Franco Solazzo, il crooner francavillese

Tutti lo conoscono come sindacalista, ma Franco Solazzo in gioventù è stato un apprezzato interprete di musica leggera. Ecco la sua storia, "cantata" dallo stesso Franco, che racconta una Francavilla che amava pensare in grande

Entro a casa di Franco Solazzo un pomeriggio di febbraio, fuori c’è l’aria pulita della tramontana e il sole al tramonto entra fortissimo dalla finestra al quarto piano. Da qui si vede tutta Francavilla.

Sul tavolo del soggiorno c’è una tovaglia che sembra antica e sulla tovaglia un malloppo di ricordi: due dischi, tante foto, plance di serate canore degli anni ’60 e giornali, tutti accomunati da una caratteristica: il volto e il nome di Franco sono ovunque.

Chiudiamo la tenda per filtrare un po’ il sole, cerco l’inquadratura, accendo il microfono e partiamo.

In realtà, Franco è mio zio e i suoi racconti mi sono più che familiari, li ascolto da quando ho memoria. Penso di averlo ascoltato cantare già quando mia madre era incinta. I pranzi domenicali erano scanditi dalla sua voce da basso che raccontava ricordi di gioventù e grandi e piccole battaglie sindacali, perché Franco è stato anche un bravo e stimato sindacalista (ma questa è un’altra storia, che prima o poi racconteremo).

Quasi non gli faccio domande, sappiamo già tutto, la sua voce è un balsamo che mi fa ritornare bambino. Nelle sue parole rivedo i racconti di mia madre, quelli di mia nonna e di mia zia Caterina: le fiumane di ragazze che lo hanno voluto, l’Italia negli anni del boom economico, le canzoni che erano poesie, Mina a Francavilla e il Festival del Sud, un festival di provincia ma con uno slancio nazionale.

Franco, zio Franco, mi dice che quella cosa, quella voglia di avere un orizzonte più grande, a Francavilla manca da troppo tempo. E come dargli torto? Poi guarda Caterina e con fare da crooner navigato ricomincia a cantare “Catarì” e “I sing ammore”.

Franco Solazzo vince il Festival del Sud – Francavilla Fontana, 1966.
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