chiesa altare sedie
Foto: Gabriele Fanelli

Anche con navigatore alla mano, la cappella del Milord è difficile da trovare. E, soprattutto, da ritrovare. Sebbene abbia una facciata classica, riconoscibilissima, è come se si mimetizzasse tra le altre case di via Giuseppe Di Summa. Anche il duplice numero civico (dodici e ventidue) contribuisce ad aumentare i dubbi in merito alla sua ubicazione precisa.

Una volta arrivati, notiamo subito che la facciata della chiesetta presenta un timpano triangolare e un solo ingresso al centro; sopra il portone c’è un’epigrafe. Entrando, subito sulla destra, troviamo una piccola acquasantiera in pietra grigia; poco più avanti c’è una nicchia in legno verde che contiene una Madonna di Pompei in cartapesta.

vetrina verde statua cartapesta
Foto: Gabriele Fanelli

Di fronte, sul lato sinistro della chiesetta, c’è un quadro che raffigura la Madonna della Fontana. La grazia, in questo luogo apparentemente dimenticato, si annida nei dettagli, nell’armonia con cui i vari oggetti sono disposti nello spazio.

soffitto lampada navata
Foto: Gabriele Fanelli

Più avanti, oltre alla balaustra di marmo rialzata, c’è un altare unico con tabernacolo, sopra il quale si staglia un meraviglioso dipinto raffigurante l’Immacolata (risalente al 1899), alla quale la cappella è dedicata. In cima al quadro, una scritta riporta l’anno di costruzione: 1822. Alla sinistra dell’altare c’è una porticina che conduce ad un’angusta sagrestia, dalla quale (solo in teoria) si può accedere al campanile.

porta tenda sagrestia
Foto: Gabriele Fanelli

Le cose si complicano quando si tratta di reperire informazioni sulla storia della chiesetta; le uniche notizie recuperate provengono dal Calendario Franchiddesi del 2011: “La cappella dedicata alla Beata Vergine Immacolata, conosciuta dai francavillesi come la cappèdda ti lu milordu, mmeru a llu Critàzzu, fu fatta costruire da Francesco Paolo Sarli, fabbricante e commerciante di felpa, che ebbe il nomignolo di «Milord» dalla ricercatezza e dal lusso dei suoi costumi; indossava sempre il gilet.” Il Calendario Franchiddesi contiene inoltre vari cenni alle vicissitudini legate alla costruzione della cappella e un elenco degli oggetti che costituivano il corredo originario.

sagrestia catena campanile
Foto: Gabriele Fanelli

Un altro riferimento al personaggio del Milord è presente nel secondo volume della “Storia di Francavilla” di Pietro Palumbo, ma non è chiaro se la “chiesetta” di cui parla è proprio la cappella del Milord: ”Ultima traccia del pietismo del tempo fu la fondazione della chiesetta dell’Immacolata, avvenuta nel 1821 nella contrada Cretazzo per opera di Francesco di Paola Sarli, il quale per la sua opulenza, venuta non si sapeva donde, era chiamato ‘Milord’.”

Durante uno dei sopralluoghi esplorativi alla chiesetta ho conosciuto i coniugi Graziella e Pierino Vecchio, che da quasi quindici anni si occupano della manutenzione ordinaria.

Foto: Gabriele Fanelli

In passato non è sempre stata chiusa, anzi: celebravano la messa ogni domenica i fratelli Candita, due sacerdoti dei Padri Liguorini che abitavano lì vicino. Nei primi anni Duemila, quando morirono entrambi, si decise di chiuderla.

Graziella e Pierino hanno ricevuto la chiave dalla signora che si occupava della cappella prima di loro – di cui non ricordano il nome, ma solo che faceva l’orologiaia.

sagrestia calendario 1999
Foto: Gabriele Fanelli

Chiamate a raccolta altre signore che frequentavano la chiesetta, hanno deciso di pulire e sistemare per quel che era possibile. In un secondo momento, hanno chiesto al parroco dell’Immacolata – il quale ha potere decisionale su ogni questione inerente alla cappella – se fosse possibile tenerla aperta quotidianamente: ha accolto la loro richiesta e da allora non hanno più smesso di occuparsene.

Dopo il nostro primo incontro, Graziella e Pierino accettano di rivedermi per parlare più nel dettaglio della cappella del Milord.

Mi accolgono nella loro casa che è a due passi da lì, e con loro c’è la signora Mimina, una loro parente che saltuariamente li aiuta con la manutenzione. Li interrogo subito sull’origine del nome della chiesetta: “Si chiama ‘del Milord’ perché era di un signore inglese ricco che vendeva tessuti, e fece costruire sia la chiesa che la casa dove abito io” dice Mimina. Pierino aggiunge che “La discendenza di questo blocco formato da ‘sto palazzo e dalla chiesa era lu Milord. Ed è rimasto il nome del milord a via delle Concerie. Hanno iniziato a costruirla alla fine del Settecento: se guardi bene, sopra alla Chiesa, sta scritto 1821.”

I coniugi Vecchio si occupano della mera conservazione della cappella del Milord, ossia delle pulizie e del pagamento delle utenze. Un lavoro a tempo pieno, ma per loro questo non rappresenta un problema: sono altre le difficoltà che ciclicamente si ripresentano. “Ho fatto rifare tutto l’altare di sotto, tutto ben fatto, tutto giù… E intanto son venuti pure a lamentarsi. Ma brutti! Noi paghiamo la luce, le bollette, insieme ad una signora che mi aiuta anche con le pulizie” dice Graziella.

candele luci chiesa
Foto: Gabriele Fanelli

Quando chiedo loro se il vescovo è mai stato lì, Graziella aggiunge: “Venne il monsignore una sera e vidi che stava guardando la scritta sopra all’altare. Con una scusa mi avvicinai e dissi ‘Monsignore, mi dite che sta scritto là?’. Feci finta che non sapevo niente. E allora lui mi disse che quella era la data quando era stata costruita… Però di fare qualcosa, di sistemarla, non ne parlò. Quando gli chiesi che cosa si poteva fare per la chiesa, non mi dette ascolto: non disse di no, non rispose proprio alla mia domanda. Che ti devono fare? Guarda come sta l’Immacolata…”. Pierino prende la parola: “Ci sta la chiesa dell’Immacolata, che sono due o tre mesi che sta così da quando si è staccato un pezzo della cupola, e il vescovo non vuole intervenire. La gente che va dà poco; per rifare una cosa del genere, bisogna considerare che ci vuole tanto lavoro! Il sacerdote è venuto da poco, ma ha già fatto molto; il vescovo dice di andare dai confratelli, ma i confratelli mica possono dare diecimila euro a testa! Uè vescovo, ve’, ca ccè stamu a Roma?”. Nonostante il vescovo non voglia adoperarsi per la ristrutturazione della chiesa, fortunatamente ha assicurato che non c’è il rischio che venga chiusa. Almeno per ora.

pierino chiude il portone
Foto: Gabriele Fanelli

Gli interrogativi che rimangono aperti sono numerosi, e Graziella, Pierino e Mimina li condividono con me. È giusto che venga loro impedito di avviare dei lavori di ristrutturazione, essendo gli unici che concretamente si occupano dalla chiesa da anni? E se la chiesa dovesse subire dei danni irreversibili per negligenza, cosa succederebbe? Di chi sarebbe la responsabilità?

Nonostante tutto, però, penso che ci sia un barlume di speranza: ad esempio, mi hanno raccontato che un gruppo nutrito di persone partecipa ogni anno al “maggio della Madonna”. A detta di Pierino, “c’è così tanta gente che si portano le sedie da casa!”.

Mi accomiato da Graziella, Pierino e Mimina, e tutto sommato sono ottimista su ciò che accadrà. “Noi teniamo duro! Questa chiesa non la facciamo chiudere! Noi, se ci danno o non ci danno, quello che possiamo fare lo facciamo”. È Graziella che, sull’uscio di casa, mi saluta così.



[Un ringraziamento va ad Alessandro Rodia per il prezioso aiuto nella ricerca delle fonti.]