Foto: Mino Solazzo

Alla prima di campionato, di questo campionato così tosto che ancora deve iniziare e già pare sia uno dei campionati più difficili di sempre, insomma un campionato che sembra proprio quel tipo di cosa che tu in conferenza stampa dici “Eeeh saranno tutte partite difficili, bisognerà lottare contro tutti” e nessuno ti prende sul serio perché lo dici sempre, cioè proprio questo campionato e non un altro, questo che è quello del ritorno a casa e dell’ennesima impresa da compiere, un campionato che abbiamo atteso per tutta l’estate e, ora lo possiamo dire, finalmente è iniziato. La partita con la Reggina, come di consueto e anzi come di buon auspicio, è quella in cui ancora non puoi vedere il colore del nastro d’arrivo e quindi puoi legittimamente chiederti “Ma chi gioca per noi?”

Mister Trocini in conferenza stampa ha detto si! che ‘sta cosa dell’ex che segna contro la sua vecchia squadra esiste e bisogna crederci. Che i giocatori tipo Baclet, quando sono in questa situazione, si caricano a mille perché vogliono fare bella figura e far soffrire la vecchia fiamma. ‘Sta roba fulmina i giocatori e influenza il mister che, il più delle volte, si tuffa a piene mani dentro questo surplus motivazionale e oggi, che l’ex di turno per noi risponde al nome di Allan Baclet, uno che non vediamo l’ora di ammirarlo mentre gonfia le reti avversarie con quattro gol a partita, uno che porta entusiasmo e voglia di vincere e sembra un carroarmato, oggi proprio per questi e per tanti altri motivi Allan Baclet va in panchina. “Non c’ha i minuti nelle gambe”, qualcuno ha detto. Chissà che cosa c’ha allora nelle gambe, ha risposto un altro.

In porta ci va sempre Costa, che poverino ha già preso cinque gol in due partite e oggi è chiamato a dimostrarci che tipo di Costa è; in difesa siamo in tre con Caporale a sinistra, Tiritiello al centro e Delvino, l’Illusionista in grado di scomparire e riapparire a suo piacimento, a destra; sulle fasce Capitan Albertini e Luca Sparandeo; a centrocampo la rodata batteria composta da Zenuni, uno che c’è sempre e non si vede mai, Andrea Bovo e Calypso Gigliotti; in attacco ci vanno dunque lo Sbrachito Vazquez e il nuovo arrivo Leo Perez, già lanciato nella mischia anche se ha tipo gli stessi allenamenti che ho io nell’ultimo mese. Noi però, di biancazzurro vestiti, belli come il sole che scompare sulle nostre teste vuote, con un attacco così piuttosto che la Virtus Francavilla sembriamo l’Uruguay di OscarUoscintonTabbarez e il primo che fa la battuta sulla garra charruà et simili torna a vedersi la seconda categoria.

Il cielo, come in un oscuro presagio di morte, distruzione e carestia, inizia a velarsi di grigio e a salutare un’altra estate che si allontana mentre le squadre effettuano il consueto riscaldamento. Loro, la Reggina 1914, fanno ingresso sul terreno di gioco, accolti dal calore dei loro tifosi pronti a sostenere la squadra. Sembrano delle formiche dalla testa granata e in momenti come questo capisci perché nelle ultime sei partite disputate contro di loro abbiamo perso una sola volta anzi viene da chiederti come abbiamo fatto a perdere quella volta. Però questi non sono quelli degli ultimi anni, a ‘sto giro vogliono provare a salire e hanno speso tanti bei soldi per portare a casa giocatori come Reginaldo, che sembra un tonno appena pescato alla Tonnara di Palmi ma ha conservato immutata la capacità di incrociare le gambe e calciare il pallone violentemente e in porta da qualunque distanza. Non c’è German Denis però: El Tanque, annunciato con un improbabile video su Facebook pubblicato in settimana, non è ancora a disposizione del tecnico Mimmo Toscano e quindi, vicino all’ex della Canalis, ci và il bel Nicola Bellomo. Tra i pali c’è Guarna, che ha recuperato e sostituisce il giovane Farroni, in difesa i soliti, a centrocampo purtroppo c’è Sounas e a sinistra Matteo Rubin, uno che, non si direbbe, ma ha giocato parecchio in Serie A.

La novità assoluta del giorno è incarnata da questi tabelloni elettronici installati a bordocampo, che ci informano costantemente dei minuti sul cronometro e delle primizie offerte dalle aziende locali, mentre i pixel dello schermo friggono per il caldo e proiettano improbabili rettangoli di luce verde sulle gambe dei calciatori. Mentre le squadre rientrano negli spogliatoi, il DiesseTaibbi della Reggina 1914 viene omaggiato con una bottiglia di VinoCantinePaoloLeo e tutti ci ricordiamo che Massimo Taibi è uno che in Serie A non solo ci ha giocato parecchio ma ha pure fatto gol durante un Reggina – Udinese di mille anni fa. Il Presidente Magrì guadagna il suo posto in tribuna: oggi ha abbandonato il look alla John Wick optando per un più sobrio stile da Una vita in vacanza, con una polo bianca rilassata in netto contrasto col capello mosso che ricade sulla fronte. L’arbitro Perenzoni da Rovereto (dubbi sul fatto che Rovereto sia in Italia) si sistema a centrocampo e dalla tribuna scoperta piove uno striscione enorme, destinato a rimanere impresso nella memoria di tutti i presenti e a far discutere, succede sempre così, quelli che non c’erano.

Pareggio Francavilla Reggina
Foto: Gabriele Fanelli

I diversi gruppi di tifosi che formano il nocciolo di sempre presenti al GgiovanniPaoloSecondo svelano la coreografia preparata in questi mesi: un ultras o ultrà o tifoso incappucciato che stringe in mano un fumogeno azzurro, mentre si muove tra i simboli della nostra città ovvero Castello Imperiali, Chiesa Madre e Fontana di Piazza Umberto I, sovrastato dall’enorme scritta DODICESIMO UOMO IN CAMPO – CURVA NORD. Un’opera artistica dall’impatto visivo enorme, rimbalzata su tutte le pagine di tifosi del web. Un murales su stoffa che chiama all’applauso e accende le fotocamere dei telefoni ed è senza commentare e senza voler dire per forza la propria opinione, che spesso anzi sempre non interessa mai a nessuno, che mettiamo semplicemente a referto l’immagine di questo striscione enorme che accompagna l’ingresso dei nostri in campo e continua a scuotersi e a cantare anche quando l’arbitro porta il fischietto alla bocca. Mentre uno stormo di uccelli si alza in volo e Perenzoni da il via alle ostilità, noi ci accorgiamo subito che Perez è alto quattro volte Reginaldo e che le preghiere di quest’ultimo, a braccia aperte prima dell’inizio, forse serviranno a poco perché verranno contrastate da i nostri energumeni in difesa e dalle nostre interminabili grattate di palle a ogni tocco sua giocata.

Iniziale scambio di schermaglie tra le due squadre, col pallone che cambia rapidamente proprietario. Sulla fascia destra il trio Delvino – Albertini – Perez approccia la gara con un primo tempo da Cinema Teatro Italia, mettendo in imbarazzo il povero Matteo Rubin incapace di distinguere un pallone da un tifoso da Imperio da Delvino. Proprio sugli sviluppi di uno di questi fittissimi scambi di identità, Perez riesce ad apparecchiare rasoterra per Bovo, ricevendo in cambio una sciabordata che si abbatte su un muro di giocatori granata. Bovo si ripete di lì a poco calciando due “cose” lentissime e svirgolate, che profumano di antipasto su quello che sarà molto presto. È molto cattivo da pensare ma se becchiamo in faccia Bertoncini, che porta una vistosa maschera nera, stiamo uno (forte) di meno per loro e jackpot per noi ma questa cosa non succederà mai.

I 20 di movimento corrono come dei razzi nordcoreani in campo: Reginaldo riesce in un quarto d’ora a lamentarsi di dodici trattenute mentre noi proviamo a rispondere impegnando Guarna ma il più delle volte sparacchiamo delle robe molto alte senza senso. Proprio in una di queste occasioni ammiriamo una conclusione svirgolata di Albertini, che in un linguaggio tutto particolare che appartiene solo ai calciatori, porge le sue umili scuse all’ottimo Perez per un’occasione sfanculata troppo alta. Peccato perché a noi da qui sembrava buona ma i calciatori, si sa, prima di essere atleti sono artishti e a queste cose ci tengono molto. Guarna resta a guardare per buona parte della prima frazione mentre ancora Albertini costruisce il suo primo tempo da applausi: il capitano fronteggia ogni avversario e inarca le spalle come uno spadaccino, carbura le gambe muovendole in maniera frenetica e poi sguscia via a chiunque, creando degli strappi che inghiottono i reggiocalabbbresi.

Perez intanto approfitta di ogni buona occasione per colloquiare col Condottiero, che sia per stabilire i movimenti utili a Vazquez o per chiedere come fare a evitare il blocco della Polizia per tornare a Mesagne. Il ragazzo si sbatte, tocca un quantitativo di palloni utili approssimabile a cento e sembra proprio voler tenere fede alla conferenza stampa della settimana: ‘st’animale rovescia in campo una voglia di giocare che sembra quasi una maledizione, un’anatema che gli impedisce di fermarsi e di rinunciare agli applausi scroscianti dei tifosi. Si incazza, si gira e ringhia contro tutti, mette in crisi i tre reggini là dietro praticamente da solo, giocando una partita di sacrificio, da vero leader della squadra. Perez non si ferma e continua a contestare ogni pallone agli avversari, anche al povero Guarna che a un certo punto deve battere ‘na semplice punizione ma si ritrova sto bbiondossiggenato addosso che ringhia e sbava e brama la palla. C’ha na voglia di rompere i coglioni agli avversari che se ce l’avessi io mi sarei già laureato non una ma quattro volte e il pubblico apprezza, gode di questo giocatore e di alcuni schemi punizione degni del Maifredi Team: tocco corto per Bovo, scodella in mezzo e Caporale che, partito con un secondo di anticipo, si lascia fregare dal fuorigioco mentre gira male al lato.

Se non altro abbiamo l’impressione che la lezione di pugni impartitaci dal Novara in casa nostra sia servita a qualcosa e infatti iniziamo a picchiare come dei fabbri in campo, grazie anche alle bastonate di Denny Gigliotti, detto Disco Te Papa, uno a cui sembra sempre che qualcuno abbia rotto le palle all’ingresso perché altrimenti non si spiegherebbe ‘sta foga, ‘sta cattiveria puramente agonistica che lo porta a mordere ogni pallone e stare appresso a ogni avversario come fosse l’ultimo free drink della serata.

Pareggio Francavilla Reggina
Foto: Mino Solazzo

Al ventesimo di gioco il premio di miglior giocatore è già tra le mani di Alessandro Caporale, che ha trascorso la prima parte di gara a violentare il povero Reginaldo, zompandogli ogni volta in testa e impedendo a palloni di qualsiasi tipo di avvicinarsi a lui. Nonostante lo stesso tonno brasiliano ogni tanto dia l’impressione di essere dotato della capacità di dilatarsi e mutare forma, passando da spilletta minuscola e sgusciante a energumeno basso e tarchiato, Caporale dimostra di essere un uomo che non ha paura nè della vita nè della morte nè dei tonni, nè della Serie A e nemmeno di Reginaldo e quindi continua a sbaraccare di testa senza soluzione di continuità.

Sparandeo scocca la perchia della vita colpendo al volo una palla che rimane bassa e si alza alla fine ma Guarna è sveglio e disinnesca il tiro del Fato Turchino o Turchese, che sta volteggiando tra i suoi nemici con una grazia d’altri tempi, senza mai sbagliare un passo. Proprio su una percussione, che fa molto batterista, di Sparandeo ci accorgiamo che il loro centrale sulla maglia c’ha scritto BERTONCINI 5 ma oggi s’è vestito da Batman e siccome di Bruce Wayne ne basta già uno, si becca il primo giallo della gara creando quel cuscinetto di sicurezza chiamato DifensoreCentraleLoroAmmonito. A ogni nostra azione loro rispondono con un tiro in porta, che sia di Sounas o del mestierante Reginaldo, alternati da alcuni tentativi di Bellomo, che alla mezz’ora prima ci mette paura con una punizione infima e poi si esibisce in un’altra incredibile pièce teatrale, “ L’Uomo a Terra” di Sergio Busquets, interpretato magnificamente dal bel Nicola che prova a fermare le nostre azioni rantolando sul sintetico.

Minuto trentacinque: Calypso si incarica di un calcio d’angolo che fischia a mezza altezza e viene deviato da Perez. La palla finisce tra i piedi di Bovo che duetta con Sparandeo e si ficca in area, giusto in tempo per vedersi piovere addosso tale Bianchi, che con una grazia tutta particolare, da furgone Iveco, travolge il nostro centrocampista e chiama l’arbitro all’intervento. È rigore. Il primo per noi nella prima partita della stagione. Bianchi si prende il giallo mentre i granata provano a contestare all’uomo nero quella che a noi sembra una scelta bianca e pura come l’abito della sposa e a loro una cazzata di un compagno che non ci sa fare tantissimo. Dal dischetto comunque sia si presenta Vazquez, ancora più sbracato della scorsa volta, nella sua magliettina biancazzurra perfettamente aderente al corpo: Federico sistema il pallone e guarda la valvola, quella ricambia uno sguardo carico di paura. Una bella rincorsa e poi botta sicura a spiazzare Guarna che guarda anche questa volta ma si sofferma su una palla in buca e un urlo che si alza al cielo. Villa! Villa! Villa! mentre Vazquez si mette il pallone in pancia e va a salutare sua moglie da qualche parte in tribuna. Uno a zero per noi alla mezz’ora e in casa andiamo di nuovo in vantaggio per primi, finalmente possiamo sospirare di sollievo.

Sul finale di primo tempo loro provano a spaventarci con questi rasoterra tutti nuovi, figli della paura di perdere e fratelli dell’impressione di stare a fare la figura dei poveracci. Anche altre nuove conclusioni vengono esposte dai ragazzi di Toscano come ad esempio la tattica che consiste nell’indugiare fuori area col pallone tra i piedi in attesa che si liberi un varco, muovendosi in sincro come le onde del mare. Ma niente da fare, non per il primo tempo almeno, perché Tiritiello fa buona guardia, chiude la saracinesca e ci manda all’intervallo che siamo avanti.

Pareggio Francavilla Reggina
Foto: Gabriele Fanelli

Questo caffè in tribuna stampa oggi è più amaro dell’altra volta, vai a capire perché. Neanche l’ottima parata di Costa al quarantacinquesimo, sul tiro al volo di Rubin che gli stava praticamente in bocca, nemmeno ‘sta parata serve a renderlo più dolce. Sarà perché loro alla ripresa della tenzone iniziano subito a smanettare dalle nostre parti, come degli elettricisti impazziti, o perché ‘sta sensazione ce l’abbiamo addosso praticamente sempre, sarà per questa paura di prenderlo subito e dover ricominciare da capo che alla fine il gol lo prendiamo lo stesso. Da una rimessa laterale innocua come potrebbe essere innocua una bambina che ti insegue col SuperLiquidator, tale Matteo Rubin, stanco degli abusi di Albertini, decide di scaricare subito indietro per un compagno, così se la palla non ce l’ha lui almeno il Capitano non gli sta addosso. De Francesco si ritrova l’oggetto della contesa tra i piedi senza sapere bene che farsene. Indugia qualche secondo, guarda in area a salutare gli amici, si sistema col destro e spalomba in area anche lei innocente, una di quelle che finiscono altissime fuori dal GgiovanniPaolo e che poi qualcuno lì fuori rigetta dentro. La palla sale e poi scende bella bella, piano piano, congi congi fino ad mettere nel mirino il nostro incrocio dei pali e il nostro portiere, Bryan Costa, che agita le mani inutilmente e si arrende al destino. Manco due minuti e siamo già pari.

Da quel momento tutte le nubi alte in cielo si teletrasportano nei nostri cervelli paccati: ma sarà stata colpa di Costa? L’ha battezzata male? Ma il ragazzo è buono o no? Ha fatto una bella parata prima e ora si è addormentato. Ma poteva prenderla? Perché il tizio davanti a me continua a gridare “Vai Bachelet/Vai Caporale/Vai Peres” che mi sembra di aver sbagliato partita? Potevamo non prenderlo ‘sto gol? Forse si, forse no, forse piove.

Questi macabri pensieri vengono prontamente spazzati via dalla nuova performance dei nostri in tribuna scoperta, che tirano fuori uno striscione di supporto per Giovanni, uno di noi. Giovanni in settimana ha dovuto fare i conti con se stesso, con l’umanità di noi uomini appunto, così piccoli, deboli e ridicoli mentre ci affanniamo in faccende irrilevanti, distogliendoci da cose ben più polari nella nostra vita. Per Giovanni adesso è arrivato il momento di lottare con se stesso e contro se stesso, per rimanere aggrappato a questa vita e a questa terra maledetta che ci spezza il cuore e le gambe e ci vuole vedere cadere, con la faccia impastata nel fango. Giovanni, se puoi leggere, non mollare nemmeno per un secondo. Continua a lottare e a rimanere attaccato al tuo desiderio di vivere, che è il desiderio di vederti felice che vive nel cuore di tutta la gente, anche di noi che non ti conosciamo per davvero. Non mollare di un centimetro Giovanni, noi ti aspettiamo.

Poi però si torna a giocare: Vazquez francobolla una punizione alla base del palo ma Guarna è attentissimo e blocca. Rispondono loro con un piazzato infimo di Reginaldo ma Costa Concordia si riscatta e prova ad essere Costa Magnifica, volando a smanacciare. Ma vedi tu, con quella pancia invidiabile, con quell’aplomb da sabato sera in pizzeria, questo continua ancora a calciare bolidi. Iniziano ad arrivare anche dei cambi: loro tirano fuori il redivivo Bellomo e lo spento Garufo per fare spazio a Simone Corazza, che con un cognome così dovrebbe giocare in Serie A, e a Rolando, quello con la maglia camo della Gialappa’s Band.

La partita cambia ritmo perché noi improvvisamente iniziamo ad avere paura: paura di qualsiasi palla nei pressi della nostra area, con le parate di Costa che vengono accolte da sospiri di sollievo; paura (poca) di Reginaldo che continua a correre e a farsi violentare da Caporale in formato contraerea; paura per Tiroide Mastropietro, ma è una paura un po’ così, solo perché sta entrando in campo e lui è così giovane e così bello che non merita il male che stanno dispensando i giocatori in campo. Infine paura per noi, per chi ci sta vicino e per chi ci aspetta a casa perché al minuto ventotto Andrea Bovo fa saltare i piani del mister facendosi espellere.

È il momento in cui la gara cambia per sempre ed è facile notarlo dagli attacchi di panico che travolgono il nostro allenatore, incapace di riuscire a ragionare razionalmente ad ogni fischio dell’arbitro, che a dire il vero ci mette del suo per farlo incazzare con delle decisioni discutibili. Ma il Condottiero è uomo vero e verace e non si fa spaventare da una variabile impazzita: il cambio è pronto immediatamente, con Giovannino Quechua, giocatore molto abile nella tecnica della moltiplicazione del corpo del secondo Hokage, in sostituzione di Vazquez, che al momento del cambio collassa al suolo toccandosi un muscolo qualsiasi e portandosi via mezza giornata. Mentre lo Sbraco raggiunge claudicante la panchina, il mister Trocini, colle vene delle tempie che ormai stanno pulsando sangue e propano, gli chiede “Ma che ti sei fatto male davvero?” e Vazquez gli fa “No no, tranquillo Mister, sto facendo lo stesso contest di Bellomo” e quindi siamo in campo col solo Perez a prendere le botte là davanti mentre l’arbitro non fischia davvero niente. 

Pareggio Francavilla Reggina
Foto: Gabriele Fanelli

Al minuto trentasette l’ossigenato oriundo ne ha abbastanza e il tecnico manda in campo Allan Baclet. Dagli spalti si solleva un boato frammisto ad un applauso fragoroso, che è tanto figlio dell’attesa di vedere Baclet in biancazzurro quanto nipote del veleno sputato in campo da Perez, che si prende tutto il suo nuovo pubblico e abbandona il campo. Ma ormai sul terreno di gioco è impossibile capire da che parte pende l’inerzia della gara: Reginaldo, che sia maledetto ‘sto tonno, rischia ancora di segnare di testa; l’arbitro espelle il vice di Trocini e ammonisce Quechua, loro corrono e noi perdiamo tempo, loro pressano e noi prendiamo un angolo, loro salgono e noi saliamo pure e ci invertiamo di campo e l’arbitro decide di assegnare ulteriori cinque minuti di recupero di questo sport che non è più calcio ma è una corsa sfrenata verso il proprio destino. Debolezza, mal di pancia, conati, tutte sensazioni che ti fanno credere che alla fine ‘sta maledetta prima di campionato dobbiamo perderla ma possiamo pure vincerla. Ci prendiamo anche una punizione da notte di mezza estate, una di quelle che sogni tutte le volte, con lo spiovente in area e Baclet che incoccia di testa sotto la traversa e va a mangiarsi il pubblico con le mani a mò di coppetta vicino alle orecchie. Ma è un sogno bagnato e la punizione è una merda quindi nulla di fatto.

E poi, forse finalmente, arriva il fischio finale e noi mettiamo nel tascapane un punto, il punto del classico pareggino con la Reggina, maturato mentre finalmente torna il sole sul GgiovanniPaoloSecondo e sulle nostre vite. Poteva andare peggio, sì, perché poteva pure piovere ma certo non ci è andata meglio, perché due minuti di amnesia hanno dato fuoco a due ulteriori punti che potevano farci iniziare questa annata col sorriso beffardo di chi la sa lunga. Ma la squadra è promossa, altroché. Belle idee in mezzo al campo, trame delicate che toccano le corde del cuore dei tifosi, sacrificio e dedizione, gol e ripartenze. Questo punto alla fin fine ce lo teniamo stretto, che col Catania all’orizzonte rischi di accorgerti che 1 è sempre meglio di 0 e che, quantomeno, potranno anche volare via tutte le certezze del mondo ma da noi continua a regnare una sacrosanta regola: a casa nostra non perdiamo quasi mai. E certamente non perdiamo con la Reggina. 
Bonus track: i XX Giochi del Mediterraneo che si terranno a Taranto nel 2025 sono una roba incredibile. Dobbiamo solo escludere tutte quelle cose che si dicono in televisione come Rilancio del territorio – Occasione di rivincita – Input per lo sviluppo del Sud Italia, insomma lo ‘ntartieno adatto a quelli che credono basti una manifestazione sportiva a rilanciare una regione disastrata. Proviamo a non pensare ai soldi che scompariranno per magia, ai ricami politici che ci saranno dietro, agli appalti e a tutto il resto e prendiamoli per quello che sono: sudore, movimento e stare insieme. Ce li avremo praticamente dietro casa e al GgiovanniPaoloSecondo si terranno le fasi eliminatorie del torneo di calcio U21 maschile. Basti pensare che nel ‘97, a Bari, nell’Italia ci giocavano Buffon, Birindelli, Coco, Baronio, Fiore, Giannichedda, Lucarelli, Totti e Ventola. Solo una cosa mi mette già in ansia: pare che ci siano 3 milioni per “ristrutturare” il GgiovanniPaoloSecondo. Ma come, di nuovo? Ma già ora state pensando a ristrutturarlo? Vuol dire che dovete chiuderlo di nuovo? Siete proprio sicuri? Ma coi tempi che corrono non è che poi ci mettiamo di nuovo due anni per fare tutto? Speriamo.

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