Foto: Gabriele Fanelli

In questi giorni mi sento un po’ Michael J. Fox in Ritorno al Futuro, film di Robert Zemeckis del 1985. Avrò sentito le parole torre dell’orologio almeno un centinaio di volte. Manca una DeLorean e gli 1,21 Gigawatt della scarica di un fulmine e il viaggio nel tempo è servito. Chi, come me, è cresciuto vedendo e rivendendo questa pellicola centinaia, che dico, migliaia di volte, saprà di cosa parlo. Chi non avesse visto il film, recuperi immediatamente le gesta di Marty McFly! Come nella piazza di Hill Valley, cittadina immaginaria in cui è ambientato il film, anche a Francavilla ci sarà il restauro della torre dell’orologio. Nessuna petizione, nessun comitato con volantini. Il progetto è stato già approvato. A firmarlo due architetti del nostro paese. O meglio architette: Maria Formosi e Valeria Curto.

È un progetto che ha visto la collaborazione di più persone, in realtà. Anche due classi di prima media della Bilotta, la I C e la I F. Abbiamo intervistato Maria Formosi in piazza, guardando la torre dell’orologio (ci risiamo!), mentre con Valeria Curto, che lavora a Bologna, lo scambio è stato telefonico ed epistolare. Parliamo di email, non lettere cartacee. Va bene le macchine del tempo, ma non esageriamo.

La torre dell’orologio rappresenta qualcosa di unico e molto importante, non solo per Francavilla. Al centro del paese, di solito in piazza, a scandire il tempo visivamente e con i rintocchi delle campane. Anche se i primi orologi comparsi nei paesi (siamo nel 1100, anno più anno meno), scatenarono la rabbia dei contadini. Perché? Erano convinti che i padroni stessero rubando loro il tempo. Loro, che avevano sempre regolato le giornate grazie al sole. Non si fidavano e, nell’eterna lotta tra il più ricco e il più povero, ci furono anche rappresaglie armate.

Ok, il restauro della nostra torre dell’orologio. Ironia della sorte, la torre è nata proprio in un contesto di rigenerazione urbana. Siamo nel 1750, sette anni dopo il terremoto che rase al suolo il paese. È il periodo in cui è aperto il cantiere della Chiesa Madre e Francavilla ha iniziato la sua espansione territoriale per volere degli Imperiali. “Lo spazio interstiziale nell’espansione dei borghi si circonda di botteghe e viene denominato Piazza Grande. Il Principe Imperiali, l’8 settembre 1750, ordina l’allargamento della Piazza con la demolizione della Cappella della Misericordia, dell’antico orologio e di alcune botteghe; ordina inoltre, il riallineamento dei prospetti e incentiva la realizzazione di spazi porticati aperti di pertinenza dei locali commerciali” si legge nella relazione storica del progetto.

Il Sindaco nel 1750 era Maurizio Giannuzzi e la costruzione della torre dell’orologio così come la conosciamo si deve proprio alla sua amministrazione. La torre fu posta in “posizione urbanisticamente strategica, tra la Piazza Grande e il Foggiaro, luogo del mercato del grano”. Insomma, Michele Imperiali e Maurizio Giannuzzi sono le facce a cui pensare quando alziamo gli occhi per vedere che ora è.

Fremiamo dall’idea di poter sentire finalmente i rintocchi delle campane, ma la nostra gioia è frenata sul nascere. I lavori non toccheranno la vela e le campane, almeno per il momento. Allora è il caso di capire i punti salienti del progetto di riqualificazione. Riportiamo prima le risposte di Valeria Curto.

Come nasce il progetto di restauro della Torre dell’orologio?

L’idea di un progetto per il restauro della Torre dell’Orologio va attribuita senza ombra di dubbio all’architetto Maria Formosi, che me ne parlò, coinvolgendomi anche emotivamente, nel rilancio di uno dei simboli di maggior prestigio che Francavilla Fontana possa vantare, in quanto ineguagliabile punto di riferimento, anche culturale, della città.

Chi si è occupata di cosa?

Tra di noi è nata una proficua collaborazione. Io mi sono dedicata prevalentemente alla documentazione fotografica e storica, mentre Maria a quella economica, ovverosia al computo metrico estimativo. Mentre, insieme, ci siamo occupate del rilievo, sulla base del quale abbiamo individuato le più idonee ipotesi di restauro.

A proposito, architetto o architetta?

Non condivido questa ossessiva ricerca della distinzione di genere nell’ambito dei titoli professionali. Dirò di più! La dicitura “architetta” mi lascia molto perplessa.

Quale sarà la parte più difficile del restauro?

Sicuramente il restauro delle maioliche che compongono l’antico quadrante della torre ubicato a nord. Un lavoro delicatissimo per le caratteristiche proprie della maiolica.

Foto: Gabriele Fanelli

Se avessi carta bianca per restaurare qualcos’altro a Francavilla, cosa sceglieresti?

A Francavilla sono innumerevoli le opere da restaurare e immobili da recuperare. Ci sarebbe solo una sicura difficoltà nell’individuare le priorità. In qualsiasi caso al primo posto per il recupero metterei l’ex Mercato Coperto.

Avremmo voluto chiacchierare dal vivo con i due architetti o le due architette (scegliete voi). Parlare di qualcosa che riesci a vedere stimola ulteriormente la curiosità, soprattutto di chi non è del mestiere. Le domande nascono spontaneamente. Impegni di lavoro hanno impedito che Valeria fosse con noi, ma abbiamo apprezzato la tempestività delle sue risposte. Al rientro a Francavilla, caffè pagato! È toccato a Maria Formosi sopportare il caldo insolito di una mattina di fine ottobre. Il suo entusiasmo è contagioso e quasi non pensiamo più che abbiamo sbagliato decisamente abbigliamento. Quasi.

Spiegaci in che cosa consisterà il restauro della torre dell’orologio.

Il restauro della torre serve a ridare l’identità visiva, non originaria perché è stata creata in un secondo momento, soprattutto del prospetto sulla piazza. I disegni che vediamo abbiamo motivo di credere che siano dello stesso autore della meridiana, che è uno dei Padri Scolopi quindi era un uomo dotto e famoso. Tutto il disegno è in proporzione armonica, quindi siamo riusciti a ricostruirlo, anche perché ci sono tracce abbastanza evidenti e lo riporteremo al suo antico splendore. Questa fase della torre dell’orologio corrisponde alla fase due. In un primo momento si costruisce la torre dell’orologio e lo si fa per presidiare la piazza del Sedile, quindi il potere civile che si manifesta nel luogo pubblico per eccellenza. In un secondo momento, dopo il terremoto, Francavilla si sta estendendo grazie agli Imperiali, il centro della vita urbana diventa la piazza del commercio, dei granai, delle fogge, e quindi anche la torre dell’orologio si rifà il maquillage sull’altro fronte, viene spostato l’orologio verso piazza Umberto. Ne abbiamo memoria fisica di questa trasformazione urbana, che sono i fronti dell’orologio da una parte e dall’altra, che si spera di recuperare.

Foto: Gabriele Fanelli

Quindi la vela è posteriore?

Si, infatti tutta quella struttura fu adeguata per poter sparare con i fucili dall’alto. È un’opera legata a un sacco di storie, come quando fu esposta la testa di Ciro Annicchiarico nella gabbia. È stato uno strumento di controllo del popolo dall’alto, stiamo parlando di una torre che è stata anche strumento di repressione.

Per quanto riguarda i tempi?

Non ci vuole moltissimo, non so come l’ufficio tecnico abbia organizzato l’appalto, ma in 5 mesi è bella che fatta, anche perché non ci sono problemi statici. Ci si può mettere anche meno, dico 5 mesi per tranquillità negli ultimi ritocchi. Mi piacerebbe anche riposizionare lo gnomone nella meridiana, cosa che possiamo fare. Chi ha disegnato la meridiana ha disegnato anche quella che si trova in via San Giovanni, ed è la testimonianza di un’atmosfera colta, di studio.

Foto: Gabriele Fanelli

Quindi a livello strutturale non ci sarà nulla? Ricordo che nel 1999 ci sono stati dei lavori.

Hanno fatto una fesseria, noi dovremo intervenire per mantenere la struttura così com’è. Lì sopra, per garantire che la vela non si ribalti, è stata fatta una trave a T enorme che ovviamente sta all’esterno, quindi prende acqua, si possono ossidare i ferri, quindi noi dobbiamo proteggere gli interventi di risanamento. Poi a parte qualche piccola lesione non c’è nulla. Sta bene.

Oltre al tuo lavoro e quello dell’architetto Valeria Curto, ci sono scuole che hanno collaborato.

Si, abbiamo fatto con la I C e la I F della Bilotta un progetto che si chiamava “TIME”, l’idea era di fare un mini corso sui beni culturali. Abbiamo scelto la torre dell’orologio, i ragazzi sono venuti, hanno prodotto la documentazione fotografica, hanno fatto proposte di restauro, abbiamo fatto sopralluoghi. Un sacco di persone hanno prestato manodopera e conoscenze. Alla fine io e Valeria abbiamo creato un progetto definitivo, che abbiamo mandato in Soprintendenza e ce l’hanno approvato.

Leggevo che anche i ragazzi dell’ITIS Fermi potranno dare una mano sugli ingranaggi dell’orologio.

È un’idea che ancora non ha preso corpo. Abbiamo la macchina dell’orologio del 1800, non ricordo bene l’anno perché hanno rubato la targhetta con la data. Qual è la storia? C’era l’orologio da quella parte (piazza Dante) e l’orologio da questa parte (piazza Umberto). Da quella parte è rimasta la corsa per le funi, le macchine degli orologi sono complicatissime, calcoli infiniti. L’idea era quella di far rifunzionare la vecchia macchina che ancora abbiamo, fare magari un PON con il Fermi e un Mastro orologiaio e i pezzi vengono forgiati all’interno dell’istituto. Sarebbe il massimo. Adesso è un pio desiderio.

Ma le campane hanno mai funzionato? E funzioneranno?

Hanno funzionato, adesso non sono molto sicure e noi non interverremo. Si potrà fare in futuro, ma bisognerà mettere in sicurezza la vela, è un lavoro più costoso. Erano campane che battevano a martello e non a distesa, quindi il problema della stabilità se lo sono posti all’origine. Si tratterebbe di ripristinare il castelletto per farle lavorare a battente. Si può fare.

Da quanto tempo non funzionano?

Basta chiedere a qualcuno qui in piazza (ride).

Lo faremo, certo che lo faremo. Questa piazza negli ultimi venti anni almeno ha subito notevoli cambiamenti, tra scavi archeologici sotterrati e altro. Il restauro di questa torre può essere un simbolo sociale?

Assolutamente! È un elemento identitario ed è giusto e necessario che sia restituito alla comunità. Ci si riconosce in queste strutture, è la foto da cartolina che si fa per mandarla agli amici. È una parte fondamentale dell’immagine della città.

 

 

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