Stemma Vis Francavilla Calcio Petrolio
Stemma Vis Francavilla Calcio Petrolio. Rielaborazione di Daniele Donatiello

Vent’anni. Ci sono voluti vent’anni per vedere la nazionale di calcio femminile di nuovo a un mondiale. E il traguardo, per un movimento che nell’ultimo biennio ha fatto enormi passi in avanti, è storico. È cambiato lo sforzo che la Federazione ha riversato nel calcio femminile, ponendo più attenzione ai campionati e alle dinamiche che li governano. Così come le televisioni, soprattutto quelle a pagamento a dirla tutta, hanno iniziato a raccontare la Serie A femminile, preparandoci e facendoci conoscere le ragazze che oggi vestono la maglia azzurra. Non ultimo, e questo gli appassionati di videogiochi lo sanno bene, dal 2016 è possibile selezionare alcune squadre nazionali femminili nel gioco Fifa, prodotto della nota casa EA Sports.

La conseguenza è una sola: la nostra attenzione è stata catalizzata. Con il colpevole ritardo della stupida retorica del “Eh, ma le femmine non sanno giocare a calcio”, ma ce l’abbiamo fatta. Adesso dobbiamo solo riunirci nelle case e tifare le nostre ragazze, allo stesso modo in cui facciamo da anni per i maschietti. Birra, patatine e divano.

Eppure qualcuno qui a Francavilla ci aveva provato a farci conoscere questo mondo. Più o meno dodici-tredici anni fa. Se vi dicessimo che dieci ragazze che in questi giorni (il pezzo è scritto prima degli ottavi di finale del mondiale francese, in cui l’Italia incontrerà la Cina) vestono la maglia azzurra hanno giocato all’interno dello stadio Giovanni Paolo II di Francavilla? Fusetti, Pipitone, Rosucci, Bartoli, Giacinti, Girelli, Guagni, Linari, Mauro, Sabatino, sono venute a giocare qui contro la Vis Francavilla, una delle storie sportive più incredibili che questa città abbia mai conosciuto.

E a guidare una squadra che nel giro di tre stagioni, dal 2004 al 2007, è salita dalla Serie C alla Serie A, giocando anche una semifinale di Coppa Italia, c’è stato Angelo Passaro. Abbiamo pensato di fare una chiacchierata con lui, per farci raccontare una storia meravigliosa.

Come mai il calcio femminile ci ha messo così tanto a farsi notare?

Non è facile da spiegare in poche parole. Ritengo che siano problemi anche culturali. Quando si deve maturare un pensiero, una filosofia di vita o comportamentale, i tempi possono essere differenti e le colpe riferite a tante componenti. Con certezza, lo sforzo recente della Federazione può aver favorito le cose. Da poco tempo le società professionistiche hanno l’obbligo di partecipare, in proprio o attraverso squadre con cui hanno affiliazione ufficiale, con una formazione a campionati femminili. Qualche società grossa ha bruciato le tappe e ha inglobato società che si occupavano di calcio femminile e si sono ritrovate a fare la Serie A. Altre hanno preferito partire dal basso, come hanno fatto Milan e Inter. Gli stessi progetti che riguardano le scuole calcio danno la possibilità di ottenere il titolo di scuola calcio d’elite tesserando un numero minimo di giovani calciatrici. Questo naturalmente ha favorito anche l’interesse del tifoso, che vede giocare i colori della sua maglia. E poi è aumentato il numero di tesserate, cosa non di poco conto se poi si pensa alla nazionale. Si deve parlare poi di aspetto sociale e culturale, e qui i passi in avanti da fare sono ancora tanti. È stato condotto uno studio che certifica l’esistenza di un nesso tra requisiti che rendono una nazione un Paese sviluppato (industrializzazione, numero di biblioteche presenti, posti di lavoro, debito pubblico basso) e l’alto livello del settore femminile calcistico. Non è un caso che le nazionali più forti siano quelle dei Paesi Scandinavi, l’America, la Germania…

Qual è, se esiste, la differenza tra il calcio femminile e quello maschile?

Sicuramente c’è, è esattamente come accade in atletica. C’è meno velocità. È normale che il record mondiale dei 100 metri maschile sia inferiore a quello femminile. È una questione fisica, biologica, ormonale. Alcuni testi sostenevano che, nella preparazione fisica, ci fosse la possibilità per le donne di arrivare al 75-80% delle prestazioni maschili. In cosa si traduce? In una inferiore velocità, in una capacità di lancio del pallone più corta. Ovviamente parliamo di media. C’è una minore resistenza allo sforzo prolungato. E su questo ho sempre scherzato con le ragazze che ho allenato, soprattutto con Marika Mascia, che poi ha vinto più scudetti con tre squadre differenti, cioè ha fatto la differenza. Le donne sono tendenzialmente più basse degli uomini e paradossalmente queste stesse atlete sono costrette a parare nelle porte in cui para Neuer. Anche le misure del campo dovrebbero essere leggermente ridotte. Non è una questione di discriminazione, ovviamente, ma una questione naturale.

Mi hai parlato di Marika Mascia, che abbiamo già sentito. Lo sai che per lei sei Il Maestro?

Sapendo che è allenata da alcuni tecnici campioni d’Europa, convocata in nazionale da Menichelli, sentire che dice certe cose riempie d’orgoglio. È sempre stata una ragazza molto vispa che ha chiesto e ottenuto grandi preparatori. Ha avuto la fortuna anche di allenarsi con Mammarella, l’equivalente di Buffon per il calcio a 5. E questo la dice lunga sul livello raggiunto da Marika, una che ha sempre bruciato le tappe.

Senti ancora le ragazze che hai allenato?

Sì, sono in contatto con molte di loro. Avevamo uno squadrone…

Ci racconti la tua esperienza a Francavilla? Che risultati avete raggiunto?

È stata una grande esperienza, molto positiva. La mia gavetta, oltre al settore giovanile di alcune scuole calcio del posto come la Sporting di Franco e Flavio Simone, è stata proprio la squadra femminile, la Vis Francavilla. Partimmo da campionati minori, anche di enti di promozione sociale come la Uisp, l’Endas, e poi ci trovammo a fare un sacco di promozioni quando passammo alla Lega Nazionale Dilettanti. Prima con il calcio a 5 e poi con le categorie più basse del calcio a 11, ci ritrovammo nel giro di poco tempo in Serie A, con tante ragazze di Francavilla. Nel calcio di solito si preferisce essere esterofili, invece con un gruppo di ragazze di Francavilla e dintorni riuscimmo a fare un grande salto.

E poi?

Quando le cose cominciarono a diventare più serie ci chiedevamo se potessimo ambire, anche economicamente, a un campionato nazionale come la Serie B. Poi, un piacevolissimo incontro con Mino Distante, imprenditore attento al calcio femminile, che decise di portare avanti la società dandomi la possibilità di gestire dal punto di vista manageriale il progetto. Riuscimmo a salire in A dopo il primo anno di B. Il primo anno di A2 fu straordinario perché arrivammo terzi. Si battevano squadre come Lecce, Bari, Palermo, Lazio, Roma. Arrivammo in semifinale di Coppa Italia affrontando il Bardolino Verona, che la settimana prima con Patrizia Panico e Melania Gabbiadini, la Ghirelli e la Bartoli, aveva giocato la semifinale di Champions League. Ci fu poca partita ma al ritorno ricevemmo anche i complimenti. Claudia Ligorio, che poi è diventata mia moglie, giocò alla pari con Valentina Boni, un mostro sacro di quel periodo. Fu lei a favorire il recupero funzionale di Roberto Baggio dopo un grave infortunio. Baggio si allenava nell’1 contro 1 con la Boni, su consiglio degli specialisti della nazionale, perché la Boni aveva grandi doti tecniche e dato il fisico esile, non era rischioso un eventuale contrasto. Da quel momento in poi la Boni indosserà la fascia di capitano che Baggio aveva al Brescia, e lo fece anche contro di noi.

Qualche nome di quella squadra?

Di sicuro non posso fare a meno di citare Maria Caramia, che all’epoca Distante avrebbe voluto far giocare con i maschi in Eccellenza per quanto era forte. Poi ha giocato nella Lazio, nel Napoli. La chiamavano La Stella Del Sud. Ma era tutta la squadra a essere eccezionale: la Vis Francavilla era fra le prime 13 squadre italiane e per due anni fu nominata la migliore squadra del meridione.

Vis Francavilla Calcio Petrolio
Le ragazze della Vis Francavilla Calcio, foto di repertorio concessa da Angelo Passaro

Com’è finita?

È finita quando Distante ha lasciato il calcio. Diventava improbabile effettuare trasferte in Sardegna, o in Veneto…

E di questa nazionale, cosa pensi?

Beh, un traguardo storico, c’è tanto entusiasmo. Sarebbe bello mettere in risalto il ruolo dell’allenatrice Milena Bertolini e capire quanta fiducia è riuscita a infondere nel gruppo. Quanto è riuscita a dare al gruppo rispetto a quello che avrebbe potuto dare un uomo? Ecco, per tornare alle differenze, la gestione dello spogliatoio è molto diversa, la sensibilità dell’essere donna e il suo modo di pensare distante da quello dell’uomo. Mi soffermerei più su questo che sull’aspetto tecnico. È quello che credo di aver fatto io, credo di aver dato alla mia squadra molto più dal punto di vista psicologico e umano. Se mi fossi comportato con loro nello stesso modo in cui ho gestito gruppi maschili, probabilmente avrei ottenuto meno soddisfazioni. L’Italia ha un bel gruppo e questo è fondamentale.

La giocatrice che più ti piace?

L’attaccante degli Stati Uniti, Alex Morgan. È una che fa la differenza.

 

Illustrazione immagine di copertina: Daniele Donatiello