Foto: Gabriele Fanelli

La chiesetta del Cristo Crocifisso ha una peculiarità che la contraddistingue dalle altre cappelle che si trovano a Francavilla: è aperta solo il venerdì. È collocata al termine di una stradina secondaria, che inizia dal piazzale del convento dei Padri Liguorini e termina pochi metri dopo. Non è una stradina di passaggio, ci passano solo i residenti.

Foto: Gabriele Fanelli

Durante il giorno di apertura, si può osservare un via vai continuo di persone per tutto il tempo, dal mattino fino a tarda sera. Non solo le strade sono affollate, ma c’è vita anche nelle case lì intorno: da alcune di esse provengono canzoni d’altri tempi – che potrebbero essere un elemento di disturbo per chi è alla chiesetta per pregare, ma nessuno sembra in realtà curarsene.

La facciata della cappella è caratteristica; si accede da un portone in legno marrone, sul quale spicca una vetrata colorata raffigurante un Cristo sulla croce tra Palazzo Imperiali e la Chiesa Matrice: al mattino, nella chiesa, i raggi del sole creano dei giochi di luce molto suggestivi. Una volta entrati, sia sulla destra che sulla sinistra ci sono delle lapidi di marmo recanti delle scritte in latino, che forniscono delle notizie di rilevanza storica sull’edificio e sulle ragioni di questa particolare adorazione.  

Foto: Gabriele Fanelli

L’interno è molto essenziale, ad eccezione della parte dell’altare: su di esso, si staglia una statua di Cristo Crocifisso in cartapesta, su sfondo rosso; in basso, invece, troviamo una teca contenente una statua di Cristo morto, che ha la particolarità di avere i soffietti alle braccia per essere messa anche in croce, come alcuni crocifissi del Settecento. Ad ornare entrambe le statue ci sono candelabri dorati e pannelli marmorei policromi.

Foto: Gabriele Fanelli

Sui lati dell’unica, piccola navata troviamo altre teche contenenti un crocifisso e una statua dell’Addolorata; al termine delle due file di inginocchiatoi, è tutto un proliferare di candele elettriche, mentre nella zona antistante l’altare c’è un gran numero di ceri, portati in dono dei fedeli. Sulla sinistra, vi è una porticina a vetri che porta ad una piccola sacrestia, dove si trova un altare improvvisato e tutto l’occorrente per la manutenzione ordinaria dell’edificio.

Foto: Gabriele Fanelli

Nonostante la sua collocazione, la cappella è oggi pertinenza della Chiesa Matrice. Il parroco don Alfonso Bentivoglio conosce molto bene il culto francavillese di Cristo Crocifisso, e in particolare il rapporto che i devoti hanno proprio con quella piccola cappella, così diversa dagli altri edifici sacri che troviamo in città. “La devozione a Cristo Crocifisso è fortissima. Tutti i venerdì dalla mattina alle sette fino alla sera alle nove (anche fino alle dieci e mezzo, d’estate) tanta gente ci va: vanno coppie con i bambini, anche nella carrozzina. Qualche volta, quando qualcuno è venuto a confessarsi, diceva: ‘Alla messa la domenica a volte non vengo, ma al Crocifisso vado!’. C’è questa devozione fortissima proprio perché dentro c’è una lapide dove c’è scritto grosso modo ‘Se tu vuoi ricevere la grazia, devi venire a pregarmi qui, perché qui sono conosciuto come Crocifisso della Tenerezza’. Non è una devozione nata adesso: la gente ci va da sempre e basta. E non c’è alcuna celebrazione particolare: è aperta ogni venerdì, d’inverno e d’estate, con la pioggia o con la neve. È semplicemente a disposizione dei fedeli.”

 

Foto: Gabriele Fanelli

Ad occuparsi della manutenzione ordinaria della cappella, ormai da decenni, è un fedele che però preferisce rimanere anonimo. Non c’è alcuna ragione precisa dietro questa scelta, ma solo un forte sentimento religioso vissuto con riservatezza. “Io mi occupo di pulire e chiudere, ma sempre per devozione” spiega. “Non mi fate fotografie, credetemi se vi dico che sono solo un umile servo. Io voglio rimanere, come si dice… nell’anonimato. Io servo il Signore: poi sarà lui a dire se mi ricompensa o no. Io ragiono così.”

Per quanto riguarda la storia dell’edificio, la racconta con dovizia di particolari padre Pompeo Franciosa nel suo libro Anno 1793 ‘li Patri’, ossia i Missionari Redentoristi e la città di Francavilla Fontana tra cronaca e storia. Pare che la Chiesa si trovasse all’interno del giardino del convento, e che fosse molto frequentata dai fedeli. Questa circostanza causava molta soggezione ai frati, che non si sentivano liberi di passeggiare nel loro giardino a causa del continuo via vai di gente. Come vi avevamo già raccontato nel nostro articolo sul convento dei Padri Liguorini, infatti, l’unico contatto che i frati avevano con il mondo esterno era rappresentato da una breve passeggiata (per un paio d’ore alla settimana) proprio in quel giardino. Intorno al 1830 decisero quindi di fare richiesta perché la chiesetta fosse demolita, obbligandosi a ricostruirne una uguale vicino al convento. Si impegnarono inoltre a inviare un loro legato perché celebrasse la liturgia in determinati giorni.

Troviamo menzione della cappella del Crocifisso della Pietà tra le chiese non parrocchiali nell’opera Francavilla Fontana – Architettura e Immagini (a cura di F. Clavica e R. Poso), e si dice che sia stata edificata sul sito della primitiva cappella di S. Maria della Pietà, demolita nel 1823. Il Palumbo conferma il 1823 come data della demolizione e della ricostruzione della chiesetta (nel primo volume della sua Storia di Francavilla) e sottolinea l’insofferenza che i frati conventuali provavano verso quell’edificio.

Foto: Gabriele Fanelli

Ma perché il giorno di apertura della chiesetta di Cristo Crocifisso è proprio il venerdì?
Il venerdì della Passione è il giorno in cui Cristo viene crocifisso e muore dopo atroci sofferenze. A Francavilla è comunemente un momento molto sentito: basti pensare che è la giornata che rappresenta il cuore dei riti della Settimana Santa, con la processione dei Misteri. Non è quindi un caso, e anche i singoli fedeli ne sono consapevoli.

Foto: Gabriele Fanelli

Ad esempio, una signora ha raccontato di recarsi ogni venerdì alla chiesetta del Crocifisso perché la sua famiglia è da sempre molto devota a questo culto  sua madre, quando il marito partì in guerra, fece un voto: se fosse tornato sano e salvo, avrebbe fatto fare la prima comunione a sua figlia proprio in quella chiesa. Il padre della signora tornò sano e salvo e da allora lei mantiene ancora vivo quel voto, nonostante risalga a tantissimi anni fa.

Ad oggi, la cappella del Crocifisso è un luogo che sopravvive attraverso la presenza puntuale e l’opera silenziosa di un nutrito numero di persone, un edificio i cui mattoni sono le storie che ogni frequentatore si porta dentro, e a cui rende omaggio ogni venerdì “d’inverno e d’estate, con la pioggia o con la neve.”