BURGERS
Fonte: Cooperativa Impact

Lo scorso gennaio il sindaco Denuzzo conferiva l’incarico di direttore scientifico del MAFF al professore Gert-Jan Burgers. La lectio magistralis del professore era prevista per fine aprile e mi ero procurato il suo contatto, per fare due chiacchiere e parlare di quale impronta intendesse dare alla gestione di quella splendida realtà che è il MAFF. La lectio, rimandata per ovvi motivi, si terrà il prossimo 18 luglio a Castello Imperiali.

Il curriculum di Burgers è tale da suscitare entusiasmo, soprattutto agli occhi del cittadino che vede arrivare l’alto profilo dall’estero a garantire una gestione all’avanguardia del nostro Museo Archeologico. Professore ordinario di Mediterranean Archaeology presso la Faculty of Humanities della Vrije Universiteit Amsterdam, Burgers dirige lo scavo nell’area di Muro Tenente, insediamento messapico situato tra Latiano e Mesagne, dagli anni ’90. Dal 2004 dirige progetti riguardanti il patrimonio culturale italiano e nel 2012/2013 è stato direttore del Royal Netherlands Institute di Roma. 

Il professore mi diede appuntamento su Skype il 28 febbraio scorso. Una Skype Call Genova-Amsterdam, in cui si parla del territorio brindisino nell’antichità, non è esattamente un fatto che rientra nella quotidianità di tutti. Rientra sicuramente nella quotidianità degli storici come il prof. Burgers e degli aspiranti come me: ci si chiama da due città europee e si parla di Sud Italia. In effetti, l’unica cosa che mi è parsa strana in quella chiamata è stato l’entusiasmo di Burgers. Nell’accademia si incontra, spesso ma non sempre, gente stanca, giovani vecchi, vecchi giovani, disagio psicofisico. In questo caso, invece, avevo di fronte un uomo palpitante di idee, di una concezione sana di cultura. Poi è arrivata la pandemia e si è fermato tutto lì, a quella mattinata coperta di nuvole obese, che solo il cielo invernale di Genova può regalare. Oggi, invece, è un pomeriggio assolato ed è il caso di riavvolgere il nastro, di tornare a dove eravamo rimasti. Io ero rimasto a quella piacevole chiacchierata del 28 febbraio: se non posso scampare materialmente alla faugna, mi accontenterò di rifugiarmi in quella fredda mattinata e nelle parole del professore, riportate di seguito. 

Professor Burgers, inizierei col porle una domanda molto semplice. Si sente spesso dire che Francavilla rientrava nel territorio della Magna Grecia: insomma, eravamo Magna Grecia o Messapia?

Il sito di Francavilla rientrava nel territorio messapico. Tuttavia, a Francavilla non sono stati trovati resti di un insediamento messapico, come a Oria o a Mesagne. C’è un sito nel quartiere San Lorenzo che può essere identificato con un villaggio messapico di piccole dimensioni. Quindi, quello di Francavilla è territorio messapico, mentre il territorio di Taranto – quindi la Magna Grecia pugliese – si estende fino all’agro di Grottaglie, precisamente termina a Masseria Vicentino, che è il primo sito messapico. Comunque, io credo che non bisogna mantenere un approccio oppositivo. All’inizio, secondo l’opinione più diffusa, non c’era neanche uno stato tarantino che si opponeva a uno stato messapico. Erano delle tribù, delle società tribali che non avevano dei limiti circoscritti e, quindi, neanche delle identità ben definite. Saranno i grandi storici della Grecia classica – in particolare Erodoto – a definire geograficamente l’area della Magna Grecia. Ma neanche in quest’epoca esistevano dei confini ben definiti tra queste due realtà. Secondo me, ancora nel IV secolo, tutto il Salento era sotto il controllo indiretto di Taranto. Spesso si stringevano alleanze tra Taranto e popolazioni indigene, che verranno poi prese in carico dai Romani. Comunque Francavilla è in area messapica, ma ciò non va inteso in termini moderni – “uno stato con un re” – perché si trattava di società tribali.

Poniamo che volessimo immaginare il territorio di Francavilla duemila anni fa: come si presenterebbe?

Il centro urbano di Francavilla non ha un’origine ben definita. Sono state trovate delle tombe nel centro storico, ma ciò non identifica un insediamento vero e proprio, come a Oria (dove sono stati rinvenuti i resti di un palazzo messapico) o a Brindisi. Oria, di cui parla già Erodoto, era la capitale del distretto messapico, in cui rientrava il territorio di Francavilla. Secondo le conoscenze moderne, a Francavilla c’erano per lo più fattorie e insediamenti sparsi, tra cui l’insediamento ritrovato nel quartiere San Lorenzo. L’area del quartiere San Lorenzo era sicuramente l’area più attiva del circondario, anche in età romana. Del resto la Via Appia passava proprio vicino a questo quartiere e sempre qui è stato ritrovato anche un piccolo villaggio di età romana (III/II secolo a. C.). 

Burgers
Fonte: Cooperativa Impact

Insomma, a Francavilla c’era ben poco. Le fonti parlano anche della fase romana del nostro territorio, a quanto pare preceduta da un calo demografico in seguito alle guerre puniche…

Lo spopolamento fu reale: la nostra ricerca archeologica lo ha confermato. Certo, lo spopolamento fu abbastanza relativo perché, ad esempio, Brindisi divenne sempre più popolosa. Quindi siamo piuttosto di fronte a una gerarchizzazione con Brindisi, legata a Roma, la città egemone, e poi Mesagne e Oria, sempre dominante per quel che riguarda la Messapia, ma sottomessa alla colonia romana di Brindisi. Invece, tutte le vecchie cittadine messapiche (Manduria, Muro Tenente, San Pancrazio) si spopolarono. 

Intervennero anche fattori economici in questo processo?

Certo, oltre alle guerre ci furono anche cause economiche: l’economia romana divenne sempre più forte e i vari territori si dovettero adeguare. Pensi che tutto il territorio brindisino si specializzò nella coltura delle olive: ne parlano Varrone e anche Strabone, oltre alle testimonianze archeologiche!

Ora, professore, una curiosità per chi ci leggerà: cosa spinge uno storico e archeologo olandese a interessarsi del territorio brindisino nell’antichità?

Per noi olandesi, come per voi italiani, la cultura greco-romana è il fondamento della nostra civiltà. Col passare del tempo, ho iniziato a chiedermi da dove nasce l’importanza che tutti noi europei attribuiamo alla cultura dei greci e dei latini. Questo punto di vista mi ha portato, inevitabilmente, a chiedermi quali erano i rapporti tra la società greco-romana e le popolazioni indigene sottomesse. Ho notato che la società e la cultura greco-romana, come anche quella europea, che risente dell’influenza della prima, erano improntate al colonialismo. Era, quella antica, una società che si basava largamente sul dominio territoriale: conquistava territori e sottometteva interi popoli. Questo è il punto di vista da cui sono partito all’inizio dei miei studi sui rapporti tra civiltà dominanti e civiltà indigene. Io mi trovavo per motivi di studio in Italia, e tramite l’università fui contattato dall’Università di Lecce: in quel momento iniziai a studiare i Messapi. Insomma, studio i Messapi non perché sono i Messapi, ma perché mi parlano di quei rapporti di forza, e di storia in senso generale.

statua bacco brindisi maff
Il MAFF. Foto: Gabriele Fanelli

Lo scorso gennaio il sindaco Denuzzo le ha conferito l’incarico alla direzione scientifica del MAFF. Quale impronta intende dare alla sua direzione del museo?

In quest’ultimo periodo sto lavorando su come la storia viene percepita e raccontata nel presente. Anche per questo ho accettato molto volentieri l’incarico di direttore del MAFF. Vedo il museo come uno strumento per raccontare la storia, ma non solo. È necessario, anche, chiedersi: quale storia raccontare? Quella dei Messapi o quella dei Romani? O altre? Il museo deve servire per far pensare criticamente. Non c’è bisogno di raccontare ai francavillesi che sono Messapi, perché non lo sono. Bisogna invitarli a riflettere sulle tematiche essenziali della vita tramite la storia: quanto pesa e come viene utilizzata la storia nei rapporti umani.

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