Foto: Gabriele Fanelli

Cos’è la tradizione, in breve

Tradizióne: sostantivo femminile dal latino traditio -onis, «consegna, trasmissione». Qualcosa che viene dal passato, anzi: qualcosa che riceviamo in consegna dal passato. Le tradizioni sono un patrimonio di conoscenze, usanze, abitudini.

Ma alcune tradizioni si perdono, altre sopravvivono. Altre ancora cambiano, perché cambia il sentire comune. Cambia la sensibilità degli individui, perché nell’evoluzione dell’uomo (come singolo e come comunità) si fanno largo nuove istanze, nuove sensibilità. 

L’episodio

Da quando collaboro con Petrolio, sono tante le tradizioni di cui ho scritto: parlo del venerdì alla chiesetta di Cristo Crocifisso e del miracolo della Madonna della Fontana che festeggiamo a gennaio, solo per citare due esempi.

Ho sentito parlare invece della tradizione del galletto (iadduzzo, in dialetto) a settembre dello scorso anno, poco prima della festa patronale. Si vociferava che ci sarebbe stata una vera e propria sagra del galletto – ve lo ricordate il video sulla pagina del comitato della festa patronale, con protagonista il gallo Turicchio?

Successivamente, anche alcuni siti riportavano la notizia di una sagra del galletto, all’interno del programma ufficiale dei festeggiamenti. Ero basita, perché non capivo le ragioni che potevano portare a investire su un’iniziativa del genere. Perché recuperare questa tradizione? Per attirare turisti e forestieri? Cosa cambiava rispetto ai polli arrosto che vendono i classici camioncini dei panini?
La sagra alla fine non c’è stata, e io non ci ho pensato più.

Il ritorno del galletto

Ma arriviamo ad oggi, anzi, a qualche settimana fa: durante un evento dal vivo, abbiamo chiesto al presentatore della serata di segnalare il nostro banchetto ai presenti (e vi ricordo che in fondo all’articolo c’è un bottone per donare!). Il presentatore, gentilissimo, ha speso anche qualche parola su i ragazzi di Petrolio (“i ragazzi e la ragazza” suona male, lo riconosco), spiegando cosa facciamo e perché: ha nominato l’articolo sulla chiesetta di Cristo Crocifisso, altri contenuti che non ricordo, e ha concluso citando un fantomatico articolo sul galletto francavillese. Ha concluso ringraziando per il servizio che offriamo alla comunità.

Un articolo sul galletto non era mai stato pubblicato finora, ovviamente. Ma questo equivoco mi ha dato l’assist per scriverlo adesso e, per una volta, con uno spirito diverso da quello con cui Petrolio affronta e racconta le tradizioni.

Ho cercato su internet iadduzzo-francavilla-fontana

E quello che ho trovato è stato il pdf del libro ufficiale della Festa Patronale del 2018. Il passo riportato in seguito inaugura il trafiletto dedicato a Lu iadduzzo (in italiano, “Il galletto”): 

“È innegabile che il gallo susciti una suggestione particolare. Ci ricorda il tradimento di Pietro che prima del canto mattutino del gallo rinnegherà tre volte Gesù. Ma è anche il più grande simbolo di rinascita.”

Spoiler: il gallo viene sacrificato, come Gesù, e mangiato in occasione della festa della Madonna della Fontana. Come può essere un simbolo di rinascita, se poi muore? Perché, dai tempi dell’Antico Testamento, dobbiamo materialmente uccidere qualcosa o qualcuno per rinascere metaforicamente? Perché non riusciamo a mettere in discussione le tradizioni, svelandone la crudeltà? 

La filosofia del diritto degli animali ci viene in aiuto 

Il sacrificio di qualsiasi essere vivente, da parte dell’uomo – e con sacrificio intendo anche gli abusi che gli animali subiscono durante la loro esistenza – è oramai inaccettabile sotto tanti punti di vista: quello etico, ambientale, ma anche quello sanitario. 

La pandemia ce lo ha confermato: molto probabilmente il virus è arrivato all’uomo attraverso il cosiddetto salto di specie. Com’era la storia? Un uomo ha mangiato una zuppa di pangolino in Cina. Il pangolino era stato precedentemente infettato da un pipistrello.
Il resto lo sapete.

Ma ritornando al tema, riporto questo passo tratto da un libro di Gary L. Francione – uno dei massimi filosofi del diritto degli animali – per spiegare perché è legittimo non solo mettere in discussione le tradizioni, ma anche boicottarle.

 “C’è una parola che ogni volta che la senti nell’ambito di una discussione a favore di qualche posizione, sai con certezza che la persona che la utilizza per difendere la sua posizione non ha nulla di sostanziale da dire. Quella parola è tradizione. […] Quando invochiamo la tradizione per giustificare ciò che tutti fanno, come il consumo di alimenti di origine animale, è come invocare la tradizione per giustificare il sessismo, il razzismo o altro che comunemente avviene. In questo caso, l’uso della tradizione è particolarmente assurdo ed equivale a nient’altro che dire che tale pratica esiste da molto tempo.”

Devo aggiungere altro?

I francavillesi amano gli animali

Io lo so che i francavillesi amano gli animali. Qualche tempo fa, nel giro di pochi giorni, sono stati uccisi brutalmente tre cani che si erano semplicemente allontanati dalle loro case. L’opinione pubblica ha condannato all’unanimità questi gesti efferati. Cosa significa?

Significa che c’è sensibilità sull’argomento. Che il sentire comune, come ho scritto sopra, è diverso rispetto al passato. Quindi non deve essere complicato fare un passo ulteriore e dirsi: tirare il collo ad un galletto è moralmente sbagliato quanto sparare ad un cane.

Cosa cambia tra la morte del galletto e l’uccisione dei tre cani?
La risposta è facile.
Quella che cambia è la nostra percezione.
Nessuna morte può significare rinascita. Lo so io, ma lo sapete anche voi.

*

Bibliografia:

  • Gary L. Francione, Anna Charlton, “Mangia con consapevolezza – Analisi sulla moralità dello sfruttamento degli animali”
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