Monday Nights

Mi basterebbe descrivervi una delle scene più caratteristiche dell’inverno appena concluso (speriamo) per farvi capire l’importanza che il Monday Nights ricopre per i ragazzi francavillesi, e non solo. Premessa doverosa: parliamo di calcetto, quello amatoriale. Un torneo diverso dal solito, uno di quelli che fa ancora pensare a un trentenne di aver realizzato il sogno di quando era un bambino, diventare un calciatore. Si gioca ogni lunedì, con qualche posticipo di martedì. Dove? Sui due campi a 7 del centro sportivo Soter. Venti squadre, il campionato, la Coppa Italia, la Champions League e l’Europa League, il calciomercato con regole precise, i premi partita. Vi avevamo raccontato qualcosa in questo pezzo. Ecco, questo è il torneo che un gruppo di amici (gli stessi del Fiffa Inda Street, per intenderci) ha creato. Quella in corso è la seconda edizione. Ma non fatemi divagare, vi devo una scena. Immaginate una partita di alta classifica. È pieno inverno. Si gela, letteralmente. Quello che succede dentro al campo è ordinaria amministrazione, un po’ di sana foga agonistica, c’è tensione e si percepisce. Chi è nel campo ha dimenticato che si gioca a temperature prossime allo zero, l’adrenalina sta già facendo il suo effetto. Chi è fuori però no. Lo sente tutto, il freddo. Ma la scena è tanto bella da essere commovente. Fuori dal campo ci sono una cinquantina di persone. I più fortunati hanno trovato posto su scomode panche di legno o su fredde sedie di plastica, gli altri si aggrappano alla rete perimetrale del campo, muovendo gli occhi e la testa a seconda dei movimenti del pallone. Ognuno fa quello che può per riscaldare le mani, ci soffia dentro, le mette in tasca, le agita. Fuori dal campo ci sono i ragazzi che giocano in altre squadre, ci sono ragazze, vedo bambini con le madri a tifare per il loro papà che gioca, sento ragazzi parlare del compito in classe del giorno dopo. E vedo un uomo fumare nervosamente la sua sigaretta. Avrà poco più di sessant’anni. Borbotta qualcosa, ma non vuole farsi sentire. Sembra dare consigli a qualcuno che è in campo. Resto a guardarlo un po’, sono colpito dalla sua agitazione. Mi sembra eccessiva. Poi all’improvviso un gol che gli spalanca il sorriso sul volto. Incuriosito, chiedo a chi è al mio fianco chi sia quell’uomo. “È il padre del numero 7”. Ecco, quel sorriso è un cerchio che si chiude. Il padre che va a vedere il figlio giocare, a tifare per lui. A dieci come a quarant’anni. In tutto questo è racchiusa la bellezza del Monday Nights.

Il Monday Nights insomma ci attira soprattutto per quello che ha creato intorno al campo di calcetto, ecco perché non potevamo perderci l’All Star Game giocato, neanche a dirlo, di lunedì. In una serata dal sapore NBA, i 20 migliori giocatori del torneo (selezionati tramite un punteggio di merito acquisito dall’inizio della stagione) hanno disputato una partita divisi in Black Team e Fluo Team. Prima della gara però, una serie di sfide tra i migliori scartati al ballottaggio. I migliori portieri, i migliori tiratori… poi l’ingresso delle stelle a luci spente, con un faro a illuminarne l’entrata in campo, chiamati uno alla volta con nome, cognome, ruolo e soprannome. Infine i fuochi d’artificio.

Per organizzare tutto questo c’è bisogno di idee e volontà, mettendo da parte la scontata passione per questo sport che una trentina di ragazzi coltivano da una vita. Vorremmo sapere come è nato tutto questo, come si è arrivati a farsi sponsorizzare da Umbro. Abbiamo più di una curiosità, ecco perché abbiamo fatto qualche domanda a uno dei responsabili del Monday Nights, Piero Neve.

Quanta NBA c’è in una serata del genere?

L’idea era quella, l’All Star Game è preso proprio dall’NBA. Ci piace fare queste cose, diversificarle. Non il solito torneo di calcio.

Come è nata l’idea del Monday Nights?

È nato come nacque il Fiffa Inda Street. Ci piace far divertire la gente, ci piace organizzare le cose e che vengano in modo perfetto.

Campionato, coppe nazionali ed europee, calcio mercato, premi partita, All Star Game… sembra un torneo che sta in piedi da una vita, invece è solo alla sua seconda stagione.

Effettivamente è come se fosse un meccanismo ben oliato, ma appena cinque giorni fa abbiamo festeggiato un anno dalla nascita del Monday Nights. Era il 19 marzo, la festa del papà. Sembra invece siano trascorsi anni di campionati. È la nostra seconda stagione, non ci poniamo limiti. Ci piace far divertire la gente proprio come vorremmo divertirci noi.

Per non parlare dello sponsor della Umbro. Come ci siete riusciti?

Sono stati loro a contattarci, volevano intraprendere questa partnership con noi. In realtà volevano farlo con il Fiffa, ma noi avevamo lasciato quel campo. Loro hanno sposato questa idea e ciò che si vede qui è la ciliegina sulla torta. È un marchio storico, che forse i più giovani non conosceranno ma i più grandi sanno cosa significa Umbro.

Dopo appena un anno avete rinnovato il logo del Monday Nights, come mai?

Si, lo abbiamo fatto più futuristico, non è cambiato molto ma un occhio attento noterà una differenza nella N. Non perché le cose vecchie ci stanchino, ma bisogna stare al passo con i cambiamenti.

Quante risorse umane sono impiegate nella gestione del Monday Nights?

Siamo una trentina di persone e ognuno dà una mano per quello che può. Ci diamo una mano a vicenda perché tutto riesca alla perfezione.

Programmi per il prossimo anno? Qualche novità che si può già svelare?

Quest’anno ci sono 20 squadre, pensiamo di allargare il torneo a 32 squadre, ben 12 in più. Direte, come fate? Lo faremo, non vi preoccupate.

Ci è giunta voce che qualche paese limitrofo voglia replicare il format…

Non neghiamo che qualcuno possa ripeterlo altrove, lo hanno fatto in passato anche con il Fiffa con scarsi risultati. Probabilmente la nostra forza sta proprio nel saper organizzare questi tornei. Non siamo gelosi, anzi magari qualcuno può avere lo spunto giusto per fare le cose come noi. Sappiamo usare i nostri mezzi.

Quante persone gravitano attorno a questo torneo?

Nel periodo invernale l’affluenza non è poca, ma neanche tantissima. Posso dirti qualche numero dell’anno scorso, durante i mesi estivi. Le persone che frequentavano il centro sportivo dalle 19.00 alle 23.00 erano un migliaio.

E pensare che il lunedì era il primo, orribile giorno della settimana. Da un anno è diventato un giorno da aspettare, qui a Francavilla.

(Foto: Gabriele Fanelli, video: Riccardo Ruggiero e Lorenzo Zanzarella)