Foto: Gabriele Fanelli

Il convento di San Biagio è uno stabile in rovina nel centro storico di Francavilla Fontana. Luogo importante nell’immaginario cittadino, come altri edifici in quella zona è disabitato da decenni, nonostante la sua gloriosa storia e diversi progetti di riqualificazione.
Nel corso dei secoli l’ex convento è stato utilizzato per diverse finalità: in alcuni periodi ha ospitato chi non aveva una dimora, è stato succursale di un istituto superiore, ospedale per i bisognosi, ma anche sorta di co-working ante litteram di botteghe artigiane. 

Foto: Gabriele Fanelli

Di queste varie fasi oggi non è rimasta alcuna traccia all’interno dell’edificio; le notizie storiche a disposizione sono molto poche. In compenso, il futuro del convento di San Biagio potrebbe essere più radioso che mai: è stato infatti stanziato un finanziamento di un milione di euro per ristrutturarlo. Il 15 aprile è il termine di scadenza per la consegna del progetto di destinazione d’uso, pena la perdita del finanziamento.

Foto: Gabriele Fanelli

Passato
Il convento in origine era abitato dall’ordine ospedaliero San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli; fu edificato subito dopo il terremoto del 1743, fuori le mura di Francavilla, con l’obolo dei devoti e dell’Università. All’epoca veniva chiamato ospedaletto di Santo Blasi, e fu costruito principalmente perché l’ospedale Camberlingo non poteva ospitare la gran mole di bisognosi. Intorno al 1770 fu anche sede dell’Arciconfraternita di San Bernardino. Dopo una breve assenza, nel 1824 i frati ospedalieri tornarono nel convento di San Biagio, “ma dovettero rifornirsi a proprie spese” racconta Pietro Palumbo nel suo Storia di Francavilla, e aggiunge: “Il sindaco osservò che siccome essi asserivano di non avere rendite sufficienti, così sarebbe stato utile chiudere il convento di San Biagio ed incorporarne le rendite all’Ospedale [Camberlingo].” L’ospedaletto restò tuttavia aperto sino al 1840, e lo si rimise in funzione nel ‘44 sotto la vigilanza comunale.

Foto: Gabriele Fanelli

Successivamente è stato ospedale militare, sede dell’Istituto Tecnico Industriale per un breve periodo, e anche alloggio per i poveri e per le botteghe di artigiani negli anni Cinquanta del secolo scorso. Risale al 2006 l’avvio degli ultimi lavori di ristrutturazione, interrotti dopo pochissimo tempo per motivi mai chiariti pubblicamente. I fondi destinati al convento furono utilizzati, dall’allora commissario straordinario Oliviero, per lavori di manutenzione stradale ritenuti più urgenti. Solo dieci anni dopo verrà intercettato un finanziamento, di quasi un milione di euro, per il recupero degli immobili di valore storico.

Foto: Gabriele Fanelli

Presente
Oggi il convento è una struttura fatiscente: la prima impressione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di dimenticato da troppo tempo. Sul portone diroccato si stagliava lo stemma dell’ordine dei Fatebenefratelli, misteriosamente sparito durante i brevi lavori intrapresi nel 2006.

Foto: Sandro Rodia

Al pianterreno non c’è un vero e proprio pavimento, il che rende complicato muoversi all’interno dei numerosi ambienti. È tuttavia affascinante il modo in cui la natura ha preso il sopravvento ovunque: oltre alla selva che ha reso completamente impraticabile il vasto chiostro, anche nelle stanze la vegetazione spontanea è onnipresente. In una stanza del piano superiore c’è persino un alberello rinsecchito, che sorge da una crepa nel pavimento in pietra.

Foto: Gabriele Fanelli

Al piano terra ci sono i locali delle ex cucine (riconoscibili dalla presenza di un grande camino e di vari condotti di aerazione), il chiostro e alcune stanze. Al piano superiore si accede per una scalinata di cui si può ancora intuire l’antica bellezza.

Foto: Gabriele Fanelli

Qui troviamo un corridoio rettangolare con accessi a vari ambienti; la luce che filtra da quelle che un tempo erano le finestre è suggestiva: è impossibile non provare ad immaginare cosa potrebbe diventare l’edificio, dopo la ristrutturazione. Al terrazzo si accede da una scalinata stretta e ripida, ma il panorama vale la fatica: l’emozione che si prova, una volta lassù, è inesprimibile. Probabilmente non esistono molti altri posti, a Francavilla, che offrono una tale visuale della città e delle campagne limitrofe.

Foto: Gabriele Fanelli

Futuro
È del 26 marzo 2018 il comunicato della coalizione a sostegno di Maurizio Bruno che auspicava il trasferimento della scuola musicale e della banda cittadina nei locali dell’ex convento, una volta terminati i lavori di ristrutturazione. Si parlava, in proposito, di “Casa della Musica”, con l’idea di inserire anche una sala prove e una sala registrazione.

Foto: Gabriele Fanelli

Questa proposta era appunto solo un’idea: il finanziamento non è stato erogato sulla base di un progetto di destinazione d’uso, ma faceva parte di una serie di iniziative dell’allora governo Renzi per il recupero degli immobili di interesse storico e architettonico, a cui il convento era stato candidato proprio dalla giunta Bruno. Tuttavia, sebbene il finanziamento sia già stato erogato, la possibilità di accedervi è legata, come dicevamo, alla presentazione di un’idea progettuale entro il 15 aprile. Proposta cui sta lavorando l’attuale amministrazione comunale in sinergia con gli uffici. Il tempo a disposizione è poco, il lavoro da fare è tanto, ma state tranquilli: Petrolio vi terrà aggiornati sul destino dell’ex convento di San Biagio.

Bibliografia:
– Pietro Palumbo, Storia di Francavilla – Volume Primo e Secondo
– Vittoria Ribezzi Petrosillo e Fulgenzio Clavica, Guida di Francavilla Fontana. La città dei principi imperiali
Si ringrazia Sandro Rodia per l’aiuto prezioso nel recupero delle informazioni storiche.