Fascisti e militari del Regio Esercito alla stazione di Francavilla Fontana (foto su gentile concessione di Tony Carriere)

In questo secolo che sacrifica le idee e i valori sull’altare dei sondaggi, delle tendenze e del non-sapere, scrivere a proposito del 25 aprile rischia di diventare vana retorica. L’inquietante oblio che va, anno dopo anno, ingurgitando la storia dei nostri nonni che liberarono il Paese dalla barbarie fascista sembra essere un prodotto storico, piuttosto che un atteggiamento, inspiegabile, delle nuove generazioni. Chi erano quei giovani partigiani che piegavano erculei il vento e la terra, per dirla con Fenoglio? Cosa scatenò la rabbia di monarchici e comunisti, che si trovarono uniti sotto il nome di Resistenza? Forse sono queste le domande che abbiamo smesso di porci e che hanno bisogno di essere riformulate sullo sfondo della storia della nostra comunità francavillese. Per motivi che non starò qui a specificare, esiste una duplice percezione dei fatti storici. Da una parte, la storia nazionale appare tanto chiara nelle sue linee generali, quanto intangibile; dall’altra, la storia locale è un ammasso indistinto di erudizione sconnessa, spesso imprecisa e di “si dice che…”. In altre parole, tutti sappiamo che il 28 ottobre 1922 25mila camicie nere marciarono su Roma, ma in pochissimi sanno cosa accadde in quella stessa data a Francavilla.

In un saggio di grande valore (Vite Spezzate – Costantino Gargaro, storia di un’ingiustizia di stato, Locorotondo Editore 2013), Sandro Rodia racconta, con estrema cura dei particolari, la storia di Costantino Gargaro, confinato sull’isola Asinara con l’accusa d’aver commesso l’omicidio del giovane avanguardista Elio Galiano, avvenuto il 16 agosto 1925. All’interno del saggio, lo storico ripercorre gli anni precedenti l’omicidio di Galiano, descrivendo con grande precisione l’arrivo del fascismo a Francavilla.

Se ve lo state chiedendo, la risposta è «sì», il 28 ottobre 1922 a Francavilla accadde qualcosa di molto grave. Rodia (pp. 29 – 31) racconta che proprio quel giorno giunsero a Francavilla due squadre d’azione da Taranto, la Mastronuzzi e la Disperata, comandate dal farmacista Alfredo Ferrara. Il tentativo degli organi di polizia non ebbe alcun effetto e la spedizione punitiva contro i socialisti ebbe inizio. Roberto Argentina, Alfonso Attanasi, Salvatore Incalza, Giuseppe Longo, Antonio Carissimo: sono solo alcuni dei nomi degli squadristi francavillesi che si unirono alle squadre d’assalto venute da Taranto. Furono questi i criminali che «indicavano le persone e i luoghi da colpire», mentre i forestieri «colpivano i designati con schiaffi, pugni e bastonate». Dopo la violenza sommaria, seminata tra le vie cittadine, gli squadristi si diedero all’assalto della Lega Socialista che ospitava anche la Camera del Lavoro. Si passò, quindi, al saccheggio dei negozi delle botteghe appartenenti ai socialisti francavillesi. Tutto il bottino venne portato in piazza Umberto I e dato alle fiamme. Venne colpita la bottega del calzolaio Vincenzo Casalino, eletto consigliere provinciale tra le fila del partito socialista nel 1920; il bar di fianco alla chiesa dell’Immacolata, del socialista Cosimo Della Porta, venne completamente distrutto; altri socialisti si salvarono per intercessione di alcuni squadristi. Questo fu solo il preludio ad anni violenti, che culminarono nell’eccidio dei fratelli Chionna, episodio le cui dinamiche sono tutte da chiarire.

Fascisti e militari del Regio Esercito alla stazione di Francavilla Fontana (foto su gentile concessione di Tony Carriere)

Il 25 Aprile rappresenta la liberazione da tutto questo: dal pensiero unico, dalla prepotenza perpetrata con ogni mezzo, dalla divisione. Per questo si è deciso di proporre, in occasione di questa ricorrenza, il racconto di un episodio di violenza che coinvolse la nostra città: perché il fascismo portò l’odio e la divisione ovunque, anche a Francavilla. La Storia è fatta di eventi, cui possono seguire le commemorazioni. Ma è possibile arrivare alle seconde senza passare dai primi?