Chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltare Davide Tomaselli esibirsi in concerto, o anche soltanto fra amici con chitarra e voce, non ha mai tentennato nel riconoscergli ciò che in lui era esuberante: il talento. A un anno dalla sua scomparsa proviamo a raccontare la figura artistica di Davide con l’aiuto di due amici, Alessandro Garramone e Sandro Palazzo dei The Klaudia Call, che con lui hanno condiviso adolescenza, ascolti, ambizioni e buona parte del percorso musicale. Sapendo quanto sia tuttavia complicato e non privo di trappole retoriche rendere a parole la storia e il carisma di un musicista che è stato anche un compagno di vita.

Raccontiamo le cose per bene, partiamo dall’inizio: come avete conosciuto Davide Tomaselli?

(Garramone) Ho conosciuto Davide all’Oria Rock, un festival che negli anni Novanta ha provato a portare sul palco le band pugliesi emergenti. Era il 30 aprile del 1994, la prima edizione. In quella occasione si esibirono due gruppi francavillesi, quello in cui suonavo la batteria, i Nervous Breakdown, e i Next Step. L’anno successivo alcuni di noi dovevano affrontare gli esami di maturità ed era difficile anche solo provare per il concerto della seconda edizione di Oria Rock. Usciti dalla sala prove, all’epoca negli scantinati del primo circolo vicino alla Chiesa Madre, spesso si andava al viale e lì incontravamo Davide con l’amico comune Aldo Distante, che da poco aveva cominciato a suonare il basso. Frequentando Davide è nata un’amicizia fortissima.

(Palazzo) Ho conosciuto Davide perché compagno di classe al Commerciale: impossibile non legare, eravamo entrambi ossessionati dalla musica. Avevo già fatto qualche piccola esperienza in band formate da ragazzi più grandi, come chitarrista. Davide scriveva già le sue canzoni, mentre io iniziavo appena allora a scrivere le mie. Cominciammo a vederci di pomeriggio a casa, suonavamo le nostre cose e alcune cover, sino a collaborare per un breve periodo nel primo nucleo dei Lova, allora Loveless. Quell’estate del 1995 provammo tanto e infine ci esibimmo proprio in quella seconda edizione dell’Oria Rock, con Aldo e il batterista Marcello, che in realtà non aveva ancora la batteria e si andava a provare a casa di un’altro amico, Umberto, che ce la prestava. Poi con Davide ci siamo divisi in band diverse, io con i Lova e lui con il progetto Pneuma: avevamo personalità forti e desideravamo fare le nostre canzoni e trovare ciascuno la propria strada. Qualcuno ha cercato di metterci ancora insieme con una super coverband di Lucio Battisti, ma il progetto non andò in porto. Su un terreno neutro sicuro si poteva ragionare. Nonostante l’amicizia, sul fondo restava una rivalità sana fra band. Alla sera poi si stava spesso insieme, “dietro al pub” Zodiaco alla stazione, e l’influenza musicale era naturalmente reciproca: acquistavamo le stesse attrezzature, registravamo nello stesso studio, da Nanni Surace a Brindisi, condividevamo le nostre ambizioni.

Davide vi ha mai raccontato del suo primo approccio alla musica?

(Garramone) Sin da piccolo Davide è stato immerso nella musica, grazie alla sua famiglia. Non è un caso che anche i suoi fratelli siano appassionati musicisti e autori. In casa c’era una tastiera a sua disposizione ed ha avuto sempre confidenza e curiosità verso gli strumenti…

(Palazzo) … Attitudine che ha sempre mantenuto: Davide studiava molto anche suoni ed effetti, possedeva una grande conoscenza tecnica di strumenti e apparecchiature musicali, è sempre stato un amico molto esperto e attento a cui chiedere consigli.
Ci accomunava la prima passione per i cantautori italiani, De Gregori, Battisti, De André. A lui piaceva un sacco Alberto Fortis. Erano i primi anni Novanta e Davide si appassionò ai Guns’n’Roses e poi ai Pearl Jam di Eddie Vedder, mentre esplodeva una certa rivalità con chi, come me, ascoltava i Nirvana.

Davide Tomaselli al Festival YeahJaSi! 2012, San Vito dei Normanni (BR) – foto di Monica Romano

Quindi gli inizi con un suo progetto e un gruppo a sostenerlo…

(Garramone) Il primo demo omonimo degli Pneuma di Davide, con me alla batteria e Aldo al basso, è datato 1997. Ricordo ancora la musicassetta con la copertina gialla e un segno grafico per lungo. Le tracce erano molto lunghe, ci veniva difficile fare sintesi: da quel punto di vista non c’era ancora una maturità stilistica, sebbene le doti di musicista e cantante di Davide fossero già molto evidenti. Le influenze era tante, soprattutto il grunge, ma questa era solo una parte di tutto quello che ascoltavamo.

(Palazzo) Il grunge per noi è stato come il punk nel ’77: era chiaro a tutti che stavamo vivendo un momento di grande cambiamento della scena musicale internazionale. Ma gli ascolti, più lenti e profondi rispetto alla velocità degli attuali, erano tanti: capitava di leggere riviste specializzate e innamorarsi di Tom Waits o di Neil Young. Ecco, ad esempio Davide ha apprezzato anche molto Neil Young, già dai tempi delle superiori.

(Garramone) A proposito degli ascolti e delle influenze, bisogna però aggiungere che, nonostante il suo cantante preferito in quel momento fosse Eddie Vedder, nessuno allora e in seguito ha mai potuto dire che Davide imitasse qualcuno: il suo talento era già cristallino e molto autonomo.

L’appartamento della famiglia di Davide era distante poche decine di metri in linea d’aria da quello dei miei, e la finestra della mia stanza dava verso il suo balcone. Durante gli anni del liceo, al pomeriggio, capitava spesso di sentire Davide provare canzoni, esercitarsi con le intonazioni. Talento sì, ma anche tanta pratica e disciplina.

(Garramone) I familiari di Davide erano spesso a lavoro e lui aveva la possibilità di suonare liberamente. Non le conto le giornate che abbiamo passato a casa sua a provare. La sua passione per la musica era straripante e totalizzante: bisognava scrivere, scrivere e ancora scrivere per migliorarsi. In quel periodo avevamo anche difficoltà a trovare una sala prove, quindi dovevamo adattarci in casa o nelle villette di campagna.

(Palazzo) Fra tutti noi, Davide era sicuramente il più disciplinato, suonava davvero molto. La sua sembrava quasi una dipendenza dalla musica.

 

Dopo quel primo album degli Pneuma cosa accadde?

(Garramone) Producemmo un altro demo sotto il nome di Dolho. Davide aveva scritto cinque canzoni molto belle, alcune con un taglio più radiofonico. A me sembrava che si fosse un po’ snaturato nel voler accondiscendere a un gusto più immediato e pop. Preparò moltissime copie del demo e le inviò a case discografiche, riviste musicali, critici ed esperti. Ma intanto non accadeva nulla, nessuna telefonata, nessuna risposta, e Davide era un tipo molto impaziente. In quel demo c’era anche La canzone della strada che cominciava con “Odore di focacceria / mi sento troppo a casa…”: un pezzo molto personale e intimo che raccontava anche del rapporto difficilissimo con Francavilla. Questo sentirsi fuori luogo e le mancate risposte ai suoi demo lo portarono via dalla città.

(Palazzo) A fine anni Novanta Davide si spostò in altre città, Bologna e Milano, anche per brevi periodi. Ci raccontò di aver provato ad attirare l’attenzione della produttrice Caterina Caselli, suonando sotto il palazzo del suo studio. Nei primi anni Duemila si stabilì definitivamente a Perugia. La distanza non ci ha impedito di mantenere uno scambio continuo. Davide è stato sempre molto più “musicista” di me, un grande orecchio, glielo invidiavo. Io ero più urgente, più immediato. Scrivevamo dei testi molto diversi, anche nei modi: lui si arrovellava spesso sui versi, cercava la perfezione, mentre io sostenevo l’idea di fermare le parole nel momento in cui l’idea viene catturata, altrimenti diventa pensiero, ragionamento. Ne discutevamo spesso, ma le nostre opinioni sono rimaste sempre divergenti. Resta il fatto che sia stato pienamente capace di rendere in modo efficace le sue tematiche, sempre intensamente personali, da grande romantico quale era. È stato sempre un autore di grande classe e questo potrebbe essere il filo comune che lega tutta la sua produzione.

Davide Tomaselli al Festival YeahJaSi! 2012, San Vito dei Normanni (BR) – foto di Monica Romano

A Perugia Davide ha provato a fare della sua passione di musicista una professione. Intanto aveva trovato un posto da operatore sociale.

(Palazzo) Sai cosa ha fregato la nostra generazione? Noi siamo stati gli ultimi a crescere col mito rock che facendo la tua musica e con una giusta dose di talento e gavetta avresti potuto vivere da musicista. Per noi era quasi scontato che il primo a spiccare il volo in questa direzione sarebbe stato Davide.

(Garramone) I primi anni a Perugia sono stati molto prolifici, anche grazie a una certa stabilità lavorativa. Apprezzava il suo lavoro di operatore sociale, per cui è necessaria una certa empatia e umanità. Per qualche tempo ha lavorato in una struttura che accoglieva minori con problemi di autismo e ne era entusiasta. Questo lavoro lo stimolava. Intanto suonava davvero molto e, dopo il mio trasferimento a Roma, mi invitava continuamente lì a Perugia per tornare a provare insieme: ogni volta che avevo un paio di giorni liberi lo raggiungevo oppure era lui a farmi visita a Roma.

Anche le influenze e i vostri ascolti si sono arricchiti?

(Garramone) La disponibilità di internet ci ha permesso di ascoltare tanta musica nuova. Davide rimase estasiato dalla discografia di Nick Cave, amava Joan As Police Woman e Nick Drake. Spesso era a Roma per concerti.

(Palazzo) E poi ancora Elliot Smith, Jeff Buckley, Mark Linkous degli Sparklehorse, Mark Lanegan. Gli ascolti si erano centuplicati.

Davide Tomaselli al Festival YeahJaSi! 2012, San Vito dei Normanni (BR) – foto di Monica Romano

Questa apertura ha avuto effetti sul suo gusto compositivo?

(Garramone) Dal punto di vista della struttura delle canzone, l’evoluzione è stata notevole e ha confermato il suo talento. Aveva una grande spontaneità nel comporre musica e cercare soluzioni melodiche e armoniche anche complesse che però nelle sue mani risultavano così naturali. Lo si può ascoltare nel suo disco del 2010, Genesi di un mattone. Restava però il suo perfezionismo: a volte abbassava le saracinesche su melodie molto riuscite, soltanto perché non riusciva a trovare un testo adatto. Per questo i testi di due o tre canzoni di quell’album sono stati scritti da me e Davide a quattro mani, anche con miei pochi suggerimenti.

Intanto Davide continuava a coltivare il suo progetto di fare il musicista. Mancava un’occasione vera, un pizzico di fortuna, ma questo non ha mai tolto davvero nulla al suo valore artistico.

(Garramone) Aveva messo su una sua band per proporre in giro le sue canzoni. I live di Davide erano molto più potenti di quanto possa rendere qualunque registrazione. Ero innamorato della sua musica, vederlo suonare mi dava benessere. Spesso è stato contattato da sedicenti discografici che poi si sono rivelati tutti venditori di fumo. Ha mandato molto materiale in giro, ma per me l’unica cosa che non ha mandato in giro come avrebbe dovuto è stato proprio se stesso. Un peccato, trasmetteva tantissimo anche soltanto con chitarra e voce.

(Palazzo) Davide sentiva il bisogno di avere una band che lo accompagnasse e sostenesse musicalmente. Ma era un grande solista e anche un bravo cantante. Proprio quell’album del 2010 racconta della sua maturità di interprete: lì ci sono linee vocali molto articolate e complesse.

Dopo il 2010 cosa è accaduto?

(Palazzo) Nel 2012 era già venuta meno la stabilità lavorativa e quell’estate tornò a Francavilla. Accompagnò per alcune date il progetto di Questi Sconosciuti e l’anno successivo la reunion dei Lova, ma la difficoltà professionale turbava anche la sua produzione artistica. È stato un periodo difficile che lo ha frenato, nonostante la sua passione, forse anche per l’amarezza dei tentativi di carriera artistica andati a vuoto.

(Garramone) Nonostante tutto Davide ha continuato a scrivere. Nel 2017 ha pubblicato su Youtube e altre piattaforme digitali Respira, un ep con le sue ultime canzoni. L’ultima produzione è un passo ulteriore nella direzione della maturità stilistica, anche nei testi più adulti.

Davide è stato un musicista molto ispirato. Un’ispirazione che gli veniva dalla passione. Ma anche un artista contaminante e coinvolgente. Sono diversi i ragazzi più giovani che sono venuti a contatto con lui e ne hanno tratto esempio.

(Palazzo) Se devo descrivere Davide artista con un aggettivo, penso subito al suo essere raffinato. Aveva gran classe, Davide. Anche negli atteggiamenti, con la sua gentilezza. La sua musica è stata gentile. Ha avuto pochi riconoscimenti, molti meno di quanti ne meritasse, e so che lo viveva come un’ingiustizia. E poi sì, è vero, Davide possedeva carisma, standogli accanto sentivi che aveva qualcosa in più. anche per questo ha esercitato una positiva influenza musicale su molti.

(Garramone) Per me è difficile staccare la figura di Davide da quella dell’amico, certo però che da artista è stato anche per me di grande ispirazione. È grazie alla sua vicinanza se anch’io ho cominciato a scrivere canzoni. Davide era sempre incoraggiante e propositivo, aveva la capacità di trasmettere in modo efficace le sue indicazioni sul modo di scrivere e comporre musica.

Pensate ci sia una canzone che rappresenti il percorso artistico di Davide meglio di tutte?

(Palazzo e Garramone) Senza dubbio Valzerino. Valzerino era LA canzone di Davide, un pezzo registrato alla fine degli anni Novanta su un quattro piste a cassetta e che lo ha accompagnato negli anni. Davide lo ha inciso in più versioni e arrangiamenti alla ricerca della perfezione, come al suo solito.

Vero, questa canzone dovrebbero ascoltarla proprio tutti. La pubblichiamo qui, sperando che accada.

Davide Tomaselli – Valzerino

 

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