidente degli Stati Uniti d’America (o chiunque vogliate se il ciuffo arancione non è di gradimento). È la teoria dei 6 gradi di separazione, formulata dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy, che nel 1929 l’ha proposta al mondo nel suo racconto Catene. Da lì in poi è stata ripresa per studi sociologici, commedie teatrali e per un film datato 1993 con un giovanissimo Will Smith protagonista della pellicola girata da Fred Schepisi. Nel 2011 anche Facebook e l’Università di Milano hanno condotto un esperimento sociale per capire il grado di separazione tra tutte le coppie presenti sul social di Zuckerberg. Il 92% delle coppie è separato da massimo 4 gradi. Tutti dati molto interessanti. Ma venissero a chiedere a Giuseppe Zaccaria, preparatore atletico di Francavilla Fontana, a cui è bastato un solo passaggio per arrivare alla Juventus.

Andiamo per gradi, questa volta non di separazione. Proviamo a unire i puntini e conoscere la storia di Giuseppe, classe 1990 cresciuto con un pallone tra i piedi e una panchina in testa. Quest’estate ha passato tre settimane a fare l’istruttore tecnico per gli Juventus Summer Camp di Folgaria e Sestriere, mica pizza e fichi… Petrolio lo ha incontrato, per farsi raccontare la sua esperienza.

Ciao Giuseppe. È veramente così forte Cristiano Ronaldo?

Beh, direi di si. È sicuramente il più determinante e il più decisivo.

Era la domanda sciogli-ghiaccio. Cominciamo: come si è intrecciata la tua estate con quella della Juventus?

La Juve era alla ricerca di determinati profili, laureati in scienze motorie con esperienze nel mondo calcistico come preparatori atletici e istruttori di scuola calcio. Il mio profilo rispondeva a questi parametri. Ho fatto un colloquio telefonico di tre quarti d’ora e alla fine sono stato selezionato. Ho avuto il privilegio di fare campi estivi per la Juve in Trentino e in Piemonte.

E come hanno avuto il tuo numero di telefono?

Grazie a Gigi Orlandini. Gli è stato chiesto se conoscesse questi tipi di profili, così ha fatto il mio nome e quello di un altro ragazzo.

zaccaria pallone palleggio
Foto: Gabriele Fanelli

Ci spiegherai fra poco il tuo rapporto con Gigi Orlandini. Istruttore tecnico per gli Juventus Summer Camp di Folgaria e Sestriere. In poche parole?

Si tratta della gestione del gruppo e del singolo bambino in ogni aspetto, non solo in campo a livello tecnico, tattico e atletico, ma anche per quanto riguarda la cura del corpo, il rispetto delle regole di comportamento dentro e fuori dal campo, la gestione del riposo. È la gestione del bambino-atleta sotto ogni aspetto, anche quello emotivo. Molti bambini in queste situazioni lasciano per la prima volta la famiglia per qualche settimana e il distacco può non essere semplice.

Che fasce d’età hai gestito?

Ragazzi nati dal 2002 al 2010, dagli 8 ai 16 anni.

Qual è stata la durata dei camp?

Solitamente i camp durano 6-7 settimane. Io ho fatto una settimana a Folgaria e due a Sestriere.

Come si strutturavano le giornate?

Noi istruttori dovevamo svegliare i bambini e subito dopo si faceva colazione tutti insieme. Poi un’ora di allenamento, seguita dall’animazione e dal pranzo. Dopo il riposo pomeridiano di nuovo un’ora di allenamento e animazione, doccia, cena e animazione fino alle 22:30. Alla fine tutti a letto.

Curiosità: ma da interista, indossare quella maglia…?

Non è stato assolutamente facile (ride), soprattutto per gli sfottò degli amici che non sono mancati.

Torniamo a Orlandini. È stato molto importante per te, non solo per questa esperienza ma anche per gli anni trascorsi insieme alla Virtus Francavilla. Cosa ha significato per te e qual è l’insegnamento più importante che ti ha trasmesso?

Premetto che sono tre le persone che mi hanno accompagnato nel mio percorso professionale e sportivo: Salvatore Chionna, Paolo Traficante e Gigi Orlandini. Salvatore è stata la persona che mi ha avvicinato allo sport per la prima volta, quando avevo 7 anni. È per colpa sua se adesso faccio questo mestiere (sorride). Paolo Traficante è stato il preparatore atletico della prima squadra della Virtus sia in Serie D che in Lega Pro con mister Calabro. Ho avuto la fortuna di stargli vicino, mi ha dato tantissimo per quanto riguarda la preparazione atletica, il fitness. E poi c’è Gigi. C’è un’amicizia tra noi che va oltre il rapporto professionale. È una persona con la quale ho vissuto emozioni belle e brutte. Ma quando condividi con qualcuno un’emozione forte, il legame che si crea resta forte alla stessa maniera. Insieme, un anno abbiamo vinto il girone regionale, un altro anno siamo arrivati terzi ai play-off nazionali. Gigi è stato fondamentale per me. Mi ha insegnato cosa voglia dire lavorare nel professionismo. Viene dal settore giovanile dell’Atalanta, uno dei migliori d’Europa, ha giocato in Serie A. Mi ha mostrato come si lavora in un ambiente professionistico, fin dal rispetto degli orari, dei ruoli, ancor prima della fase puramente tecnica. E poi mi ha sempre dato tanta responsabilità, lasciandomi fare pur controllando il mio operato.

Come si fa crescere un atleta? Quali sono le prerogative da tenere a mente nella crescita di un ragazzino?

Nelle prime fasce d’età bisogna puntare molto sulla parte coordinativa, perché spesso i bambini hanno problemi a fare delle semplici andature, come la corsa saltellata. In questa fascia d’età il bambino assimila tantissimo, è una spugna. Dal punto di vista psicologico invece è fondamentale non dimenticarsi del divertimento. Julio Velasco, uno dei miei idoli indiscussi, diceva che un bambino impara soprattutto quando si diverte e quando è serio non vuol dire che non si stia divertendo. L’impegno e il divertimento significano solo che il bambino sta imparando.

Giuseppe zaccaria virtus francavilla juventus
Foto: Gabriele Fanelli

C’è il rischio, data la tua giovane età, che un ragazzino ti veda più come un fratello e non ti prenda sul serio?

Sì (ride), c’è il rischio. Dipende sempre da come ti poni con loro. Io sono affettuoso e sto cercando di bilanciare questo mio aspetto, perché poi mi ritrovo ad entrare in campo con i bambini che mi saltano addosso perché vogliono giocare. Per fortuna riesco a riprendere in mano la situazione, perché altrimenti non potrei lavorare.

Prima di vederci ho dato un’occhiata a qualche foto dei tuoi social, da buona spia. Vengono fuori personaggi come Veron e Guardiola. Posso chiederti perché loro?

Verón è stato il mio giocatore preferito, un vero e proprio idolo. Mi piaceva tantissimo vederlo giocare, ancora adesso per me rimane il centrocampista più forte che abbia mai visto, perché era completo e rendeva ad altissimo livello in ogni aspetto. Per quanto riguarda Guardiola invece, se lo hai trovato nelle mie foto (sorride) è perché c’è una somiglianza con lui, purtroppo solo fisica. Tantissime persone mi chiamano Pep, poi da Giuseppe tutto viene più facile. Ovviamente è un tecnico che stimo tantissimo, soprattutto per il suo carisma.

Adesso come prosegue il tuo cammino?

Sono legato per la seconda stagione con la A.S.D. Soter Calcio di Salvatore Chionna. Un’esperienza che mi sta piacendo perché è gratificante veder crescere e migliorare un bambino grazie anche ai tuoi insegnamenti. Se un domani questi bambini diventeranno bravi ragazzi e non professionisti per me sarà già un trionfo, perché vorrà dire che ho contribuito in modo sano alla loro crescita. Un domani però mi piacerebbe allenare anche una prima squadra… è il sogno che ho da quando sono bambino.

Ultima domanda: la Juve vince la Coppa Campioni?

Non saprei. Ma se la giocherà con il Real Madrid, con il Bayern Monaco e quest’anno vedo bene anche il Manchester City.

In bocca al lupo Pep… ops… Giuse’!

 

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