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L'ex lazzaretto di Francavilla, sulla via per San Marzano. Foto: Gabriele Fanelli

Il colera, terribile morbo apparso tra il dicembre del 1910 e il gennaio del 1911, obbligò il Comune di Francavilla Fontana a sostenere spese rilevanti e, soprattutto, a dover fronteggiare situazioni inedite per la città.
Nel testo che segue, a cura dello storico francavillese Alessandro Rodia, è possibile cogliere numerose analogie con la pandemia in corso: ringraziamo Sandro per il prezioso e illuminante contributo.

Il 13 febbraio 1911 in Consiglio comunale fu discussa l’interpellanza presentata dal consigliere Iurlaro Generoso su «Relazione sui conti delle spese sostenute durante l’epidemia colerica». Il sindaco comunicò che da più giorni aveva presentato alla giunta i conti che si accingevano a esaminare e giudicare. Iurlaro ci tenne a precisare che l’interpellanza non nasceva dal venir meno la sua fiducia verso il sindaco, ma solo perché la pubblica discussione avrebbe fatto tacere quella malevola insinuazione che non manca anche quando si opera per il bene. 

L’assessore per l’igiene, Luca Di Castri, relazionò: «Tutti i municipi in Italia hanno dovuto in un periodo d’impreparazione vincere gli ostacoli di finanze esauste, combattere inveterati pregiudizi, saper vincere la naturale repulsione dell’uomo a subire trattamenti di profilassi in luogo diverso della propria casa e lontano dai suoi. Il consiglio comunale con nobile slancio di umanità, memore della infausta epidemia del 1886, volle si provvedesse alla tutela della pubblica salute stanziando, oltre ai sussidi del governo, la somma di lire 5mila.

Sprovvisti di locali per lazzaretto ed isolamento, con celerità fulminea, si ricorse alle casine dei signori Forleo e Barbaro, non badando a sacrifici pecuniari. Fu necessità per misure d’igiene provvedere ad un secondo imbianchimento degli immobili municipali e di quelli in fitto. Dovemmo provvederci di medicinali e di disinfettanti. A corto di pompe per disinfezione se ne fece acquisto, assumendo in pari tempo personale straordinario, sia per il servizio di disinfezione, sia per quello di sorveglianza e sia finalmente per un servizio di supplenza all’ufficiale sanitario. Di tutto si ha riscontro nell’elenco delle spese che la giunta approvò.

Mentre con una serie di provvedimenti si tendeva a combattere il terribile morbo e mentre su per le Gazzette d’Italia correvano ad aumentare le diffidenze, le scientifiche discussioni sul bacillo virgola, bacillo Koch e bacillo di colera e simili, e quando si credeva con ragione di essere rimasti immuni dal morbo ecco destarsi grave panico per la improvvisa constatazione di casi di colera. Ogni diffidenza trova la sua pietra sepolcrale nella scienza. Dolorosamente si vennero dei casi di colera. I più increduli cederono allorquando per la immatura morte di una brava madre di famiglia ed una sposa intemerata non vi fu più luogo o sospetto e tutti cominciarono a preoccuparsi dell’epidemia colerica che ci aveva assaliti. Ai morti tutti corra il nostro reverente saluto anche perché tra essi fu vittima la compianta sorella del nostro collega Galiano Michele.

Il bilancio comunale era esausto, le nostre risorse non potevano bastare ed invocammo l’opera del governo del Re che non rimase inerte. Tutte le autorità politiche con amore s’interessarono vivamente della nostra popolazione. Le cifre sono aride come arida è la scienza. Si trattò di mettere su locali d’isolamento e lazzaretto, si trattò pure di provvedere non solo alla parte dei colpiti di colera, ma pure a quella delle rispettive famiglie per l’isolamento. L’opera non è sprovvista di difetti e questi son dovuti alla impreparazione che non fu solo del municipio di Francavilla ma dell’Italia tutta. Non v’è chi non sappia che il sindaco e gli assessori Galiano, Di Castri, Di Pietrangelo, di notte e di giorno, senza preoccupazioni di sorta, hanno di persona sorvegliato e diretto tutti i servizi, accedendo in tutte le case dei colpiti dal morbo crudele, avendo sempre per loro parole di conforto e provvedendo a che nulla mancasse per salvarli.

Tutti hanno adempiuto al loro dovere, dall’ufficiale sanitario al corpo della guardia municipale che mi furono compagni anche nelle notturne peregrinazioni. L’opera compiuta da tutte le autorità è un atto di solidarietà umana sì, ma esprime pure il sentimento nobile d’italianità che nell’avversa fortuna risorge e giganteggia da un capo all’altro delle nostra penisola». Il consigliere Iurlaro si dichiarò soddisfatto ed il consigliere Luigi Andriani propose di distribuire fra gli agenti municipali la somma di lire 500, quale attestato di gratitudine per il servizio straordinario compiuto nell’epidemia colerica.

 

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