Piero Balsamo, presidente del Comitato Festa Patronale
Piero Balsamo, presidente del Comitato Festa Patronale

“Gentleman old school man”, riporta in evidenza la maglietta indossata durante questa intervista: e forse il legame stretto con i tempi antichi, l’essere nuova generazione di custode e divulgatore della memoria popolare e delle tradizioni pugliesi – religiose o laiche che siano –, è una delle cifre che possono raccontare meglio chi sia Piero Balsamo. Quarantuno anni, Balsamo si muove con positiva leggerezza fra tradizione e modernità: maestro cartapestaio nella sua bottega nel centro storico francavillese e ballerino di pizzica sul palco della Notte della Taranta, è molto amato per il suo carattere entusiasta e diretto, per la gioia che porta nelle piazze con la sua Jazzabanna, gruppo di musica folk, e per la profondità con cui racconta usanze e costumi ormai perduti per spiegare la contemporaneità. Quasi fosse una figura mitologica, metà uomo metà volume di Pietro Palumbo aperto sulle epoche passate.
Nei giorni scorsi la nuova Amministrazione del Sindaco Antonello Denuzzo ha investito Piero Balsamo del ruolo di Presidente del Comitato Festa Patronale per le celebrazioni della patrona della città, Maria Santissima della Fontana. Per il 13, 14 e 15 settembre prossimi Balsamo avrà la responsabilità di organizzare i festeggiamenti che da sempre chiudono l’estate francavillese e segnano la ripresa delle attività ordinarie nel paese e il controesodo dalle villeggiature. Tutto viene insomma rimandato a dopo la Madonna, meno che il compito estivo di incartare i fuochi pirotecnici di fede, cultura, divertimento e tradizione per Maria Santissima della Fontana e i suoi protetti in terra.

La tua designazione a presidente del Comitato Festa Patronale è stata accolta da tutti con entusiasmo, nonostante si tratti di una nomina politica avvenuta subito dopo una campagna elettorale molto accesa e con qualche strascico polemico. Ci racconti però com’è andata? Te lo aspettavi?

Questa nomina è caduta come un fulmine a ciel sereno: quando ho ricevuto la visita del Sindaco Denuzzo e dell’Assessore alla Cultura Maria Angelotti pensavo dovessero propormi di tenere un concerto con Jazzabanna. Di fronte alla richiesta di ricoprire il ruolo di Presidente del Comitato Festa Patronale, intanto ho cercato una sedia per evitare di cascare per la sorpresa. Ho avuto un brivido freddo e caldo allo stesso momento, mai mi sarei aspettato questa proposta. Che tutta la città abbia poi reagito bene a questa nomina, la cosa mi sorprende e mi fa molto piacere: però mi spaventa anche tanto, non vorrei tradire le aspettative sul mio conto. Posso fare quello che è nelle mie capacità, ma ho bisogno dell’aiuto di tutti. Però ti dico che ho già un’idea precisa di come sarà la prossima festa patronale.

Il Comitato Festa Patronale è sempre stato percepito per lo più come una task force per la raccolta fondi destinati alla realizzazione dell’evento. Con la tua nomina a Presidente l’impressione è che si intenda caratterizzarlo anche come luogo di direzione artistica. Esiste un progetto che va in questa direzione? E quali figure avrai accanto per realizzarlo?

Non posso fare i nomi degli altri componenti del Comitato perché manca ancora l’ufficialità istituzionale. Ma esiste già un gruppo costituito da persone che in alcuni ambiti hanno più competenze di me. Per quanto mi riguarda, realizzare oggi una festa patronale non significa mettere insieme processione, luminarie, fuochi e banda e poi finisce tutto lì. Sono dell’idea che bisogna creare l’Evento: un evento che stupisca, che ricordi il passato ma che si affacci sul futuro. Un momento che dal punto di vista artistico deve essere di grande qualità. Non dimentichiamo che le nostre feste patronali rappresentano un unicum: in Puglia, dal Gargano a Santa Maria Di Leuca, da gennaio a dicembre, le feste sono ciascuna particolare a modo proprio, ognuna contraddistinta per determinate caratteristiche. Ne cito una per tutte, Sant’Antonio Abate a Novoli, festa tradizionale e nota per l’accensione della fòcara. Oggi è diventata così importante che ci sono così tanti eventi culturali che ruotano intorno a questo momento religioso e ne hanno fatto qualcosa di unico nel suo genere. Nel corso dell’anno ci sono tante altre feste, ognuna delle quali si distingue per una particolarità. La città di Diso apre la stagione delle feste nel Salento, Scorrano offre un grande spettacolo di  luminarie, sino ad arrivare a dicembre con la festa di San Trifone di Adelfia nel barese. Mi chiedo, cos’ha Francavilla Fontana in meno di queste città? L’idea è far diventare la nostra festa patronale, che si tiene a settembre e chiude l’estate, un evento che partendo dalla tradizione religiosa possa far scaturire altri momenti culturali, proprio come una fontana che zampilla acqua in diverse direzioni. Ma anche l’acqua della fontana, perché sia buona, si deve rinnovare. Ho già ben chiaro il progetto della festa. La festa è gioia, può essere anche gioco, divertimento, una mostra d’arte. E poi deve essere rivolta a tutti, dai cittadini più piccoli sino agli anziani.

Immagino che questa designazione sia stata preferita anche per la tua indiscutibile conoscenza delle tradizioni locali, laiche e religiose, e per il buon rapporto con le confraternite. Francavilla conta un grande numero di chiese e quindi una notevole quantità di feste religiose durante tutto l’anno. Come pensi che la festa patronale possa relazionarsi con il turbinio di eventi religiosi che investe la città?

È vero, gli eventi religiosi sono numerosi. Si passa dai riti pasquali della Settimana Santa, in cui Francavilla “diventa una polveriera”, per dirla con le parole del compianto arciprete don Angelo Putignano, sino alle tante feste minori. Ma la festa patronale è la festa per eccellenza, le contiene tutte: ecco perché abbiamo pensato di coinvolgere nel Comitato le rappresentanze delle confraternite, un grande patrimonio della nostra comunità. Alcune di queste ci daranno una mano per celebrare adeguatamente la patrona della città. Io stesso sono un confratello di San Bernardino da Siena, devoto ai Santi Medici, e capisco quanti sacrifici fanno le confraternite per organizzare i propri eventi religiosi. Ma la Festa della Madonna deve vedere tutti uniti e bisogna darle priorità.

Ricercando le caratteristiche della nostra festa, al di là del momento religioso, individuo almeno tre elementi molto laici. Per primo lo spettacolo offerto dalla rinomata banda musicale di Francavilla Fontana a cui si lega il simbolo della cassa armonica; poi il concerto moderno di musica leggera, a chiudere i giorni di festa; infine una intramontabile usanza contadina e gastronomica che spinge un mio conoscente a chiamare ogni anno una sua gallina con il nome fatale di Maria Fontana.

[Sorride, povera gallina] Tutti questi elementi saranno sicuramente correlati fra loro. Circa la presenza della banda, paradossalmente ho trovato molto più interesse da parte dei giovani e forse più stanchezza fra gli anziani. La banda per me è festa, ci deve essere: potremmo invece ragionare sul repertorio musicale e potrebbe essere un’idea dividere lo spettacolo in un primo tempo di opera classica e un secondo tempo di musica leggera. Ecco, se la banda “cambia musica” potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante. Nei tempi passati una delle funzioni della banda musicale era divulgare l’opera presso chi non poteva permettersi di andare a teatro. Accanto al repertorio tradizionale oggi troverei giusto accontentare anche i più giovani. Bisogna andare incontro ai gusti di tutti, questa è l’idea della festa: è come se mi faccio una frisa e non ci metto il pomodoro o l’olio o il sale. O l’origano, ci no la frisa no sapi ti nienti.

La festa patronale è un momento della tradizione che entra nelle nostre vite private e familiari, un evento che ha a che spartire con la memoria. Quali sono i tuoi ricordi da bambino legati alla festa?

Da piccolo abitavo in contrada Palmarino, a volte era difficile raggiungere la festa e ricordo che durante quei giorni, intorno alle nove di sera, salivo sul terrazzo di casa per aspettare di vedere lucine lontane che dalla città si libravano nel cielo. Erano i palloni aerostatici, le lanterne, e mi facevano sognare. È capitato che in questi giorni alcuni mi abbiano chiesto “uè Pie’, ma li palluni ti nna vota?”: questo ve lo posso anticipare, i palloni faranno il loro ritorno nella festa di quest’anno in maniera forte e prepotente. Ci saranno una serie di messaggi. Per gli orientali la lanterna è una sorta di desiderio che sale verso il cielo. Per noi cattolici ha un altro significato: è una preghiera. E per chi non è credente può essere una preghiera laica. Le mongolfiere ci saranno. E se pensiamo al fatto che la Madonna della Fontana è celebrata anche a gennaio per il miracolo degli ulivi, in tempi di xylella nna visita a ‘Ntanodda noscia con una preghiera per i nostri ulivi non sarebbe male. Ma non vi dico altro perché è ancora prematuro.

Prematuro sì, ma sai che l’interrogativo dell’estate francavillese, subito dopo il lancinante “che fai a Ferragosto?”, riguarda il nome del cantante per la Madonna della Fontana…

Ehhhh, mò ni vuliti assai! Mi piacerebbe portare qualcosa di differente: ci potrebbero essere i cantanti. Se vogliamo rinnovare la festa, potremmo creare un evento che ruoti su più momenti artistici. La festa non va pensata soltanto per i francavillesi, ma deve attrarre anche chi viene da fuori paese. Altrimenti mi la canto e mi la sonu sulu. Abbiamo bisogno di turisti, anche del nostro stesso territorio, che possano arrivare in città e passare delle ore di gioia, magari prendendo un caffè al bar, mangiando in quel ristorante o acquistando qualcosa in quell’altro negozio o bancarella, sino a pensare a eventi succulenti in tutti i giorni di festa che portino i turisti a pernottare in questa o quella struttura ricettiva. Il cantante, che è una usanza degli ultimi trent’anni, così come concepito sino ad ora ha un valore soltanto se inserito in un progetto preciso che attragga gente da tutto il territorio.

Cosa porti della tua esperienza con la Notte della Taranta nella direzione del Comitato?

Porto con me tutto quello che ho visto e vissuto altrove in questi anni. E se c’è qualcosa che mi piace, di solito ne prendo nota pensando a quale effetto farebbe portarla a Francavilla. C’è stato più di qualcuno che mi ha suggerito di valutare per la festa nomi di cantanti, anche molto famosi, come Jovanotti. Posto che non ci sarebbero comunque i soldi, a Francavilla organizzare lo spettacolo di Jovanotti incontrerebbe diversi problemi logistici, soprattutto di spazi adatti.

Qualcosa che non riguarda direttamente la festa patronale, ma la tutela della bellezza di Francavilla Fontana: siamo in piazza Giovanni XXIII, la piazza della chiesa Madre, e durante questa intervista avrai notato passare automobili, furgoni e scooter in continuazione e nonostante la chiusura al traffico. A pochi passi da qui si trova la tua bottega, in via San Giovanni. Da quasi residente, allora, puoi segnalare almeno un’azione per riportare il centro storico della città a nuova vita?

Il problema di fondo è la mancanza di educazione civica. Se non c’è il controllo dei vigili urbani, ognuno fa come gli pare. Poi di fronte a questi incivili qualche residente del centro storico sclera, perché si può  perdere la pazienza, e allora mi è anche capitato di segnalare le targhe delle automobili non autorizzate al transito nel centro storico. Non mi sento di puntare il dito contro le passate Amministrazioni comunali, però l’invito è a educare le persone al senso civico. Una soluzione potrebbero essere i dissuasori e le telecamere, ma è sconfortante che ci vogliano metodi repressivi per far rispettare un semplice divieto d’accesso. In tanti anni di chiusura di questa piazza, io da qui non ci sono passato nemmeno una volta, né di notte né di giorno. Mi piglia male. Cazzarola, sulu io so’ l’unicu fessa? Sarebbe bello vedere giocare tanti bambini e genitori in questa piazza, stando tranquilli e sereni, senza il prepotente di turno che fa quello che vuole. [Intanto un’altra automobile attraversa la piazza]

Vorrei lasciarti un ultimo spazio per un appello: cosa possono fare i francavillesi per darti una mano e far diventare la festa patronale più bella e partecipata?

La festa la si fa con il contributo di tutti: l’Amministrazione comunale mette una parte di denaro ma poi la festa la realizziamo con le offerte di tutta la cittadinanza. Vivaddio quelle che saranno le sponsorizzazioni e quindi gli imprenditori che vorranno essere dalla nostra parte! Ma il francavillese come può aiutarci? In maniera molto semplice: non prendeteci in giro. Quando verremo a bussare ai vostri citofoni e rispondete “Chi è?”, “Il Comitato Festa Patronale”, “Non c’è nessuno”, ma mi ticiti allora ci è ca è rispunnutu? Cerchiamo tutti di essere generosi. Organizzeremo una lotteria con dei premi in palio, ma soltanto con quella non riusciremo a coprire i costi della festa. Però si tici ca ogni petra asa pareti, oppure ogni pizzicu gnorica. Se credete nell’evento della festa patronale, aiutateci con il contributo che potrete offrire. Ci saranno amici delle confraternite e altri ragazzi che gireranno per le offerte. Vorremmo far cambiare un po’ la mentalità: fra non molto sarà aperta la sede del Comitato in piazza Umberto I, dove i cittadini potranno recarsi per lasciare il proprio contributo. Mentre negli altri paesi le famiglie si muovono per dare un’offerta, a Francavilla devi trottare per cercarle. Più soldi riusciamo a raccogliere, più bella sarà la festa. E se la festa riesce bene, il merito di Piero Balsamo sarà soltanto di aver dato delle dritte, per il resto tutti i meriti saranno dei francavillesi che avranno collaborato. Certo, con cinquanta centesimi di donazione la festa non si fa. Quindi chiedo un po’ di buon senso, cercate di contribuire con quello che potete e faremo qualcosa di bello, tutti insieme. Così veramente facimu nu bellu fistacchioni: e come dico io, e festa sia!